Come aumentare l’assunzione di fibre senza causare gonfiore intestinale

Le fibre alimentari sono un pilastro della salute digestiva e metabolica. Un corretto apporto è associato a riduzione del rischio cardiovascolare, miglior controllo glicemico, regolarità intestinale e modulazione favorevole del microbiota. Molte persone, però, sperimentano gonfiore, meteorismo o crampi quando aumentano l’assunzione di fibre, con conseguente abbandono delle buone intenzioni alimentari.

Ne parliamo con il dottor Luciano Guerra, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso Humanitas San Pio X e Humanitas Medical Care.

Cosa sono le fibre?

Le fibre sono carboidrati non digeribili che raggiungono il colon, dove vengono in parte fermentati dai batteri intestinali. Questo processo produce acidi grassi a catena corta (benefici) ma anche gas. Il gonfiore non è quindi un segno di “intolleranza”, bensì il risultato di:

  • aumento improvviso della fermentazione
  • microbiota non ancora adattato
  • scelta di fibre altamente fermentabili
  • assunzione insufficiente di liquidi.

Le fibre alimentari non sono tutte uguali e il modo in cui agiscono nell’intestino può cambiare molto. Una prima distinzione riguarda le fibre solubili e quelle insolubili.

Le fibre solubili, presenti per esempio in avena, psyllium e semi di chia, hanno la capacità di formare un gel quando entrano in contatto con l’acqua. Questo processo rallenta la digestione e, nella maggior parte dei casi, risulta più facile da tollerare per l’intestino.

Le fibre insolubili si trovano invece in alimenti come la crusca e in alcune verdure. In questo caso il loro compito è quello di aumentare il volume delle feci e stimolare il movimento intestinale. Se introdotte in quantità elevate, però, possono risultare più irritanti.

Un’altra categoria da considerare è quella delle fibre fermentabili, indicate con il termine FODMAP. Queste sostanze nutrono il microbiota intestinale, ma possono favorire la produzione di gas e il gonfiore in alcune persone.

Per questo motivo, quando si vuole aumentare l’apporto di fibre, può essere utile partire da fonti solubili e poco fermentabili, che tendono a essere più facili da tollerare nelle fasi iniziali.

Come aumentare il consumo di fibre?

Uno degli errori più comuni consiste nell’aumentare le fibre troppo velocemente. Un approccio più graduale permette invece all’intestino e al microbiota di adattarsi nel tempo: in molti casi è sufficiente aumentare l’apporto di circa 3-5 grammi ogni 4-7 giorni.

Le fibre assorbono acqua e se l’organismo non riceve abbastanza liquidi, il transito intestinale può rallentare, con conseguente sensazione di pienezza. Bere circa 1,5–2 litri di acqua al giorno, distribuiti nel corso della giornata, aiuta a mantenere l’equilibrio.

Nella scelta degli alimenti conviene iniziare con fonti generalmente più facili da digerire. Tra queste rientrano l’avena, il riso integrale ben cotto, le patate raffreddate che contengono amido resistente e alcune verdure come carote, zucchine e finocchi. Anche la frutta matura senza buccia tende a risultare più tollerabile nelle prime fasi. Altri alimenti possono risultare più impegnativi se introdotti subito in quantità elevate, come i legumi interi non ammollati, i cavoli, la cipolla cruda, la crusca di frumento e i dolcificanti poliolici come sorbitolo e xilitolo.

La cottura delle verdure riduce la fermentabilità di alcune fibre e può renderle più facili da digerire. I legumi, se lasciati in ammollo per 12–24 ore e poi sciacquati, risultano generalmente più tollerabili. Le zuppe possono essere frullate, così da ridurre la dimensione delle fibre.

Bisogna poi distribuire le fibre nei diversi pasti della giornata. Consumare circa 25–30 grammi di fibre suddivisi tra colazione, pranzo e cena è spesso meglio tollerato rispetto a concentrare tutto in un unico pasto. Anche le bevande molto ricche di ingredienti fibrosi, come alcuni smoothie, possono provocare gonfiore se assunte in grandi quantità.

In alcuni casi si possono utilizzare anche integratori di fibre. Lo psyllium è tra quelli che in genere risultano più facili da tollerare e possiede anche un effetto prebiotico. Il glucomannano può essere utile ma richiede un’introduzione prudente, mentre l’inulina può favorire la salute del microbiota ma nelle persone sensibili può aumentare il gonfiore. Anche con gli integratori è sempre meglio partire da quantità basse e aumentare gradualmente, seguendo le indicazioni mediche.

Cosa fare quando il gonfiore persiste?

Se il gonfiore è intenso o associato a dolore, diarrea o stipsi severa, può essere utile:

  • valutare una dieta low-FODMAP temporanea
  • escludere condizioni come intestino irritabile, intolleranze o disbiosi
  • consultare un professionista della nutrizione.
Chirurgia Generale
Dottor Luciano Guerra
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