Ritenzione idrica in menopausa: come sconfiggerla?

Durante il periodo della menopausa (e quello che la precede) capita a molte donne di lamentare gonfiore. Una situazione molto comune che tuttavia viene spesso sottovalutata, nonostante sia una delle prime cose da tenere in considerazione, poiché limita la qualità di vita delle pazienti. Come è possibile risolvere il problema?

Lo abbiamo chiesto alle Dott.sse Tiziana Casalena e Martina Francia, ginecologa e nutrizionista presso l’ambulatorio Humanitas Medical Care di Varese.

Cosa causa la ritenzione idrica in menopausa?

«La ritenzione idrica è causata dalle fluttuazioni ormonali tipiche di questa fase di transizione», spiega la dott.ssa Tiziana Casalena. «I cicli anovulatori, infatti, scompensano il rapporto tra estrogeni e progesterone, provocando ritenzione su gambe, addome e a volte anche braccia. Una situazione che deve essere riequilibrata con uno stile di vita sano».

In che modo un corretto stile di vita aiuta a combattere la ritenzione idrica?

«Uno stile di vita sano, nuove abitudini alimentari e comportamentali, sono fondamentali per combattere la ritenzione idrica», spiega la dott.ssa Martina Francia. «Alimenti troppo salati o troppo grassi, porzioni troppo abbondanti, un eccessivo consumo di alcol o caffè, poca frutta e verdura, possono infatti portare ad un aumento della ritenzione idrica. Ma non solo: anche la sedentarietà, alcuni farmaci, il fumo di sigaretta, stare fermi in piedi per molto tempo, possono facilitare l’accumulo di liquidi.

Tuttavia, anche l’acqua riveste un ruolo molto importante: bere molto (le linee guida consigliano 2 litri e mezzo di acqua al giorno per gli uomini, e 2 litri per le donne) consente di eliminare i liquidi in eccesso, riduce la ritenzione e favorisce il corretto funzionamento delle cellule (i quantitativi variano in funzione di patologie, sport e attività fisica). Attenzione però alle bevande zuccherate o contenenti caffeina, e agli alcolici: andrebbero eliminati completamente dalla dieta».

Pillola anticoncezionale, sì o no?

«Tutto dipende dallo stato ormonale di quel momento», commenta la dott.ssa Casalena. «Se la ritenzione idrica nella fase di peri menopausa è associata a disturbi del ciclo, cicli ravvicinati o abbondanti, i preparati ormonali possono risultare necessari per la salute della paziente. In alcuni casi l’accompagnamento alla menopausa può avvenire anche grazie a pillole contraccettive leggere, che bloccano le ovaie ed evitano le fluttuazioni ormonali. In una donna che non fuma, non ha o ha avuto problemi alla mammella, non presenta problemi di pressione, né è in sovrappeso, la soluzione potrebbe essere una pillola con solo progestinico o con  estroprogestinici contenenti estrogeni naturali, da assumere dai 6 mesi ad un anno. Importantissimo in questa fase della vita anche fare un buon counseling alla paziente per informarla su rischi e benefici della terapia ormonale sostitutiva che può essere un’ottima alleata per ridurre al minimo o evitare del tutto i sintomi legati alla menopausa».

Che ruolo gioca l’attività fisica?

«L’attività fisica migliora il ritorno venoso, il tono muscolare e l’umore, riducendo il cortisolo (il cosiddetto ormone dello stress), e per questo dovrebbe essere la prima terapia», commenta la dott.ssa Casalena. «Inoltre, chi fa attività fisica vive meglio ed ha un metabolismo più attivo».

Quali sport scegliere per la ritenzione idrica?

«Contro il ristagno di liquidi, lo sport ideale è l’acqua gym, poiché svolge un’azione drenante», dichiara la dott.ssa Casalena. «Un’alternativa può essere rappresentata da una camminata veloce (da 20 a 40/45 minuti giornalieri) che oltre a migliorare il ritorno venoso ed accelerare il metabolismo, è un’attività economica e non sottoposta ad orari.

Accompagnate il movimento con il dondolio naturale delle braccia, senza superare una frequenza cardiaca di 100- 120 battiti al minuto.

Praticare attività fisica almeno 3 ore settimanali non consecutive, è importantissimo anche per prevenire sindrome metabolica, diabete, osteoporosi e tumori, così come raccomandato dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, conclude la Ginecologa».

Ginecologia
Dott.ssa Tiziana Casalena
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