Anemia: cosa accade al nostro organismo quando abbiamo un calo di emoglobina e globuli rossi nel sangue

L’anemia, cioè una condizione in cui il numero di globuli rossi presente nel sangue non è sufficiente a trasportare abbastanza ossigeno da soddisfare i bisogni dei diversi tessuti e organi del corpo, è una patologia che colpisce circa il 10-20% della popolazione; nel 50% dei casi l’anemia è dovuta ad una carenza di ferro, ma la percentuale può variare tra diverse popolazioni e aree geografiche in relazione alle specifiche condizioni locali.

Ne parla professor Matteo Della Porta, responsabile della sezione leucemie e mielodisplasie in Humanitas e specialista in Humanitas Medical Care.

Anemia e come riconoscerla: i sintomi

Pallore, debolezza e stanchezza costante, scarso appetito. Ma anche mancanza di concentrazione, ridotta capacità di compiere sforzi fisici: sono alcuni dei sintomi più diffusi, in chi soffre di anemia.

“I sintomi di una anemia da carenza di ferro cambiano nel corso del tempo: inizialmente possono essere lievi, perché l’organismo assorbe gli elementi dai depositi di ferro presenti sotto forma di ferritina. Quando la carenza continua, i sintomi si intensificano e si possono manifestare più frequentemente”, spiega il medico.

Quando ci si considera anemici?

Non in tutti i casi di presenza dei sintomi citati o di livelli ‘bassi’ di globuli rossi sono considerati anemia: “in genere si parla di anemia quando i livelli di emoglobina nel sangue sono inferiori a 13 g/dl nel caso dell’uomo o 12 g/dl nel caso della donna”, chiarisce Della Porta.

I numeri evidenziano una serie di soggetti più a rischio: in particolare, in Europa le persone che soffrono di anemia sono circa il 22,9%.

  • 26,5% bambini in età prescolare
  • 8,3% donne in gravidanza
  • 28% donne non in gravidanza
  • 9,3% ragazzi in età scolare
  • 14,1% uomini
  • 8% persone anziane

Le cause

Le cause dell’anemia da ferro possono essere diverse.

In primis la perdita di sangue, anche se non evidente o interna, può comportare una riduzione dei livelli di ferro: questo si verifica soprattutto nelle donne in età fertile durante il ciclo mestruale, mentre in caso di gravidanza e allattamento possono verificarsi abbassamenti di ferro nell’organismo che visto lo sviluppo del bambino necessita di un fabbisogno maggiore di ferro.  

In alcuni casi, seppur più rari, la mancanza di ferro potrebbe essere dovuta ad una cattiva alimentazione, ad esempio da una dieta

in cui è drasticamente ridotto l’apporto di ferro, o da uno scarso assorbimento del ferro dovuto ad alcuni difetti del

metabolismo che non consentono di assorbire a sufficienza il ferro introdotto con l’alimentazione (è il caso della celiachia).

Anche determinate patologie come lo scompenso cardiaco, l’insufficienza renale cronica e le malattie infiammatorie croniche intestinali, e alcune patologie oncologiche  a carico dell’apparato gastroenterico, etc,possono generare carenza di ferro, così come interventi chirurgici che hanno coinvolto il tratto intestinale possono ridurre la capacità di assorbimento del ferro.

Anemia da non sottovalutare

Molti pazienti sottovalutano l’anemia, un disturbo che in realtà non va per niente sottovalutato poiché potrebbe essere campanello di allarme per altre patologie correlate e perché può avere un impatto importante sulla vita quotidiana di chi ne soffre. 

Una carenza di ferro potrebbe essere, ad esempio, un indizio di: malnutrizione, infiammazioni, malattie del sangue o autoimmuni ma anche insufficienze renali. 

E’ bene quindi rivolgersi sempre ad uno specialista quando, ad esempio in seguito alle analisi del sangue di routine, si trovano valori non in regola per quanto riguarda ferro e globuli rossi.

Gli effetti dell’anemia sulla vita quotidiana

“Il ferro svolge un ruolo fondamentale contro infezioni e malattie, mantenendo i livelli di energia e la normale funzione cerebrale. Quando il ferro nell’organismo è scarso, gli effetti su molti aspetti della vita quotidiana sono molteplici”, dice il professor Della Porta.

Alcuni esempi:

  • Sport: secondo i più recenti dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la carenza di ferro può causare una riduzione del 30% dell’attività fisica. L’anemia da sport è spesso causata da una carenza di ferro, visibile soprattutto negli atleti di durata e può dipendere da un cattivo assorbimento del ferro ed aumento delle perdite:
  • Donne e ciclo mestruale: una donna su tre soffre di carenza di ferro dovuta principalmente ad un ciclo mestruale abbondante, un fattore che si ripercuote sulle performance lavorative e scolastiche. Si stima, infatti, che il 19% delle studentesse soffra di questi sintomi a causa di una carenza;
  • Future mamme: in gravidanza, l’organismo delle future mamme ha necessità di una quantità di ferro di tre volte superiore, per la corretta crescita e sviluppo del bambino. L’anemia se intensa e prolungata, raddoppia il rischio di parto prematuro e triplica il rischio di basso peso alla nascita. “In media, il 40% delle future mamme inizia una gravidanza senza adeguate scorte di ferro e il 90% non assume sufficiente ferro durante la gestazione”, chiarisce Della Porta.

Prevenzione: come evitare carenza di ferro e anemia

Tra le principali forme di prevenzione per evitare un abbassamento dei livelli di ferro nel nostro organismo, c’è sicuramente l’alimentazione, come spiega lo specialista di Humanitas Medical Care Milano Premuda: “una dieta varia ed equilibrata è la prima forma preventiva per evitare l’insorgenza dell’anemia. Per un corretto assorbimento delle giuste quantità di ferro, ci sono una serie di elementi essenziali da integrare nell’organismo”, tra cui:

  •  Vitamina B12, che si può trovare nel fegato, nei molluschi bivalvi e in quantità modeste anche nel latte e nelle uova ed è resistente alle cotture. 
  • Acido folico, contenuto nel fegato e in altre frattaglie (che hanno contenuti piuttosto elevati in folati, quest’ultimi presenti anche nelle uova)

Inoltre, suggerisce il medico “è consigliato incrementare il consumo di alimenti di origine vegetale: cereali integrali, agrumi e legumi (fagioli, ceci, lenticchie) e frutta secca (noci, mandorle, nocciole)”.

Acido ascorbico (vitamina C): si trova in tutta la frutta e negli ortaggi crudi o poco cotti, soprattutto peperoni, pomodori, ortaggi a foglia verde. La conservazione (anche in frigo), la cottura e i lunghi lavaggi ne diminuiscono gradualmente la concentrazione.

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