Prevenzione: cosa vuol dire avere uno stile di vita sano e perché è importante

Le malattie croniche, come patologie cardiovascolari, tumori, diabete e malattie respiratorie croniche, sono tra le principali cause di mortalità in Europa e nel mondo.

Spesso sono legate a fattori di rischio che dipendono dallo stile di vita, dall’ambiente frequentato, dalla condizione socioeconomica e culturale: i cosiddetti determinanti di salute. Diversamente dai fattori genetici e da quelli ereditari, alcuni determinanti si possono modificare.

In che modo lo stile di vita è importante in ottica di prevenzione, e cosa significa avere uno stile di vita sano?

Ne parliamo con il dottor Marcello Dantes, specialista in reumatologia e medicina interna presso i centri medici Humanitas Medical Care.

Cos’è la prevenzione?

La prevenzione è l’insieme delle azioni che permettono di ridurre il rischio di sviluppare malattie prima che compaiano sintomi specifici. Tra l’esposizione al rischio e la presentazione dei sintomi possono anche passare decenni, nei quali si sottovaluta l’opportunità di comportamenti preventivi.

Si può intervenire su quei fattori che nel tempo possono favorire l’insorgenza delle principali patologie croniche, come:

  • fumo
  • alimentazione non equilibrata
  • alcol
  • eccesso di sale nella dieta
  • scarsa attività fisica
  • obesità e/o sovrappeso.

Questi elementi tendono a sommarsi e a influenzare progressivamente la salute dell’organismo, soprattutto a livello cardiovascolare e metabolico.

In cosa consiste uno stile di vita sano?

Uno stile di vita sano si basa su un insieme di comportamenti quotidiani che riducono l’esposizione ai fattori di rischio più comuni.

L’alimentazione ha un impatto diretto sull’equilibrio dell’organismo. Un alto apporto di sale è associato all’aumento della pressione arteriosa, con conseguente maggiore rischio di eventi cardiovascolari. L’eccesso di alimenti ricchi di calorie, rispetto al fabbisogno energetico, favorisce l’aumento del peso corporeo e questo può influire sul metabolismo degli zuccheri e dei grassi, e di conseguenza il rischio di diabete e malattie cardiovascolari potrebbe aumentare. Inoltre la qualità degli alimenti influenza i fenomeni di invecchiamento cellulare. 

La dieta deve essere varia, includendo alimenti di tutti i gruppi alimentari e l’educazione alimentare deve cominciare immediatamente, sin dall’infanzia. In particolare, dopo i primi sei mesi di vita in cui è raccomandato esclusivamente l’allattamento, si dovrebbe affiancare al latte l’introduzione di alimenti ricchi di nutrienti, a ridotto contenuto di sale o zucchero.

Il movimento del corpo ha effetti su più sistemi contemporaneamente. Camminare, usare la bicicletta, nuotare o svolgere attività quotidiane attive contribuisce a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari, diabete e alcune forme tumorali. Un quarto della popolazione vive in una condizione di assoluta sedentarietà e una quota consistente degli adulti non raggiunge i livelli minimi di attività fisica raccomandati, e questa mancanza incide su una parte rilevante della mortalità precoce.

Anche il fumo e l’alcol incidono in modo rilevante. Il fumo è un concentrato di sostanze tossiche introdotte nel sistema respiratorio ed è associato a danni diffusi su quasi tutti gli organi e a milioni di decessi ogni anno in Europa e nel mondo. L’alcol è collegato a più di 200 condizioni diverse e il rischio aumenta in modo proporzionale alla quantità consumata.

Come migliorare il proprio stile di vita?

Nel corso della vita cambiano le esigenze dell’organismo e anche le modalità con cui è possibile intervenire sulle abitudini quotidiane.

Durante l’infanzia e l’adolescenza, il movimento quotidiano sostiene un armonico sviluppo fisico e cognitivo e sociale. L’attività fisica regolare aiuta a mantenere un equilibrio energetico corretto e riduce la probabilità di aumento eccessivo del peso. In questa fase si formano anche le abitudini alimentari, che tendono a influenzare le scelte future.

Nell’età adulta il bilancio tra lavoro, attività fisica e alimentazione diventa spesso meno equilibrato. La sedentarietà aumenta e con essa il rischio di accumulo di peso corporeo e alterazioni metaboliche e anche i pasti fuori casa sono spesso sbilanciati e non salutari. In questa fase diventa importante mantenere costante il movimento settimanale e controllare l’introduzione di sale e calorie rispetto al fabbisogno reale.

Nella popolazione anziana il movimento ha un effetto diretto sulla capacità di mantenere autonomia e stabilità fisica, aiuta a preservare la forza muscolare e la coordinazione, prevenendo le cadute. L’esercizio fisico aumenta la funzione cardiovascolare e il controllo dei principali fattori di rischio accumulati negli anni, oltre a consentire una migliore risposta terapeutica nelle malattie croniche.

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