Durante la stagione invernale le piscine delle nostre città si animano di bambini alle prime armi con il nuoto, ma anche di ragazzi ed adulti che trovano nell’acqua la loro dimensione, essendo inoltre un ottimo allenamento per fisico e mente.

Non vi sono particolari controindicazioni allo svolgimento in sicurezza di questa attività, ma una raccomandazione è d’obbligo: mai a piedi nudi!

Parliamo con la dr.ssa Laura Colli, dermatologa di Humanitas Medical Care Arese, degli insidiosi rischi che si nascondono a bordo piscina: le verruche.

 

Verruche, come evitarle

In alcune situazioni, il rischio di “prendere una verruca” è molto alto: spesso capita che ci sia un contatto diretto con il virus, specialmente tra bambini (contagio diretto tramite contatto interumano) o si cammini a piedi nudi in ambienti condivisi con altre persone (contagio indiretto toccando superfici o oggetti contaminati), peggio se si tratta di luoghi caldo-umidi in cui è favorita la proliferazione di agenti patogeni, come piscine e spogliatoi.

Naturalmente, l’infezione dipende anche dalle difese immunitarie di ciascuno: non tutti sono soggetti al contagio allo stesso modo.

La difesa più efficace è utilizzare ciabatte, infradito o scarpette di gomma, affinché non si entri in contatto diretto con pavimenti, bordi piscina, piatti doccia o passatoie di hammam, spa, piscine o palestre.

 

No al fai da te, sì ai trattamenti medici

“Sebbene di per sé non siano sempre dolorose, l’estetica poco gradevole delle verruche e l’alta contagiosità sono ragioni sufficienti per intervenire prontamente, eliminando in modo rapido le verruche” – precisa la dottoressa Colli.

Bandito il fai da te e i rimedi casalinghi, essenziale è invece rivolgersi a specialisti in Dermatologia che sapranno consigliare la cura più adatta a seconda dei singoli casi.

 

I principali trattamenti da effettuarsi in ambito ambulatoriale per risolvere la problematica sono la crioterapia e la causticazione.

La crioterapia è un trattamento molto efficace, basato sul congelamento della verruca: sulla lesione viene applicata per una decina di secondi una sostanza molto fredda, generalmente l’azoto liquido, capace di provocare la distruzione delle cellule alterate.

La causticazione prevede, invece, l’utilizzo di una soluzione per uso topico a base di acido nitrico, zinco, rame e acidi organici che ha un effetto caustico sulle verruche, provocando per contatto la morte dei tessuti infetti.

In entrambi i casi, se la lesione è particolarmente spessa, può essere necessario prima asportare parte dell’ipercheratosi. In caso di non risoluzione della lesione, il trattamento può essere ripetuto fino a guarigione della stessa; in genere sia la crioterapia che la causticazione sono ben tollerate, quasi indolori e hanno una buona efficacia per debellare i fastidiosi “porri” – conclude la dermatologa.