La scabbia è una malattia infettiva della pelle provocata da un minuscolo acaro, il Sarcoptes scabiei variante hominis. Vive esclusivamente sull’essere umano e, lontano dal corpo, sopravvive poco. La femmina scava piccoli cunicoli negli strati superficiali della pelle e vi depone le uova, completando il suo ciclo in circa tre settimane.
Il problema principale non riguarda solo il parassita, ma anche la sua capacità di passare con facilità da una persona all’altra, cosa che favorisce la crescita dei casi. Negli ultimi anni se ne sta registrando un aumento, che in parte è legato anche alla minore risposta alla terapia classica a base di permetrina, conseguente alla resistenza dell’acaro.
Ne parliamo con la dottoressa Lucia Restano Cassulini, specialista in dermatologia pediatrica presso i centri medici Humanitas Medical Care.
Scabbia: i sintomi nei bambini
Nei bambini la scabbia può comparire in diverse zone del corpo. Il segnale più comune è il prurito che si intensifica nelle ore notturne. Sulla pelle compaiono piccole papule, spesso tra le dita delle mani e dei piedi, sui genitali, attorno all’ombelico, sotto le ascelle e vicino ai capezzoli. Sono aree in cui l’acaro riesce a muoversi più facilmente. Nei bambini che frequentano scuole, palestre o spazi molto condivisi, l’acaro può diffondersi e arrivare a coinvolgere tutta la famiglia.
Come si trasmette la scabbia?
Il contagio avviene quasi sempre tramite contatto diretto prolungato. Servono in genere almeno cinque minuti di pelle a pelle perché l’acaro si trasferisca. Non salta e non vola. Il passaggio tramite oggetti, lenzuola o vestiti è possibile, ma molto meno comune rispetto al contatto fisico vero e proprio. Ecco perché gli ambienti affollati rappresentano i luoghi in cui la scabbia trova più facilità nel diffondersi. Dopo l’esposizione, i sintomi non compaiono subito: il periodo necessario affinché il prurito si faccia sentire è di solito di tre settimane.
Come avviene la diagnosi di scabbia?
Il segnale che fa sospettare la scabbia è il prurito notturno che coinvolge più membri della stessa famiglia. In queste situazioni è opportuno rivolgersi al medico o al dermatologo, evitando il fai da te. Una diagnosi non corretta rischia di prolungare la presenza dell’acaro e di favorirne la diffusione. Una volta accertata la scabbia, il medico stabilisce quale trattamento è più opportuno, in base all’età del bambino e alle sue manifestazioni, e consiglia quali persone trattare. Non basta infatti occuparsi del solo bambino: anche i contatti stretti devono seguire la terapia, altrimenti il rischio di reinfestazione resta elevato.
Come si cura la scabbia?
Per molti anni la permetrina è stata considerata il principale trattamento. Negli ultimi tempi, però, sono emersi casi nei quali l’acaro reagisce meno alla sua azione. Per questo motivo si utilizza sempre più spesso l’ivermectina per via orale, somministrata in base al peso corporeo. Le compresse si assumono in un’unica giornata e il ciclo va ripetuto dopo una settimana; poiché anche l’ivermectina da sola spesso non basta, e non può essere utilizzata nei bambini di peso inferiore ai 15 kg, il dermatologo prescrive in genere anche un topico, come per esempio il benzoato di benzile, applicato sulla pelle in concentrazioni diverse per bambini e adulti, o galenici a base di zolfo. È necessario trattare anche chi vive nella stessa casa o frequenta molto da vicino il bambino, così da evitare continui passaggi dell’acaro. Alla terapia si affianca la gestione della biancheria, che va lavata ad alte temperature per ridurre il rischio di nuove infestazioni.