Fastidiosi disturbi nelle parti intime sono segnali da non sottovalutare! Difficilmente si risolvono senza una terapia adeguata e, alcune volte, sono i sintomi di gravi infezioni o malattie a trasmissione sessuale.

Come anticipato il mese scorso nell’articolo Tamponi: facciamo chiarezza, per verificare con esattezza la natura del problema i ginecologi consigliano l’esecuzione di tamponi.

Si parla di tampone vaginale, endocervicale e uretrale, ma quali sono le differenze? Quando è opportuna l’esecuzione di uno piuttosto che un altro? Come e quando eseguirli?

Con l’ostetrica Silvia Città di Humanitas Medical Care Arese approfondiamo le caratteristiche del tampone uretrale.

Cos’è il tampone uretrale?

“Il tampone uretrale viene prescritto dal medico quando si sospettano infezioni causate dalla  presenza di microrganismi nelle basse vie urinarie”, spiega la specialista.

Quando è consigliato il tampone uretrale?

Perdite giallastre/verdastre maleodoranti o non, comparsa di secrezioni, minzioni frequenti e dolorose oppure difficoltà nello svuotamento della vescica, potrebbero essere tutti sintomi della presenza di microrganismi nel basso tratto urinario. Per giungere ad una diagnosi ed impostare una corretta terapia, risulta utile al medico la loro ricerca.

La causa di queste infezioni potrebbe essere data dalla presenza di batteri (Neisseria gonorrhoeae, Chlamidia, Mycoplasmi, Ureoplasmi) oppure di errate abitudini quotidiane e/o alimentari.

Come si esegue il tampone uretrale?

Viene eseguito introducendo uno o più (a seconda delle ricerche necessarie) sottili tamponcini cotonati (simili a cotton-fioc) nel meato uretrale, dal quale fuoriesce l’urina.

Attraverso il tampone è possibile raccogliere cellule ed essudato, che successivamente vengono analizzati in laboratorio per identificare l’agente responsabile dei fastidi.

Nella donna, l’esame è generalmente tollerato ed indolore e solitamente dura poco più di 3 minuti.

“Prima dell’esecuzione dell’esame, è necessario evitare di utilizzare creme o lavande vaginali. Eventuali terapie antibiotiche devono essere sospese almeno 7 giorni prima” – conclude l’ostetrica Città.