Vacanze in montagna, quali sono gli infortuni più comuni?

Lo sci, come lo snowboard o lo slittino, sono tra gli sport invernali più praticati in montagna, non solo da professionisti ma anche da amatori. Tuttavia si tratta di attività considerate ad alto rischio (anche per i più esperti) che meritano una particolare attenzione. Solo in Italia, infatti, sono circa 30mila gli incidenti che avvengono ogni anno sulle piste da sci. 

La maggior parte degli infortuni – come il polso per gli snowboarder e le ginocchia (o le mani) per gli sciatori – sono legati alle cadute o scivolate, ma anche una scarsa preparazione fisica, abilità, esperienza (e valutazione dei rischi), insieme a problemi fisici, eccesso di peso o un’attrezzatura inadeguata, rappresentano un importante fattore di rischio.   

Quali sono i principali traumi e come possiamo prevenirli?

Ce ne parla la dott.ssa Laura Frontero, chirurgo della mano presso Humanitas San Pio X, Humanitas Castelli, Humanitas Cellini e gli ambulatori Humanitas Medical Care Milano Murat, Lainate, Camozzi a Bergamo.

Chi è più a rischio di incidenti in montagna? 

Purtroppo siamo tutti a rischio di infortunio in montagna. Sia gli sciatori amatoriali, più spesso per scarsa esperienza e/o preparazione atletica, sia gli sportivi professionisti, che devo spingersi al massimo, posso incorrere in traumi che interessano sia gli arti inferiori che superiori.

Quali sono gli infortuni più frequenti in montagna? 

Ogni sport ha i suoi traumi più tipici per quanto riguarda l’arto superiore. 

Chi pratica snowboard è soggetto a cadute ad alto impatto e più frequentemente tendono a cadere all’indietro e urtano i polsi in estensione nel tentativo di proteggersi. Pertanto sono frequenti traumi importanti a carico del polso che possono causare fratture del radio ma anche fratture dello scafoide e, in caso di traumi in iperestensione, lesioni legamentose a livello del polso

L’uso della bacchetta nello sci talvolta può essere causa di lesioni a carico di un legamento che si trova a livello della base del pollice. Quando si rischia di cadere e si usa la bacchetta per stabilizzarsi questa può incastrarsi nella neve e la mano, urtando contro la bacchetta bloccata, può subire un trauma a livello del pollice con lesione del legamento collaterale ulnare dell’articolazione metacarpo falangea del pollice, quel legamento che si trova nella parte interna del pollice, fondamentale nei movimenti di pinza e presa della mano (dà stabilità quando afferriamo gli oggetti).

Come si riconoscono questi infortuni?

Se dopo circa 7-10 giorni dal trauma il dolore non passa (nonostante ghiaccio e antinfiammatori) è bene rivolgersi allo specialista. Il primo esame da fare è sicuramente una lastra per escludere un’eventuale frattura. Tuttavia, per le lesioni tendinee e legamentose è necessaria una visita approfondita con uno specialista che eventualmente può prescrivere esami di secondo livello per approfondire la diagnosi e capirne la gravità.

Cosa bisogna fare appena succedono? 

Appena subiamo un trauma la prima cosa da fare è applicare il ghiaccio e, per fortuna, in genere in montagna non manca. È bene sospendere l’attività in corso e tenere l’arto a riposo onde evitare di peggiorare il quadro clinico.

Per traumi lievi il riposo per qualche giorno con ghiaccio e antinfiammatori può risolvere la situazione.

Che conseguenze possono avere se non trattati nel modo adeguato? 

Traumi non riconosciuti prontamente e, soprattutto, non trattati, possono portare a problematiche maggiori secondarie. Da un piccolo problema si può sviluppare un quadro clinico più serio che può richiedere un trattamento più importante (per esempio chirurgico) con tempi di recupero più lunghi e, in alcuni casi, con una ripresa limitata.

A quali esami bisognerà sottoporre il paziente per verificare il tipo di lesione? 

Il primo esame da fare è sicuramente una lastra. In sede di visita, qualora lo specialista lo dovesse ritenere necessario, si potranno prescrivere esami di secondo livello, come ecografie mirate statiche e dinamiche, TAC e Risonanza Magnetica Nucleare.

Meglio sempre fare una lastra e poi rivolgersi subito allo specialista per evitare di perdere tempo a eseguire esami non sempre necessari.

Una buona preparazione atletica può aiutare a prevenire gli infortuni? 

Sicuramente si! Una buona preparazione prima di cominciare la stagione invernale consente di arrivare sulle piste con un fisico pronto riducendo così il rischio di eseguire movimenti sbagliati e di procurarsi infortuni. 

Come riprendere l’attività fisica dopo un infortunio? 

Ogni infortunio ha i suoi tempi di recupero legati alla gravità dell’infortunio e alla tipologia delle strutture lesionate. Possono andare da un paio di settimane fino a 3-4 mesi.

Purtroppo come tutti i traumi articolari, legamentosi e tendinei i tempi di recupero possono essere anche piuttosto lunghi e vanno assolutamente rispettati per evitare di avere esiti anche a distanza di tempo che possano poi precludere del tutto l’attività sportiva in futuro. 

Chirurgia plastica
Dott.ssa Laura Frontero
Visite ed Esami
Visita ortopedica della mano o del polso

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