Il tumore alla prostata è uno dei più diffusi tra gli uomini, con un rischio strettamente legato all’avanzare dell’età.

Poiché il tumore alla prostata cresce in genere piuttosto lentamente e non si diffonde al di fuori della ghiandola, è importante arrivare ad una diagnosi precoce che permetta quindi, attraverso controlli e screening, di intervenire in tempi rapidi. Esistono, infatti, in alcuni casi forme più aggressive, caratterizzate da cellule malate che invadono rapidamente i tessuti circostanti e si diffondono anche ad altri organi.

Del tumore alla prostata ha parlato il dottor Luca Canclini, urologo in Humanitas Medical Care Arese.

Le cause e fattori di rischio

Le cause di questo tumore non sono ancora del tutto chiare ma quel che è certo è che alla base della malattia c’è una mutazione nel DNA delle cellule che provoca una proliferazione anomala delle stesse, il cui accumulo forma il tumore.

“Tra i fattori che possono aumentare il rischio c’è l’età – la maggior parte dei paziente che ne soffrono ha più di 65 anni – ma anche lo stile di vita e in particolare la dieta; infine, secondo studi più recenti, anche alcune caratteristiche genetiche” (ad esempio, gli uomini con la pelle scura risultano essere più a rischio degli altri), ha spiegato il medico.

Il tumore alla prostata non è  ereditario. Tuttavia, è stata osservata familiarità; pertanto i soggetti con parenti diretti (padre o fratelli) colpiti da tumore alla prostata dovrebbero sottoporsi ad attento monitoraggio”.

Prevenzione e diagnosi

“Anche negli uomini che non avvertono sintomi, le linee guida urologiche internazionali consigliano un controllo periodico alla prostata a partire dai 40-50 anni; controlli che è bene siano più precoci in caso di familiarità per tumore alla prostata”, ha chiarito il dottor Canclini.

Con esami di routine, tra cui il PSA – l’Antigene Prostatico Specifico, che verifica il livello ematico di PSA, sostanza prodotta dalla ghiandola prostatica che serve a fluidificare il liquido seminale – e la visita urologica con esplorazione rettale, lo specialista è in grado di diagnosticare le principali patologie prostatiche.

“Il PSA – ha precisato poi l’urologo – non è un marcatore tumore specifico e livelli elevati o crescenti nel tempo potrebbero indicare anche altri fastidi come prostatiteipertrofia prostatica”.

In presenza di valori di PSA sospetti e confermati, l’urologo suggerirà ulteriori accertamenti tra cui l’ecografia prostatica transrettale o la risonanza magnetica prostatica multiparametrica.

La risonanza magnetica per diagnosi e terapie mirate

Se si sospetta la presenza di un tumore prostatico, la recente introduzione della risonanza magnetica prostatica multiparametrica consente diagnosi e terapie più mirate.

“La risonanza magnetica prostatica multiparametrica è la principale novità in questo settore: si tratta di un esame molto sofisticato che permette di identificare con elevate probabilità aree sospette per la presenza di un tumore prostatico significativo, anche di piccole dimensioni”, ha detto Canclini.

“Questo esame evita un eccessivo numero di prelievi bioptici e consente di escludere, all’80-90% dei casi, la presenza di tumori significativi”.

Un altro esame significativo è la biopsia di fusione: “grazie a un sistema di fusione di immagini 3D di ecografia e risonanza, oggi siamo in grado di raggiungere con precisione le zone sospette, prelevare il tessuto da analizzare con biopsie mirate di fusione e, dopo l’esame istologico, pianificare la strategia terapeutica più mirata, chirurgica o radioterapica, sfruttando le tecnologie più avanzate”.