Come controllare la salute di cornea e retina?

La Tomografia a Coerenza Ottica (OCT) è un esame diagnostico non invasivo, basato sulla luce laser, che consente di visualizzare le immagini di importanti strutture dell’occhio, soprattutto retiniche e corneali.

Il Centro Oculistico Humanitas Medical Care Domodossola offre la possibilità di effettuare l’OCT in tempi rapidi e in modo semplice e veloce grazie a un apparecchio di ultimissima generazione (l’OCT Zeiss Cirrus 5000).

Di questo importante esame ne abbiamo parlato con il dott. Fabrizio Camesasca, oculista in Humanitas Medical Care Domodossola e dell’Eye Center di Humanitas Research Hospital, Rozzano.

A che cosa serve l’OCT?

“Grazie alla sua elevata affidabilità, sensibilità e altissima precisione, l’OCT è diventato uno strumento indispensabile nella pratica clinica per ottenere delle scansioni corneali e retiniche molto precise, utili per analizzare nel dettaglio (forma, spessore e stato) gli strati della cornea, per la diagnosi e il monitoraggio nel tempo di molteplici malattie retiniche, soprattutto di quelle che coinvolgono la macula, la regione centrale della retina che consente la visione fine, come la lettura e il riconoscimento dei volti, e per studiare il nervo ottico, il “cavo elettrico” che porta le immagini dall’occhio al cervello”, spiega l’esperto.

Per quali patologie viene eseguito l’OCT?

L’OCT è fondamentale per il riconoscimento di molte patologie che colpiscono la retina, tra cui:

  •    la membrana epiretinica (pucker maculare), ossia la presenza di un tessuto fibroso-cicatriziale a livello della macula che, contraendosi, ne determina la distorsione con conseguente alterazione della visione. Nello specifico, si evidenzia la perdita della capacità di distinguere i dettagli di un oggetto, si ha una visione sfocata e soprattutto distorta, con conseguente difficoltà nella lettura. A volte, e soprattutto nelle fasi iniziali, il pucker può essere asintomatico, ma col passare del tempo, i disturbi possono mantenersi stabili o peggiorare gradualmente. È quindi importante  tenere sotto controllo la membrana epiretinica con visite oculistiche e OCT eseguite a intervalli regolari. Qualora i sintomi influenzassero la vita di tutti i giorni, l’oculista può optare per un intervento chirurgico volto a rimuoverla;
  •    la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), ossia il deterioramento della porzione centrale della retina come conseguenza del naturale processo di invecchiamento che riguarda tutti i soggetti di età superiore ai sessant’anni. Questa malattia può presentarsi in forma lieve, senza influenzare la visione, oppure in forme molto gravi, con conseguente perdita di visione centrale in uno o entrambi gli occhi.

La DMLE può essere di due tipologie: atrofica, detta anche forma “secca”, caratterizzata dall’accumulo di piccoli depositi, chiamati drusen, nel tessuto visivo, con conseguente scompaginamento e assottigliamento degli strati (atrofia) e una riduzione della funzione visiva; il paziente percepisce una zona centrale nel campo visivo in cui la visione non è possibile; essudativa, detta anche forma “umida”, caratterizzata dall’insorgenza, in corrispondenza della macula, di reticoli di nuovi e anomali vasi sanguigni, più fragili di quelli normali, che portano uno stravaso di sangue e fluidi all’interno della retina con conseguente danno al suo tessuto. La forma secca può progredire in quella umida, che risulta più aggressiva in termini di perdita progressiva della visione centrale;

  •    la retinopatia diabetica, una complicanza tardiva del diabete, specie se non adeguatamente trattato. Il diabete, infatti, è una malattia che danneggia prima di tutto i vasi sanguigni e coinvolge, di conseguenza, gli organi riccamente irrorati, come l’occhio e i reni.  Il danno alle pareti dei piccoli vasi sanguigni retinici porta alla perdita delle loro caratteristiche di trattenere i fluidi, con conseguente stravaso di liquidi nel tessuto della retina. Il rigonfiamento e ispessimento della macula, detto edema maculare diabetico, può provocare perdita della vista, visione offuscata, visione centrale distorta e alterazione dei colori.

Perché è importante la collaborazione tra ortottista e oculista?

La stretta collaborazione tra tecnico ortottista e medico oculista consente lo studio dettagliato del quadro clinico del paziente e la visione e valutazione in tempo reale delle immagini acquisite con l’OCT, utili all’oculista per una precisa diagnosi della patologia in atto. Inoltre, “permette di seguire i propri pazienti in modo personalizzato, col vantaggio di poter effettuare nella medesima mattinata tutte le visite necessarie e di rilasciare subito il referto e rispondere a eventuali domande e dubbi”, conclude il dottor Camesasca.

 

L’articolo è stato scritto in collaborazione con la dott.ssa Chiara Favilli Ortottista ed Assistente in Oftalmologia in Humanitas Medical Care Domodossola.  

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