Scleroterapia per combattere gli inestetismi vascolari

Gli inestetismi vascolari agli arti inferiori sono un problema per molte donne. In tante provano imbarazzo nello scoprire le gambe, rinunciando a indossare una gonna o un vestito corto, arrivando perfino a vergognarsi quando vanno al mare.

In sostanza, chi soffre di inestetismi vascolari agli arti inferiori non si piace e vorrebbe migliorare la situazione. Ma se è vero che le teleangectasie (ingrossamento dei vasi sanguigni) molto piccole e limitate possono essere trattate con il laser, nella maggior parte dei casi è la scleroterapia la scelta più efficace per la cura di aree più estese.

Ne abbiamo parlato con il dottor Marcello Ghezzi angiologo all’Ambulatorio di Chirurgia Vascolare di Humanitas Medical Care Arese.

Che cos’è la scleroterapia?

La scleroterapia dei piccoli vasi antiestetici presenti negli arti inferiori è un trattamento angiologico molto richiesto soprattutto dalle donne (più sensibili a questo inestetismo) che manifestano il problema a causa di fattori legati agli ormoni estrogeni.

La comparsa di teleangectasie (impropriamente chiamate capillari) e piccole vene varicose può determinare infatti disagio e compromissione delle attività sociali. 

Qual è la procedura?

La procedura sfrutta l’iniezione di un farmaco, in forma liquida o schiumosa, all’interno del piccolo vaso che si vuole trattare. Il bersaglio può essere proprio il capillare, spesso di colore rosso oppure bluastro, oppure la vena che lo alimenta, leggermente più dilatata, chiamata vena reticolare o vena nutrice. L’agente sclerosante provoca una reazione infiammatoria a livello della parete vasale.

L’effetto, che dura alcuni giorni, può essere spiacevole, ma è necessario affinché il vaso venga “riassorbito”, attraverso lo sviluppo di una fibrosi. In realtà il processo non è così semplice. L’infiammazione, infatti, non dovrà essere eccessiva altrimenti potrebbero verificarsi ulteriori inestetismi, come la comparsa di macchie di pigmentazione oppure nuove microscopiche teleangectasie (questo fenomeno si chiama matting).

È pertanto necessario agire sui fattori che la determinano: la concentrazione del farmaco sclerosante e la sua modalità di preparazione adottando di volta in volta gli opportuni provvedimenti. Prima di iniziare la terapia è fondamentale effettuare una visita specialistica comprensiva di ecocolordoppler, preferibilmente dallo stesso medico che effettuerà le iniezioni.

Questo serve a escludere la presenza di reflussi nelle vene maggiori, che sono situate più in profondità rispetto agli antiestetici reticoli superficiali e che potrebbero alimentarne la formazione. In questo caso, infatti, avrà più senso trattare prima l’insufficienza venosa e solo successivamente le teleangectasie, dopo averne verificato un eventuale miglioramento.

Inoltre, la visita serve ad accertare la possibile presenza di controindicazioni al trattamento iniettivo. 

Come avviene una seduta di scleroterapia?

La seduta di scleroterapia consiste nell’esecuzione di piccole iniezioni di farmaco sclerosante lungo i vasi che si vogliono trattare. Gli aghi utilizzati sono molto sottili, si infondono poche quantità di sostanza e le iniezioni non sono particolarmente dolorose. A seconda della tipologia di teleangectasie da trattare, esse si iniettano singolarmente oppure si ricerca la vena reticolare che le alimenta, in base all’esperienza dell’operatore, talvolta ricorrendo all’utilizzo di strumenti ottici che permettono di riconoscere il vaso in trasparenza oppure a forte ingrandimento.

Il vantaggio della scleroterapia è che dopo la seduta di trattamento il paziente può tornare tranquillamente alle proprie attività lavorative e sociali. Gli unici accorgimenti importanti sono di evitare l’esposizione al sole o a lampade abbronzanti, perché potrebbero favorire la comparsa di macchie di pigmentazione. Per lo stesso motivo è meglio non praticare bagni termali, saune o docce bollenti. È raccomandabile non fumare per evitare di aumentare il rischio di trombosi.

L’importanza della calza elastica

Per ottimizzare il risultato è raccomandabile indossare una calza elastica adeguata. Questo è molto importante. Il presidio andrebbe utilizzato sempre, non solo durante il periodo di trattamento.

Teniamo sempre presente che l’insufficienza venosa non si può eliminare alla radice e può di nuovo ripresentarsi in futuro, sotto l’azione degli ormoni estrogeni oppure a causa di un inadeguato stile di vita. È una malattia cronica, che va controllata periodicamente e continuamente curata, sottoponendosi a periodiche sedute di mantenimento. È pertanto fondamentale l’impiego di una calza elastica adeguata.

Numerosi studi mostrano che l’utilizzo di una calza elastica terapeutica, cioè con pressione alla caviglia di almeno 20 mmHg, migliora notevolmente il risultato della scleroterapia.

Secondo alcuni ci sarebbe addirittura un miglioramento oggettivo del risultato già dopo la prima seduta di trattamento, in termini di minore visibilità sia dei capillari che delle vene reticolari.

Grazie alla sua azione compressiva, la calza riduce l’infiammazione nello spazio attorno al capillare, minimizzando così la possibilità di pigmentazione e la comparsa di nuovi vasi (angioneogenesi). Inoltre, esercitando una pressione esterna, riduce il reflusso nelle vene maggiori che alimentano i vasi più piccoli. La calza elastica va indossata subito dopo il trattamento, ed è bene portarla tutti i giorni. Bisogna metterla al mattino, quando le gambe sono sgonfie grazie al riposo notturno, e toglierla a fine giornata. Può essere tranquillamente usata durante il lavoro o l’attività fisica, applicandola a contatto diretto con la cute senza l’interposizione di calzini o altre calze.

Il grosso problema della calza è che le pazienti non la indossano volentieri. Talvolta affermano di utilizzarla regolarmente ma in realtà non lo fanno. Il motivo principale è legato a precedenti esperienze negative, in occasione delle quali hanno provato sensazioni di disagio o compressione eccessiva. Inoltre, molte donne sono convinte che la calza elastica sia poco estetica e quindi non gradevole da indossare. Questi problemi tuttavia possono essere risolti facilmente.

Innanzitutto, se la calza elastica dà fastidio molto probabilmente non è stata prescritta correttamente. Ciò può essere dovuto a scelta sbagliata delle misure, tipologia di prodotto non adeguata (ad esempio, è difficile che una persona obesa possa trovare confortevole un collant, mentre userà con più facilità un’autoreggente) oppure materiali non consoni (chi soffre di dermatite o allergie cutanee starà meglio con un prodotto in puro cotone anziché in materiale sintetico, per fare un esempio). Per non incorrere in questi problemi viene raccomandato alle pazienti di recarsi nei negozi di prodotti sanitari con una dettagliata prescrizione medica.

I tecnici provvederanno a prendere le misure appropriate valutando circonferenze e lunghezza dell’arto. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, al giorno d’oggi le aziende produttrici di calze hanno in catalogo prodotti non solo di alta qualità, ma anche esteticamente molto belli, con una vasta gamma di tessuti e colori (talvolta è veramente difficile distinguere le calze terapeutiche da quelle cosmetiche). È molto importante quindi che le donne imparino a utilizzare le calze elastiche terapeutiche, perché migliorano nettamente il risultato della scleroterapia.

Chirurgia Vascolare
Dr. Marcello Ghezzi
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