È il freddo a farci ammalare?

Con l’arrivo dell’inverno aumentano raffreddori, influenza e altre infezioni respiratorie. È quindi naturale pensare che sia il freddo la causa diretta di questi disturbi. In realtà, il legame tra basse temperature e malanni stagionali è più complesso e riguarda soprattutto i cambiamenti nelle nostre abitudini e nelle condizioni ambientali.

Ne parliamo con il dottor Michele Cerasuolo, otorinolaringoiatra presso Humanitas San Pio X e i centri medici Humanitas Medical Care.

Il freddo fa ammalare?

Il freddo, da solo, non può provocare un’infezione. A causare le malattie sono sempre virus o batteri.

Durante i mesi invernali, però, si trascorre più tempo in ambienti chiusi e condivisi – case, uffici, scuole, mezzi pubblici – dove il contatto ravvicinato facilita la trasmissione dei microrganismi.

Altri fattori contribuiscono alla maggiore diffusione delle infezioni:

  • Aria secca: tipica degli ambienti riscaldati, può disidratare le mucose di naso e gola, riducendo la loro funzione di barriera protettiva.
  • Minore esposizione al sole: comporta una ridotta produzione di vitamina D, coinvolta nel corretto funzionamento del sistema immunitario.
  • Comportamento delle goccioline respiratorie: in ambienti freddi e poco umidi, le particelle respiratorie possono rimanere sospese più a lungo, aumentando il rischio di contagio.

L’idea che il freddo “faccia ammalare” nasce quindi da un equivoco: le basse temperature non causano direttamente l’infezione, ma creano condizioni che ne facilitano la diffusione.

Le cause del raffreddore

Il raffreddore è un’infezione virale delle prime vie respiratorie, in particolare di naso e gola. È provocato da oltre 200 virus differenti di cui i più comuni sono i Rhinovirus.

Il contagio avviene principalmente per via aerea, attraverso goccioline emesse con tosse, starnuti o anche semplicemente parlando o per contatto diretto (mani, superfici contaminate).

Alcuni virus del raffreddore possono sopravvivere sulle superfici per diverse ore, rendendo gli ambienti chiusi luoghi in cui il contagio è più probabile. Un soggetto è generalmente più contagioso nei primi 2–3 giorni dall’inizio della sintomatologia.

I sintomi del raffreddore

I sintomi compaiono in genere pochi giorni dopo il contagio. I più comuni sono:

Talvolta possono associarsi:

I sintomi sono più intensi nei primi due o tre giorni e tendono a ridursi nell’arco di una settimana o poco più. La tosse può durare anche due o tre settimane. 

Come far passare il raffreddore?

Il raffreddore è una malattia autolimitante e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente in 5–10 giorni.

Il trattamento è sintomatico e può includere:

  • Antipiretici e antidolorifici per febbre e dolori
  • Decongestionanti nasali per facilitare la respirazione
  • Lavaggi nasali con soluzione fisiologica

Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus e devono essere utilizzati solo su prescrizione medica in caso di sospetta complicanza batterica.

Come ridurre il rischio di contagio?

Alcune semplici misure possono limitare la diffusione del virus:

  • Restare a casa nei primi giorni di malattia
  • Arieggiare frequentemente gli ambienti
  • Lavare spesso le mani
  • Coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce
  • Utilizzare una mascherina in caso di sintomi, soprattutto in ambienti chiusi o affollati

In presenza di febbre alta persistente, sintomi che peggiorano o difficoltà respiratoria, è opportuno consultare il medico per una valutazione clinica.

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Dottor Michele Cerasuolo
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