Con l’avanzare dell’età, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari aumenta in modo progressivo. Si tratta di un processo fisiologico che non deve essere interpretato come inevitabile, ma come un cambiamento che richiede maggiore attenzione alla prevenzione e al monitoraggio dei principali fattori di rischio.
Dopo i 45 anni, infatti, è più frequente osservare l’insorgenza di condizioni come ipertensione, diabete, alterazioni del colesterolo e aumento del peso corporeo, anche in persone che non presentano sintomi. Per questo motivo, i controlli periodici diventano uno strumento fondamentale per intercettare precocemente eventuali alterazioni e intervenire in modo mirato.
Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Simona Bruno, specialista in Humanitas Medical Care.
Il rischio cardiovascolare dopo i 45 anni
Il rischio cardiovascolare non aumenta in modo improvviso, ma si modifica gradualmente nel tempo, in relazione a fattori genetici, abitudini di vita e condizioni cliniche.
In questa fase della vita si osserva più frequentemente:
- aumento della pressione arteriosa;
- aumento del colesterolo LDL e dei trigliceridi;
- riduzione della capacità dell’organismo di gestire gli zuccheri;
- incremento del peso corporeo, soprattutto a livello addominale;
- presenza di segni iniziali di aterosclerosi, spesso senza sintomi.
Queste alterazioni possono essere presenti anche in soggetti apparentemente sani e rappresentano un elemento importante nella valutazione del rischio cardiovascolare complessivo.
Pressione, colesterolo e glicemia: i parametri da tenere sotto controllo
Tra i diversi fattori di rischio, tre parametri hanno un ruolo centrale nella prevenzione cardiovascolare: pressione arteriosa, colesterolo e glicemia:
- la pressione arteriosa elevata è spesso asintomatica, ma rappresenta uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus;
- il colesterolo LDL in eccesso favorisce la formazione di placche nelle arterie, che nel tempo possono ostacolare il normale flusso sanguigno;
- la glicemia elevata e il diabete aumentano il rischio cardiovascolare attraverso meccanismi che coinvolgono il danno dei vasi sanguigni e alterazioni del metabolismo.
Prevenzione cardiovascolare: i controlli da fare
La prevenzione cardiovascolare si basa su una valutazione globale del rischio individuale e non su un singolo esame. In un percorso di controllo possono essere inclusi:
- misurazione della pressione arteriosa;
- esami del sangue per il profilo lipidico (colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi);
- valutazione della glicemia a digiuno ed eventualmente dell’emoglobina glicata;
- elettrocardiogramma (ECG) a riposo;
- valutazione del peso corporeo e della circonferenza addominale.
In base alla storia clinica e al profilo di rischio, il medico può consigliare ulteriori approfondimenti, come ecocardiogramma, test da sforzo o monitoraggio Holter, soprattutto in presenza di sintomi o familiarità per patologie cardiovascolari.
Ogni quanto fare i controlli
La frequenza dei controlli cardiovascolari varia in base alla persona e viene definita considerando età, fattori di rischio e condizioni cliniche.
In generale:
- in assenza di fattori di rischio, può essere sufficiente un controllo ogni 2–3 anni;
- in presenza di fattori di rischio come ipertensione, colesterolo elevato, sovrappeso o familiarità, è consigliabile una valutazione almeno annuale;
- nei pazienti con patologie cardiovascolari già diagnosticate, il follow-up viene definito dallo specialista cardiologo in modo personalizzato.
Dopo i 45 anni, anche in assenza di sintomi, la prevenzione diventa quindi un elemento centrale per mantenere sotto controllo la salute del cuore e intercettare precocemente eventuali alterazioni.

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