La balbuzie al tempo degli esami, ecco come prepararsi ai momenti più temuti della propria carriera scolastica

Si avvicina il momento degli esami di fine anno scolastico e per questo aumentano le attenzioni e le preoccupazioni degli studenti, in particolare di quelli delle scuole medie – inferiori e superiori – che si trovano per le prime volte a esporre davanti a numerosi adulti il livello della propria preparazione.

«Una preoccupazione che assume un livello superiore in tutti i ragazzi e adolescenti che soffrono di balbuzie, che temono che quando si troveranno di fronte agli scrutatori per sostenere l’esame orale non riusciranno a esprimersi liberamente, rendendo problematico e anche incerto l’esito della loro prova» sottolinea la dottoressa Dora Siervo, psicoterapeuta di Humanitas Medical Care di Bergamo.

Quali sono, nel dettaglio, le principali preoccupazioni dei ragazzi con problemi di disfluenza che devono affrontare esami orali?

«Temono che, a causa dell’agitazione, non saranno in grado di esprimersi come desiderato. Temono di bloccarsi, di sbagliare a utilizzare i termini, di prolungare le parole o di cadere in ripetizioni di sillabe, soprattutto all’inizio delle parole, tutte possibilità che potrebbero esporli a situazioni per cui provare vergogna. Sono per questo vittime di una doppia componente emotiva, basata su due distinti sentimenti: inibizione e vergogna».

La paura di provare vergogna è dovuta al fatto di dover parlare in pubblico?

«Sì, perché il “blocco” avviene sempre e solo quando si è in presenza di una relazione. Se io parlo da solo, con me stesso, in una stanza non ho nessun problema, la difficoltà a parlare in modo fluido si genera solo quando ho davanti a me uno o più interlocutori. Per questo io ai miei giovani pazienti consiglio sempre di concentrarsi su quello che vogliono dire e di indirizzare gli occhi su un punto fisso, evitando se possibile lo sguardo diretto dei professori che hanno davanti, così da non subirne gli effetti inibitori».

Un altro aspetto importante è quello che riguarda la respirazione. Come ci si deve comportare per riuscire a tenerla sotto controllo?

«È fondamentale controllare la respirazione, perché l’agitazione dovuta al fatto di doversi sottoporre all’esame può essere tale da provocare un debito di ossigeno che può incidere sul battito cardiaco, che tende ad accelerare. Per questo è importante imparare tecniche di controllo del respiro, che prevedano ritmi di inspirazione ed espirazione tali da normalizzare il più possibile l’immagazzinamento dell’ossigeno, con conseguente decelerazione del battito cardiaco e riacquisto della tranquillità».

L’agitazione è dunque dovuta a due componenti: una di natura fisiologica e una di natura mentale. Su quale è più importante lavorare?

«La parte fisiologica consiste nel fatto che le corde vocali si occludono e quindi non si riesce a emettere le parole, quella mentale è legata all’ansia, all’emotività. Sono due componenti che agiscono all’unisono ed è difficile, se non impossibile, scoprire quale delle due sia predominante e si instauri prima, influendo sulla formazione dell’altra».

Sulla capacità di esprimersi liberamente, senza blocchi, può contare anche la scelta delle parole da utilizzare? Soprattutto all’inizio delle frasi, questa scelta può influire sulla fluidità di quanto si intende dire?

«Questo è una “certezza” che hanno in molti e che però non corrisponde a verità, perché non esistono lettere, parole o suoni che siano in grado di indurre il “blocco”. Il processo mentale che si instaura, però, è tale che se io mi sono convinto che la “M”, per fare un esempio, mi bloccherà, io tenderò a non usarla. E se la userò, la tensione sarà tale che effettivamente avrò il blocco, che sarà quindi di origine psicologica, non fisiologica. Da questo punto di vista, mi viene da sottolineare che il processo di intervento sull’elaborazione del pensiero disfunzionale è la parte più impegnativa dell’attività svolta in questo ambito da noi psicologi».

Dal punto di vista del professore che sostiene l’interrogazione, quale atteggiamento dovrebbe essere tenuto nei confronti di uno studente affetto da balbuzie?

«La normalità è l’approccio migliore, quello che mette meno pressione sullo studente. L’ideale è che il ragazzo possa terminare la sua esposizione senza subire pressioni, senza suggerimenti o sottolineature come “non ti preoccupare”, che contribuiscono ad aumentare la tensione e quel circuito di “fragilità” che il ragazzo ha già nella sua testa. E l’attenzione non deve riguardare solo quello che viene detto, molto importanti sono anche la postura, lo sguardo, l’eloquio… un professore che parla troppo in fretta e che si mostra un po’ “distratto” rispetto a quello che sta dicendo lo studente, non fa che aumentare il disagio e l’agitazione dell’interrogato».

Concludendo, dottoressa Siervo, che cosa si sente di consigliare agli studenti che hanno problemi di balbuzie che si devono sottoporre agli esami di fine anno?

«Il primo consiglio è quello di studiare, perché una preparazione adeguata può sicuramente limitare la tensione e assicurare una maggiore fluenza del linguaggio. Poi è importante ripetere ciò che si è studiato ad alta voce, con la presenza di qualcuno: più si ripete è più si acquisisce sicurezza ed è meno probabile incorrere in “blocchi”. Il terzo, più generale, è credere in sé stessi, riuscire a dare un giusto valore alle proprie capacità, quelle su cui puntare, e riuscire a individuare quali sono le parti su cui invece è necessario “lavorare”. Quest’ultimo aspetto è molto importante, perché spesso il ragazzo si disistima, soprattutto nella fase preadolescenziale, e il suo modo di agire è molto condizionato dai giudizi degli altri, anche quando questi non sono del tutto attinenti alla realtà dei fatti».

Psicoterapia
Dott.ssa Siervo Dora

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