Epicondilite o gomito del tennista, se trascurata può divenire cronica

Il suo nome medico è “epicondilite”, ma tutti la conoscono come “gomito del tennista”. È una delle patologie più diffuse tra tutte quelle che riguardano i nostri arti superiori e si presenta con un dolore di varia intensità nella regione laterale dell’articolazione del gomito associato alla difficoltà di sollevare o stringere oggetti anche di peso ridotto.

«L’epicondilite è un’infiammazione dei muscoli e dei tendini coinvolti nell’estensione del polso e delle dita, della quale talvolta soffrono le persone che praticano tennis, golf e padel, sport che prevedono un movimento pendolare in cui c’è una fase di carico dell’arto superiore e poi una forza massiva espressa attraverso un’accelerazione per colpire la palla. Un gesto che è causa di forti sollecitazioni sulle strutture tendinee e legamentose in particolare del gomito.

Allo stesso modo lavoratori manuali che praticano gesti ripetuti e sollecitazioni che impegnano l’arto superiore possono incorrere in problemi di sovraccarico funzionale del gomito e sviluppare l’epicondilite», spiega il dottor Francesco Catellani, ortopedico referente dell’Ambulatorio Gomito di Humanitas Gavazzeni e di Humanitas Medical Care di Bergamo.

Perché il gomito del tennista non deve essere sottovalutato?

«Perché si cronicizza molto facilmente e, se trascurato, alla lunga può provocare vere e proprie alterazioni del tessuto in senso degenerativo, rendendo più difficile e lungo il percorso terapeutico e anche il recupero». 

Come può essere prevenuto il gomito del tennista negli sportivi?

«Anzitutto curando il gesto sportivo. È un aspetto fondamentale: se il gesto è bene eseguito si riducono le possibilità di farsi del male. Per chi non è uno sportivo professionista e non può sottoporsi a molti allenamenti, è per questo molto importante preparare al meglio la pratica dello sport svolgendo una giusta attività di stretching prima della partita o dell’allenamento. Importante, poi, è intervenire quando si presentano le prime avvisaglie, sotto forma di fastidi vaghi e intermittenti nella regione laterale del gomito. In quel caso è bene sottoporsi a una visita ortopedica attraverso cui inquadrare la situazione, anche con lo svolgimento di esami strumentali, per eventualmente impostare un percorso terapeutico adeguato che può variare in base alla gravità del problema infiammatorio».

Come si può curare il gomito del tennista?

«Quando l’epicondilite è divenuta cronica può essere trattata mediante fisioterapia, mezzi fisici e le infiltrazioni. Per quanto riguarda queste ultime, negli ultimi decenni si è sviluppata la tecnica del PRP o gel piastrinico, un prodotto che si ottiene dal sangue periferico del paziente, da cui vengono isolate alcune cellule ricche di fattori nutrienti, capaci di stimolare la guarigione dei tessuti. Accanto alle infiltrazioni è importante anche l’aspetto fisioterapico legato alla riabilitazione, che consiste nell’eseguire esercizi di stretching progressivi, eccentrici, seguiti da un fisioterapista. Utile, infine, è anche l’utilizzo delle onde d’urto e della tecarterapia, macchinari che aiutano il tessuto a guarire»,

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