Mammografia ed ecografia, lo screening perfetto quando il seno è più a rischio

Che il tumore alla mammella sia la patologia oncologica che più colpisce le donne è un fatto risaputo da tempo. Ma non deve destare preoccupazione il dato che negli ultimi anni le diagnosi di questa malattia siano sensibilmente più numerose: la sua incidenza, dicono gli studi più attenti, non sembra essere aumentata in modo significativo negli ultimi 100 anni e l’incremento che viene registrato è dovuto in primo luogo al fatto che i medici hanno oggi a disposizione macchine diagnostiche più performanti, in grado di riconoscere forme tumorali che in passato restavano nascoste, ma anche per l’incremento della vita media, soprattutto femminile.

L’aumento delle diagnosi è dovuto inoltre al fatto che oggi nelle donne, soprattutto nelle fasce più giovani, c’è maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione del tumore al seno. Un discorso a parte, infine, è quello che riguarda questi ultimi mesi, in cui l’incremento di diagnosi effettivamente registrato è dovuto al fatto che si stanno “recuperando” i controlli che non si sono potute eseguire nei due anni precedenti causa COVID19.

Parliamo di prevenzione e strumenti per attuarla con il dottor Giovanni Carbognin, medico radiosenologo che svolge la sua attività presso il Centro Medico Humanitas Medical Care di via Camozzi a Bergamo, in Humanitas Gavazzeni nell’equipe della Breast Unit diretta dal dott. Massimo Grassi dedicata al trattamento del tumore al seno, così da garantire continuità nel percorso di diagnosi e cura delle pazienti.

Dottor Carbognin quali sono le donne che, più di tutte, devono prestare attenzione all’aspetto preventivo in relazione al tumore della mammella?

«Bisogna tenere conto soprattutto di due elementi fondamentali. Il primo è quello della familiarità, perché se una donna ha avuto un parente di primo grado (mamma, papà, sorella o zia) con tumore, soprattutto in età giovane/fertile (< 50 aa), può essere più a rischio rispetto a chi non ha avuto parenti con malattie. L’altro elemento è dato dalle caratteristiche del seno».

In quale modo possono influire le caratteristiche del seno?

«Il seno è composto da quattro elementi principali: la ghiandola vera e propria, che è la parte in cui si forma il latte; i dotti, che conducono il latte dalla ghiandola al capezzolo; il tessuto di sostegno, che è un tessuto fibroso; il grasso. Questi elementi rappresentano una sorta di carta d’identità di ciascuna donna. Se prendiamo i due estremi, cioè da una parte un seno DENSO in cui c’è tantissima ghiandola, dotti e tessuti di sostegno e dall’altra un seno NON DENSO e completamente adiposo possiamo dire che nel secondo caso c’è un minor rischio di sviluppare un tumore, soprattutto nel caso in cui non ci sia nemmeno familiarità».

Come si può capire a quale categoria si appartiene, qual è l’esame più preciso in questo senso?

«Per capire con esattezza quale tipo di seno ha ciascuna donna, e da lì organizzare gli eventuali percorsi di cura successivi, bisogna fare una mammografia, esame che ormai da anni è considerato l’indagine “gold-standard” delle diagnosi di tumore al seno, perché è dimostrato che è quello che più degli altri è in grado di individuare la presenza di anomalie associate a questa patologia. Inoltre, è l’unico esame per cui sia dimostrato effetto nella riduzione della mortalità da neoplasia al seno».

La mammografia è quindi l’esame migliore per fare prevenzione sul tumore al seno…

«Sì, ed è anche l’esame strumentale che ha il maggior potere di impattare in modo significativo sul percorso di cura che potrebbe farne seguito. Questo accade perché la mammografia consente di individuare tumori anche di dimensioni molto ridotte, quindi ancora in fase iniziale. Anche l’ecografia, nel corretto contesto, è idonea ad individuare i tumori, ma lo è soprattutto nella caratterizzazione delle lesioni note, palpabili (ad es., distinzione tra lesioni cistiche e noduli solidi), soprattutto quando la donna già ha la sensazione che c’è qualcosa che non va al seno».

Dal punto di vista diagnostico può essere sufficiente eseguire unicamente la mammografia?

«Generalmente il top dal punto di vista diagnostico lo otteniamo quando vengono eseguite mammografia ed ecografia nello stesso contesto, procedura che ad esempio assicuriamo, in regime privato e quando il caso specifico lo richiede, in Humanitas Medical Care di Bergamo. Consideriamo una donna che comincia a sottoporsi a un giusto screening a partire dai 35 anni. Fatta la mammografia e individuate le caratteristiche del seno si può decidere come procedere. Se la mammella è completamente adiposa l’esecuzione dell’ecografia diventa molto meno importante perché consente solo di approfondire parti che la mammografia non riesce a mettere a fuoco, come i cavi ascellari e le aree poste dietro al capezzolo. Se invece la mammella è molto densa è necessario integrare l’esame anche con l’indagine ecografica, perché la mammografia nella mammella densa magari riesce ad individuare eventuali lesioni ma non riesce a caratterizzarle accuratamente».

Questo deve quindi essere il percorso di prevenzione che tutte le donne devono adottare?

«È importante che tutte le donne si rendano conto che questa è una procedura di indagine in grado di salvare la vita. Importante è fare la prima indagine mammografica, quella che ti permette di individuare le caratteristiche del seno, in particolare dopo i 35 anni di età. Oggi esistono apparecchiature, come quella disponibile in Humanitas Medical Care, che consentono di effettuare mammografie in tomosintesi, vere e proprie TAC con cui è possibile visualizzare la mammella “a fettine”, procedendo a un’analisi quanto mai accurata e precisa. Eseguito questo primo esame, se una donna non ha fattori di rischio familiari e ha una mammella completamente adiposa può pensare di sottoporsi a esame di screening con cadenza più “ampia”, corrispondente a circa due anni. Se invece ha familiarità e un seno particolarmente denso è meglio se si sottopone a controlli annuali, con mammografia ed ecografia mammaria. E, se sarà il caso, le verrà anche consigliato di sottoporsi ad ulteriori approfondimenti, quali la risonanza magnetica delle mammelle con mezzo di contrasto, indagine che è comunque riservata solo a casi ben selezionati, dove persino la già ottima accuratezza della combinazione mammografia – ecografia, possa richiedere ulteriore supporto alla diagnosi (ad es., Pazienti con rischio genetico)».

Radiologia
Dott. Giovanni Carbognin

Sedi

Humanitas Medical Care
Bergamo
Via G. Camozzi, 10, Bergamo, BG, Italia
I numeri di Humanitas
  • 12.000.000 Visite
  • 1.000.000 pazienti
  • 7.300 professionisti
  • 190.000 ricoveri
  • 12.000 medici