Nonostante in molti ritengano che l’assunzione di integratori possa in qualche modo sopperire alle carenze di una dieta non equilibrata o povera di sostanze essenziali (come quella moderna), gli scienziati, dopo parecchi anni di studi, hanno espresso parere opposto.

Vediamo di fare chiarezza su questo importante argomento con degli esperti: il professor Carlo Selmi, medico-ricercatore della Reumatologia e Immunologia Clinica in Humanitas, e la dottoressa Manuela Pastore, dietista di Humanitas.

Professor Selmi, quale ruolo hanno gli integratori vitaminici nella prevenzione delle malattie?

“In passato c’era chi attribuiva agli integratori di vitamine notevoli effetti benefici, spesso sopravvalutati, tra i quali la possibilità di prolungare la vita, di scongiurare le malattie cardiache e la perdita della memoria. Purtroppo non è così. Diversi studi americani, che per dodici anni hanno coinvolto circa 6000 medici e 450 mila persone, hanno dimostrato che l’assunzione quotidiana di un multivitaminico non ha offerto alcun beneficio per la prevenzione di quel tipo di malattie.

È un bene che siano state fatte queste ricerche per non rischiare danni all’organismo e un inutile spreco di denaro. Per fare un esempio, il betacarotene non dovrebbe essere utilizzato come supplemento, perché nelle persone sane non sortisce alcun effetto. Una vitamina che salverei è la vitamina D, che permette di raggiungere concreti risultati per la prevenzione di tumori e malattie cardiovascolari.”

Dottoressa Pastore, qual è il suo parere sulla reale efficacia delle vitamine?

“Non si tratta di scegliere se assumere le vitamine o meno. Il problema è quello di non abusarne senza una ragione, poiché qualunque sostanza, se non necessaria, diventa inutile o peggio ancora dannosa. Infatti, per esempio, le vitamine A, D, E, K sono liposolubili, cioè vengono veicolate alle cellule attraverso i grassi che circolano nel sangue e, se accumulate nel fegato e nel tessuto adiposo, possono causare dei danni, al contrario delle vitamine idrosolubili, il cui eccesso, pur causando un sovraccarico, può essere eliminato. Vi sono poi particolari condizioni patologiche in cui gli integratori vitaminici diventano pericolosi (ad esempio, disturbi renali ed epatici).

Invece, essi sono indicati per alcune categorie di persone, come per esempio gli anziani, poiché spesso la loro dieta è povera di micronutrienti (in particolare di vitamina D, calcio e ferro); anche per le donne in gravidanza potrebbe aumentare il fabbisogno giornaliero di proteine, calcio, ferro e acido folico.

Tralasciando, quindi, i rari casi in cui è stato accertato un reale deficit di vitamine, ritengo che la migliore strategia per ridimensionare l’utilizzo improprio degli integratori vitaminici si basi sulla consapevolezza dell’importanza di seguire una dieta varia ed equilibrata, che garantisce la dose ottimale di micronutrienti, e sulla corretta informazione sulle singole vitamine.”