Il reflusso gastroesofageo si presenta con sintomi diversi, che possono variare da persona a persona, anche se i più diffusi sono il ‘classico’ bruciore di stomaco all’altezza dello sterno, nausea e rigurgito acido in bocca, che provoca talvolta anche un cattivo sapore in bocca e quindi alitosi.

In alcuni casi questi sintomi sono lievi e occasionali e possono quindi essere curati, preferibilmente su consiglio e indicazione del medico, con farmaci ‘da banco’. In altri casi, però, il disturbo diventa quotidiano e persistente portando anche a complicazioni come erosioni a livello dell’esofago (nel 35% dei casi), ulcere o restringimenti (3-5%).

Per questo motivo è importante rivolgersi a un medico e non trascurare questi sintomi.

Ne parla il dottor Benedetto Mangiavillano, gastroenterologo in Humanitas Medical Care.

Sintomi tipici e tipici del reflusso gastroesofageo

Oltre ai sintomi più noti e diffusi, già anticipati, il reflusso potrebbe presentare altri sintomi più difficilmente riconducibili a disturbi gastrointestinali come: laringite, tosse o raucedine e abbassamento della voce – causate dall’azione degli acidi dello stomaco -; asma

ma anche dolore al petto (simile a quello di natura cardiaca), otite e insonnia.

Quando e perché scegliere la visita con lo specialista?

La visita con lo specialista, nel sospetto di patologia da reflusso gastro-esofageo, “risulta essere di cruciale importanza: fin dai primi sintomi, è importante eseguire una visita gastroenterologica per mettere a punto una terapia specifica che possa permettere una corretta regressione della sintomatologia”, ha spiegato il medico. Una corretta terapia, inoltre, previene l’insorgenza di erosioni o ulcere esofagee (esofagite) che, successivamente, sarebbero più difficili da trattare. 

Lo specialista, inoltre, valuterà l’indicazione o meno a eseguire una gastroscopia (EGDS) “per capire se siamo o meno in presenza di un’ernia jatale che condizionerebbe il percorso terapeutico”, ha aggiunto. 

La diagnosi

Sono diversi gli esami e accertamenti che il medico può prescrivere al paziente per avere una diagnosi certa, dopo una anamnesi accurata per ricostruire le abitudini di vita, alimentari, eventuali vizi o familiarità che possono essere concause o responsabili del reflusso. 

Ecco alcuni gli esami utili alla diagnosi:

  • Gastroscopia (EGDS): consente di esaminare l’esofago, lo stomaco e anche il duodeno, attraverso l’introduzione di una piccola sonda flessibile in cui è incorporata una piccola telecamera.
  • Manometria esofagea: l’esame consiste nell’introduzione di una sonda attraverso il naso e la somministrazione di acqua in piccoli sorsi. Può essere utile per valutare se ci sono anomalie della motilità dell’esofago (peristalsi).
  • pH-impedenziometria delle 24 ore: si posiziona un sondino piccolo e sottile che, passando attraverso il naso, arriva fino all’esofago ed è connesso a un palmare. L’esame dura 24 ore e consente il monitoraggio della quantità di materiale refluito (sia acido che non acido) nell’esofago.

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