È molto importante che i genitori, ai primi segnali di ritardo o difficoltà di linguaggio del proprio bambino, si rivolgano al pediatra o direttamente al logopedista per una valutazione e un eventuale tempestivo trattamento riabilitativo. Solo in età scolare, invece, è possibile diagnosticare i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), che richiedono l’utilizzo di varie tipologie di strumenti compensativi e dispensativi a livello didattico.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Mariafelicia Mascolo, logopedista nel nuovo Humanitas Medical Care Lainate e presso Humanitas Medical Care Arese.

In entrambi i Centri, la specialista esercita di sabato.

Dottoressa, di che cosa si occupa il logopedista?

“Il logopedista è il professionista sanitario che si occupa di prevenzione, valutazione e riabilitazione dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, nonché dei disturbi dell’apprendimento e della deglutizione in età evolutiva, adulta e geriatrica”, risponde l’esperta.

Qual è il campanello d’allarme del disturbo del linguaggio?

Ogni bambino presenta una certa variabilità nell’acquisizione delle tappe dello sviluppo linguistico, tuttavia esistono alcuni criteri da tenere in considerazione per poter identificare un bambino ‘’late talker’’ (parlatore tardivo).

Si parla di ritardo di linguaggio quando a diciotto mesi il vocabolario del  bambino è <15 parole, intorno ai ventiquattro mesi è <50 parole ed a trenta mesi non ha sviluppato l’abilità di combinare due parole per la formazione delle prime piccole frasi.

Dopo i tre anni, normalmente, il bambino possiede le capacità linguistiche espressive, ricche di vocaboli, che gli permettono di formulare delle frasi complete grazie alla padronanza di elementi grammaticali e sintattici, inoltre comprende adeguatamente frasi che si riferiscono a oggetti e situazioni non presenti;

“se ciò non avviene, si è in presenza di Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL)”, precisa la dottoressa.

Quali possono essere i disturbi specifici del linguaggio?

Si parla di DSL quando il disturbo del linguaggio non è attribuibile a deficit cognitivi, neurologici e/o compromissioni del sensorio (deficit uditivi) o, ancora, a fattori socio-ambientali , in tal caso infatti si parlerà di Disturbi secondari del linguaggio.

Dal punto di vista espressivo, il bambino può presentare difficoltà di articolazione del linguaggio, quindi non produce bene alcuni fonemi, oppure produce un numero limitato di parole,  la strutturazione della frase risulta poco evoluta accompagnata da poca fluidità nel racconto, o ancora, presenta difficoltà di comprensione del linguaggio verbale.

I disturbi descritti possono presentarsi in modalità isolata o combinata inficiando dunque sia il versante espressivo, sia recettivo – specifica la logopedista.

Come si svolge la visita dal logopedista?

“La visita dello specialista – spiega – consiste in una prima raccolta anamnestica con il genitore e successivamente in un bilancio logopedico, che avviene in modalità quali-quantitativa, cioè attraverso un’osservazione informale e  la somministrazione di alcuni test specifici per la valutazione del linguaggio.

Si indagano le aree comunicativo-linguistiche sia in input che output, in particolare:

  • componente fonetico-fonologica (produzione e percezione dei suoni)
  • componente semantico-lessicale (numero di parole prodotte e conosciute)
  • componente morfo-sintattica (insieme di regole che permettono la costruzione e la comprensione della frase)
  • abilità pragmatica (utilizzo del linguaggio ai fini socio-relazionali)”.

In che modo interviene il logopedista per i DSL?

Una volta individuate le abilità che emergono deficitarie dalla valutazione, il logopedista interviene con attività strutturate specifiche e mirate, ponendosi degli obiettivi a breve e a lungo termine. Esse sono a sfondo ludico, in modo da essere accattivanti e motivanti per il bambino. Nello specifico, per l’articolazione del linguaggio si eseguono esercizi prassico-articolatori, cioè si effettua una sorta di “ginnastica” della lingua, delle labbra e delle guance. Quindi, si prosegue con l’impostazione dei fonemi che, dal bilancio logopedico sono emersi come distorti, omessi o sostituiti. Per esempio, se il bambino ha difficoltà con il  suono “s”, si svolgono degli esercizi perché riesca a produrre tale fonema.

“Una volta superata questa prima fase si passa all’allenamento fono-articolatorio che consiste, ad esempio, nella ripetizione di alcune parole e denominazione di immagini che elicitano la produzione del fonema bersaglio. Il lavoro impostato dalla logopedista dovrà poi essere svolto anche a casa con costanza per dare continuità al trattamento e renderlo così più efficace”, riferisce la dottoressa.

Quali sono, invece, i disturbi dell’apprendimento?

“I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono difficoltà su base neurobiologica che interessano le abilità di letto-scrittura e calcolo in particolare distinguiamo Dislessia, Disortografia e Disgrafia  (diagnosticati non prima della fine della seconda elementare) e Discalculia (questa rilevata dalla fine della terza elementare); tuttavia possono essere rilevate fragilità nei processi di apprendimento come indicatori di rischio’’, spiega la logopedista.

Tra i principali segnali di tali disturbi, che possono essere rilevati come campanelli d’allarme anche dai genitori del bambino, ci sono: l’eccessiva lentezza nella lettura, l’inversione di lettere, la sostituzione di lettere visivamente simili (b/d), la difficoltà nella comprensione del testo, numerosi errori ortografici, eccessiva lentezza nella scrittura e tratto grafico disorganizzato in termini di spazio e fluidità, la difficoltà a memorizzare concetti e sequenze (come i mesi dell’anno, le tabelline ecc.).

“Tra i criteri necessari per la diagnosi di DSA è che ci sia alla base un quoziente intellettivo nella norma”, sottolinea l’esperta.

Quali professionisti sono coinvolti nel quadro diagnostico di DSA?

“La famiglia, che rileva difficoltà di apprendimento del proprio figlio, può decidere di richiedere una valutazione clinica per accertare eventuale presenza di DSA, quindi rivolgersi a professionisti autorizzati. L’équipe che effettua una diagnosi ai fini di certificazione deve essere formata da neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista.

La valutazione ha validità di certificazione secondo la normativa della regione Lombardia se redatta da:

  • servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblici e privati accreditati
  • servizi di riabilitazione dell’età evolutiva privati accreditati
  • équipe di professionisti autorizzati dalle ATS della Lombardia” , spiega la logopedista.

In che cosa consiste il trattamento dei DSA?

“Il disturbo specifico dell’apprendimento ha basi neurobiologiche, per cui non è volto alla completa risoluzione, ma intervenendo tempestivamente si aiuta il bambino a facilitare i processi di apprendimento per conseguire una modificazione dell’evoluzione naturale del disturbo.

Infatti, il programma di riabilitazione dei DSA è composto dal trattamento e dall’abilitazione : il primo con lo scopo di aumentare l’efficienza dei processi di letto-scrittura e calcolo , il secondo con l’obiettivo di utilizzare l’insieme delle strategie che permettono l’uso del livello di funzionamento in atto, come ad esempio trovare strategie di compenso  e utilizzare gli strumenti previsti dalla legge 170/2010, che tutela e regolamenta le questioni inerenti i DSA, soprattutto in contesto scolastico’’ conclude la dottoressa Mascolo.