La difficoltà a deglutire sia cibi solidi che semi-liquidi, nota come disfagia, in Italia colpisce circa una persona su 5, ma il 90% dei pazienti non ne parla con il medico, minimizzando e sottovalutando così un disturbo che potrebbe portare a patologie più gravi.

Il dottor Claudio Albizzati, otorinolaringoiatra in Humanitas Medical Care Varese, ne ha parlato in una recente intervista al Corriere della Sera.*

La disfagia: differenze

La disfagia, cioè come detto la difficoltà a deglutire, si distingue in due tipologie a seconda che la difficoltà sia nella parte alta o bassa dell’apparato di deglutizione: si parla di disfagia orofaringea quando il “boccone” non riesce a scendere dalla faringe all’esofago, mentre è una disfagia esofagea, se il bolo rimane bloccato nell’esofago.

I sintomi

Colpi di tosse, senso di soffocamento, eccesso di salivazione sono alcuni dei sintomi più diffusi che fanno sospettare di disfagia. Ma anche rigurgiti durante il pasto, deglutizioni ripetute dello stesso boccone, dolore durante la deglutizione. In alcuni casi anche polmonite ricorrenti e immotivate.

Una disturbo da non sottovalutare

Come anticipato il 90% di chi soffre di disturbi della deglutizione, non ne parla con il medico trascurando così una patologia che può sfociare in disturbi molto più gravi tra cui malnutrizione, disidratazione ma anche patologie respiratorie come la polmonite provocate da un passaggio scorretto del cibo dall’esofago alle vie respiratorie.

Cause e persone più a rischio

Se è vero che nella gran parte dei casi le disfagie si presentano in persone anziane, magari già colpite da altre patologie come malattie neurologiche e neurodegenerative, ictus, tumori del sistema nervoso è vero anche che “problemi di deglutizione possono però manifestarsi anche in assenza di patologie specifiche – spiega Albizzati, al Corriere della Sera -: dopo i 50 anni di età, infatti, inizia a insorgere la sarcopenia, cioè l’indebolimento graduale dei muscoli del nostro orga- nismo. Tra questi, vi sono anche quelli deputati alla deglutizione. In questa fase si assiste a modificazioni della dentizione, della saliva- zione, del coordinamento muscolare e del sistema nervoso. Con l’avanzare dell’età, per una persona deglutire può risultare sempre più difficoltoso”.

I consigli dell’esperto. E se non basta, serve il logopedista

Per evitare un peggioramento dei problemi di deglutizione, il dottor Albizzati consiglia di “mangiare seduti, con la schiena appoggiata allo schienale della sedia; durante la deglutizione, cercare di abbassare il mento verso il torace, tenendo la testa flessa sul collo; non parlare mentre si mangia; non distrarsi guardando la tv o il telefonino; non parlare con il cibo in bocca; masticare lentamente, evitando di buttare giù il boccone intero; evitare consistenze miste (come ad esempio la pastina in brodo) e bere liquidi utilizzando una cannuccia”, spiega ancora il medico al quotidiano milanese.

Se questi consigli non dovessero essere sufficienti, il medico può pensare una terapia personalizzata del paziente insieme ad un logopedista “che con esercizi specifici e un’attività riabilitativa aiutino nella rieducazione per imparare nuovamente a deglutire”, ha concluso

*Corriere della Sera, inserto Corriere Salute di giovedì 5 marzo 2020