Nelle malattie autoimmuni l’organismo, non riconoscendo come proprie alcune cellule dell’organismo stesso, le attacca e le distrugge.

Le cause non sono ancora note e questo complica il modo di affrontarle.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Giovanni Covini, Responsabile Check Up presso l’Istituto Clinico Humanitas.

Che cosa accade nelle malattie autoimmuni?

L’organismo, fin dalla nascita, impara a riconoscere tutti i propri tessuti, cellule e sostanze (self) e quando viene in contatto con qualcosa di estraneo (non-self) comincia a produrre anticorpi e molecole per combattere l’intruso.

Nelle malattie autoimmuni tessuti e cellule sani dell’organismo vengono trattati come se fossero sostanze estranee e gli anticorpi o linfociti iniziano a combatterli.

Che cosa scateni questo processo è ancora oggetto di dibattito. Sembra che in qualche modo gli ormoni femminili recitino una parte, poiché le donne sono maggiormente colpite e il picco di comparsa della malattia si ha intorno ai 15/20 anni o nell’età pre-menopausale. Gioca anche un ruolo decisivo la predisposizione genetica.

Le malattie autoimmuni del fegato

Le malattie autoimmuni che colpiscono il fegato sono:

  •       l’epatite autoimmune;
  •       la cirrosi biliare primitiva;
  •       la colangite sclerosante primitiva;
  •       la sindrome overlapping.

Ogni malattia autoimmune è caratterizzata dalla presenza nel siero di auto-anticorpi circolanti precisi. Il riconoscimento di questi auto-anticorpi serve a distinguere le varie malattie.

I sintomi e gli esami

I sintomi che possono risultare dei campanelli d’allarme sono diversi. Può presentarsi una profonda stanchezza, a causa delle cellule del fegato che stanno morendo. Può manifestarsi ittero o insufficienza epatica.

Talvolta si manifesta prurito dovuto all’accumulo nel derma di componenti della bile.

Nella fase iniziale potrebbero essere diagnosticate malattie più comuni come infezioni virali o calcolosi.

Le cure

Il trattamento che si applica nell’epatite autoimmune avviene sottoponendo il paziente ad alti dosaggi di cortisone per alcuni mesi. Quando il sistema immunologico sarà tornato in equilibrio, si scalerà il cortisone a dosaggi minimi.

Per quanto riguarda la colangite sclerosante e la cirrosi biliare, la terapia con cortisone e immunosoppressori è di scarso risultato quindi si agisce in modo diverso.

Intervenire chirurgicamente è possibile solo nella colangite sclerosante. Si introducono alcuni “stent”, cioè cannucce per tenere artificialmente dilatati i dotti. Solo nei casi in cui la terapia medica non funziona si effettua un trapianto di fegato.