Il piede piatto è una condizione comune nei bambini e si caratterizza per un abbassamento della volta plantare che può variare da una forma leggera fino a un completo appiattimento. A questo si associa spesso un atteggiamento del calcagno verso l’esterno, chiamato valgismo del retropiede.
Nella maggior parte dei casi, soprattutto se il piede è flessibile e non doloroso, non è necessario alcun trattamento specifico. In presenza di dolore, rigidità o limitazioni funzionali, possono essere indicati trattamenti conservativi e, più raramente, può rendersi necessario un intervento chirurgico. Se infatti il piede non matura autonomamente entro i 13-14 anni, l’intervento potrebbe aiutare, ma se il piede è rigido e presenta altre disfunzioni tipo delle sinostosi che lo irrigidiscono ulteriormente, l’intervento chirurgico deve essere fatto prima.
Ne parliamo con il professor Nicola Portinaro, chirurgo ortopedico pediatrico presso Humanitas Medical Care Murat.
Cosa sono i piedi piatti?
Nei bambini piccoli il piede è naturalmente piatto e attraversa un percorso di crescita durante il quale la volta plantare si sviluppa con gradualità. Questo processo si completa in genere tra i 10 e i 12 anni, mentre fino agli 8-10 anni la situazione viene considerata normale.
Si distinguono due tipologie principali:
- piede piatto flessibile
- piede piatto rigido.
Il primo è più frequente e tende a modificarsi con il movimento, mentre il secondo presenta una struttura più rigida e meno adattabile.
Quali sono le cause dei piedi piatti?
Le cause possono essere diverse e variano a seconda della tipologia.
Nel piede piatto flessibile, uno sviluppo incompleto della volta plantare può derivare da anomalie congenite delle ossa del piede, da una ridotta forza dei muscoli che sostengono l’arco oppure da patologie neuromuscolari. Spesso questa forma si associa a lassità legamentosa, cioè una maggiore elasticità dei legamenti.
Il piede piatto rigido, invece, è spesso legato a una malformazione chiamata coalizione tarsale. In questo caso alcune ossa del piede risultano unite tra loro, limitano il movimento e rendono la struttura più rigida. Questa situazione è più spesso associata alla comparsa di dolore, soprattutto durante l’attività fisica.
Piedi piatti: gli esami per la diagnosi
Quando si nota un appiattimento della volta plantare o una posizione anomala del tallone è opportuno rivolgersi a uno specialista ortopedico pediatrico. La valutazione clinica permette di distinguere tra piede piatto flessibile e rigido.
Durante la visita, viene osservato il comportamento del piede sia in posizione eretta sia durante semplici movimenti, come sollevarsi sulle punte dei piedi. Se l’arco plantare ricompare si è di fronte a una forma flessibile. Se invece rimane assente o è presente dolore, possono essere richiesti esami di approfondimento come radiografie, risonanza magnetica o TAC, utili per analizzare la struttura ossea in modo più dettagliato.
Piedi piatti: quando sono necessari i plantari?
L’utilizzo dei plantari rientra tra le opzioni non chirurgiche e viene valutato caso per caso. Quando il piede piatto non provoca dolore, spesso non è necessario intervenire. Se invece compaiono sintomi, i plantari possono essere suggeriti per sostenere la volta plantare. Il loro ruolo è legato soprattutto al favorire una corretta maturazione delle ossa del piede, contribuendo a modellarne i rapporti reciproci durante la crescita.
In alcune situazioni, come la retrazione del tendine d’Achille, una soletta più rigida può aiutare ad allungare il tendine durante il cammino e a ridurre il dolore.
Accanto ai plantari, possono essere proposte anche scarpe con un supporto strutturale più stabile e percorsi di fisioterapia, soprattutto nei bambini che praticano attività sportive con corsa frequente.
Piedi piatti: quando è necessario l’intervento?
La chirurgia è rara e viene presa in considerazione solo dopo i 10-12 anni, quando il piede ha raggiunto una maggiore maturità. La decisione non è automatica, ma deriva da una valutazione attenta di diversi elementi.
Si valuta la presenza di dolore legato all’appoggio del piede e l’eventuale alterazione della struttura ossea osservata attraverso gli esami radiologici. Quando la volta plantare non presenta una conformazione corretta o le ossa non sono ben allineate tra loro, l’intervento può diventare un’opzione.
La scelta chirurgica richiede quindi un’analisi approfondita e ha l’obiettivo di correggere la struttura del piede e migliorare la funzione durante il cammino e le attività quotidiane.