Alluce valgo, è tutta colpa delle scarpe?

Il piede può essere ”vittima” di molteplici patologie, tra le quali quella più frequente, conosciuta e che più spesso richiede un intervento chirurgico correttivo è l’alluce valgo.

Quando e perché si forma l’alluce valgo e come lo si può curare? Le risposte al dottor Vincenzo Ruggiero Perrino, ortopedico-traumatologo presso Humanitas Gavazzeni e Humanitas Medical Care di Bergamo e Trezzo sull’Adda.

Che cos’è e quali sono le cause dell’alluce valgo?

«L’alluce valgo è caratterizzato da una deviazione dell’alluce verso l’esterno, verso le altre dita, con formazione di esostosi e borsite reattiva a livello dell’articolazione metatarso-falangea, cioè l’articolazione tra l’alluce e il resto del piede: questo evento “allarga” la pianta del piede e rende difficile usare calzature che non schiaccino l’articolazione così deformata, il che non fa altro che perpetrare l’infiammazione. La sua genesi è sicuramente da ricercarsi in un substrato genetico, esiste infatti una chiara predisposizione familiare, su cui intervengono fattori ambientali: sovraccarico sull’avampiede, sovrappeso, utilizzo di calzature scorrette, non necessariamente a tacco alto, ma più frequentemente a punta stretta».

Come si cura l’alluce valgo?

«Nelle fasi iniziali – ma anche in tutti quei pazienti che, per vari motivi, non possono essere sottoposti a un intervento chirurgico – è possibile ottenere buoni risultati con terapie fisiche come ultrasuoni o onde d’urto focalizzate, associate a terapia antinfiammatoria e all’uso di specifici tutori o divaricatori. Nelle fasi più avanzate e per le persone candidabili all’intervento, si può invece intervenire chirurgicamente con un trattamento che in casi selezionati può essere di tipo mininvasivo: attraverso l’esecuzione di piccole incisioni si provvede a effettuare il rimodellamento dell’esostosi, la “cipolla” per intenderci, e le osteotomie, ovvero tagli dell’osso, necessarie a riorientare l’alluce stesso, correggendo la deformità».

L’intervento chirurgico dell’alluce valgo è risolutivo?

«Esiste la possibilità che vi sia una recidiva, cioè che la deformazione si ripresenti, con una percentuale che si attesta attorno al 16-18% a seconda delle casistiche che si prendono in considerazione, rischio che esiste a prescindere dalla tecnica utilizzata per la correzione».

Quanto tempo occorre, dopo l’intervento, prima di ritornare a una condizione di normalità?

«Ci vuole almeno un mese, periodo durante il quale il paziente deve indossare una calzatura ortopedica e si deve sottoporre a varie medicazioni e visite di controllo atte a monitorare l’evoluzione della situazione. Bisogna però dire che la possibilità di camminare è assicurata già da alcune ore dopo l’intervento, con un dolore assolutamente contenuto e coperto dagli antidolorifici che vengono consigliati al momento della dimissione».

Ci sono altre patologie che possono favorire il valgismo dell’alluce?

«Esistono alcuni vizi di appoggio del piede, come ad esempio le forme di retropiede valgo e pronazione del calcagno, in cui i piedi tendono ad appoggiare maggiormente sul bordo interno favorendo così l’alluce valgo. Intervenire su queste condizioni, per questo, può significare evitare l’insorgere della patologia».

La diagnosi precoce aiuta a curare in modo più efficace un alluce valgo?

«Come sempre è importante non tralasciare nessun “avvertimento” e rivolgersi al proprio medico o a un ortopedico in caso di sospetto. Nel caso dell’alluce valgo, però, non è tanto importante intervenire in anticipo, ma piuttosto intervenire tempestivamente, tenendo conto che in genere non si tratta un alluce valgo che non produce dolore: in questo caso se ne segue il decorso e lo si tiene sotto controllo clinico e radiologico, ma l’intervento chirurgico è da prevedersi solo nei casi in cui la deformità sia tale da procurare infiammazione e dolore e quindi limitare – cosa fondamentale, a mio modo di vedere – l’attività sportiva, lavorativa o sociale del paziente che ne è affetto. Questo giustifica l’iter terapeutico e l’eventuale percorso chirurgico».

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