La frattura della caviglia è una lesione che consiste nella rottura di una o più ossa che partecipano all’articolazione, come tibia e perone (in particolare i malleoli) e, più raramente, l’astragalo. Non tutte le fratture sono uguali: alcune coinvolgono un solo osso, altre più strutture; possono essere composte, quando i frammenti ossei restano allineati, oppure scomposte, quando l’assetto anatomico viene alterato.
Si distinguono inoltre fratture chiuse ed esposte, nel caso in cui l’osso superi la barriera cutanea.
Quali sono i sintomi e come comportarsi in caso di sospetta frattura della caviglia? Ne parliamo con il dottor Agustin Barbero, specialista in Ortopedia del piede e della caviglia presso Humanitas Medical Care.
Frattura della caviglia: quali sono le cause?
La causa più frequente è una torsione innaturale della caviglia, che può verificarsi durante una camminata su terreno irregolare, una corsa o una caduta con appoggio scorretto del piede.
In altri casi la frattura è conseguenza di un trauma diretto, come negli incidenti stradali o negli urti ad alta energia.
Alcuni fattori possono aumentare il rischio di frattura:
- fragilità ossea legata a osteopenia o osteoporosi
- pratica di sport ad alto impatto (calcio, basket, tennis)
- aumento improvviso dei carichi di allenamento
- utilizzo non adeguato dell’attrezzatura sportiva.
Frattura della caviglia: i sintomi
Il primo campanello d’allarme è un dolore intenso e immediato, localizzato nella zona della lesione.
Nel giro di poco tempo compaiono gonfiore ed ematomi, spesso estesi.
La caviglia può apparire deformata rispetto al normale profilo anatomico e il movimento diventa molto limitato. Nella maggior parte dei casi camminare o caricare il peso corporeo sull’arto colpito risulta impossibile.
In alcune situazioni possono comparire lesioni cutanee (come vescicole o flittene) legate all’edema e alla compromissione dei tessuti molli.
Nel lungo periodo, se non trattata in modo corretto, una frattura della caviglia può favorire lo sviluppo di artrosi post-traumatica, anche a distanza di anni.
Come si arriva alla diagnosi?
La diagnosi viene formulata dallo specialista ortopedico attraverso l’esame clinico e il supporto di indagini strumentali.
La radiografia è l’esame di primo livello e consente di identificare la frattura e definirne le caratteristiche principali.
Quando è necessario uno studio più approfondito delle strutture ossee o dei tessuti circostanti, possono essere richieste TAC o risonanza magnetica, utili per valutare l’estensione della lesione e pianificare il trattamento più adeguato.
Caviglia fratturata: cosa fare?
In caso di sospetta frattura della caviglia è fondamentale:
- limitare i movimenti e mantenere l’arto immobilizzato
- applicare ghiaccio per ridurre dolore e gonfiore
- evitare di caricare peso sull’arto interessato
- assumere antidolorifici solo se necessario.
È importante rivolgersi tempestivamente a un medico per una valutazione specialistica.
Il trattamento dipende dal tipo e dalla gravità della frattura.
Nei casi meno complessi può essere sufficiente un periodo di immobilizzazione con gesso o tutore, per consentire la guarigione dell’osso.
Quando la frattura è scomposta o coinvolge più strutture articolari, può essere indicato un intervento chirurgico, finalizzato al riallineamento dei frammenti ossei e alla loro stabilizzazione mediante mezzi di sintesi. Questo approccio consente spesso una ripresa più precoce del movimento e del carico, inizialmente protetto con l’uso di stampelle.
Caviglia fratturata: riabilitazione e recupero
Dopo la fase iniziale di trattamento ha inizio la riabilitazione, con l’obiettivo di recuperare mobilità, forza muscolare e un corretto schema del passo.
Nei pazienti sportivi, il percorso può proseguire con una fase di riatletizzazione, una volta completata la consolidazione ossea.
I mezzi di sintesi non vengono rimossi di routine; qualora risultino mal tollerati possono essere rimossi generalmente non prima di 12 mesi dall’intervento, previa valutazione specialistica.
La visita ortopedica – frattura caviglia ha lo scopo di individuare la presenza di alterazioni funzionali o patologiche dell’articolazione della caviglia.