La malattia varicosa cronica è una patologia molto diffusa nella popolazione: le varici – espressione clinica della malattia – sono una dilatazione patologica ed irreversibile che tipicamente colpisce le vene superficiali degli arti inferiori

Ne parla il dottor Daniele Bissacco, chirurgo vascolare e angiologo in Humanitas Medical Care Arese e Varese.

Trattandosi di una malattia cronica, non si può guarire in modo definitivo dalle varici: “Esistono diverse procedure, invasive o non invasive, per eliminare o ridurre le complicanze di questa patologia, ma è bene precisare che qualsiasi tipo di intervento non cura la malattia in maniera definitiva. Si può togliere quello che è più malato ed evidente, come ad esempio una safena malata o delle varici fastidiose, ma la malattia venosa permane, almeno finché non vengono trattate le cause all’origine”, spiega il dottor Bissacco. 

Allora perché sottoporsi ad un intervento? Perché è importante prevenire le complicanze della malattia come trombosi, ulcere e altre patologie potenzialmente gravi che compromettono, in maniera irreparabile, la qualità della vita del paziente.

Ad oggi, per quanto le terapie proposte negli ultimi anni abbiano ridotto i casi di varici recidive, circa un paziente su quattro soffre di varici recidive dopo 5 anni dall’intervento. “La ricomparsa può avvenire nello stesso punto in cui le varici erano già state tolte – spiega il chirurgo vascolare- oppure possono comparire in altre regioni degli arti inferiori, come naturale conseguenza della progressione della patologia”. 

Diversi interventi, diversi tipi di recidiva

Ad oggi, le varici possono essere trattate chirurgicamente in due modi: con le tecniche endovascolari (laser e radiofrequenza) e la chirurgia. “Se le prime, ormai considerate le migliori, ‘bruciano’ la vena safena dall’interno, la seconda la ‘sfila’ chirurgicamente”. 

Tenere la safena all’interno del corpo, ormai bruciata ed esclusa dal circolo venoso,  comporta una serie di vantaggi

  • in caso di sua ricanalizzazione (una sua riapertura e nuova malattia), sarà possibile riproporre il medesimo intervento di “bruciatura” senza rischi (rischi che in una recidiva chirurgica aumentano);
  • si avranno meno recidive inguinali (una zona molto delicata che in caso di recidiva chirurgica è spesso interessata); 
  • si avranno molti meno “vasi neoformati” (cosa che invece accade dopo chirurgia, con comparsa di vasi serpiginosi a parete sottile, più complessi da trattare).

“Quindi, sebbene nel lungo periodo le tecniche endovascolari e chirurgiche abbiano risultati simili, le recidive dopo laser o radiofrequenza sono più facilmente trattabili”, chiarisce il dottore. 

In ogni caso, anche se le varici ricompaiono, non sempre queste sono meritevoli di re-trattamento. Per questo è essenziale rivolgersi allo specialista per valutare caso per caso.

Prevenzione: consigli per evitare la ricomparsa delle varici dopo l’intervento

A prescindere dal tipo di intervento a cui si è stati sottoposti, è importante seguire un programma di prevenzione. Solo così si ridurrà la ricomparsa delle recidive. Ecco alcuni semplici consigli da parte dello specialista:

  • Seguire un programma di visite ed eco-color-Doppler venosi degli arti inferiori, per monitorare nel tempo una eventuale ripresa di malattia;
  • utilizzare, anche dopo l’intervento, calze a compressione graduata terapeutiche (anche un gambaletto dedicato) per stimolare la pompa muscolare del polpaccio, responsabile del buon funzionamento del ritorno venoso;
  • farsi consigliare la migliore terapia medica a base di flebotonici, che agiscono su diversi target del circolo venoso e sono utili soprattutto quando le temperature si alzano e diventa più difficile portare la calza elastica tutti i giorni;
  • lavorare sulle cause della malattia e migliorare abitudini e stile di vita: obesità o sovrappeso, difetti della postura o dell’appoggio plantare, lavori a rischio dove si mantiene la stessa posizione per lungo tempo, vita sedentaria.Seguire una dieta sana abbinata ad una costante attività fisica e il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari, contribuiscono a ritardare la patologia varicosa recidiva.

“Ricordate di consultare sempre uno specialista, anche per una corretta prescrizione elasto-compressiva e farmacologica: ogni gamba è diversa, così come ogni paziente”, conclude il dottor Bissacco.