Solitamente, gli sport di contatto (rugby, calcio, basket, arti marziali, ecc.), proprio per la loro caratteristica, sono quelli nei quali si presentano la maggior parte degli infortuni rispetto ai tradizionali e più individuali quali il nuoto, il tennis, la bicicletta…. Anche se questi ultimi non se sono esenti.

Quali le differenze?

Negli sport di contatto, le lesioni vanno dal semplice trauma muscolare a quello più complesso che coinvolge le articolazioni maggiori quali ginocchio e spalla oppure le minori come dita, polso, rachide, costato. 

Gli sport senza contatto diretto con l’avversario, invece, possono provocare infortuni altrettanto gravi, ma più selettivi ossia in zone ben precise del corpo che, generalmente, sono il ginocchio, la spalla e la caviglia.

“In genere, il trauma può essere causato da un contatto con l’avversario o da un movimento scorretto dell’atleta. Nel caso di infortunio da contatto, è difficile prevenire l’evento traumatico anche nel caso di atleti professionisti. L’unica prevenzione è una corretta preparazione fisica che, ovviamente, dovrà essere maggiore più cresce il livello della competizione. Non solo, è fondamentale eseguire il gesto tecnico in modo corretto, così da prevenire gli infortuni che si provocano senza il contatto con l’avversario”, spiega il dottor Pietro Banchini, ortopedico e specialista in chirurgia del ginocchio e della spalla di Humanitas Medical Care Varese, Humanitas Medical Care Milano Murat, Milano De Angeli e Humanitas Mater Domini (Castellanza – VA). La lesione più frequente (in tutte le tipologie di sport) è quella che interessa il ginocchio e può andare dalla distorsione semplice, con interessamento di alcune strutture senza una vera e propria lesione, alla lussazione totale dell’articolazione con gravi danni a tutte le strutture dello stesso.

A seguito di un trauma, che sia esso maggiore o minore, è fondamentale una corretta diagnosi che deve essere eseguita nel minor tempo possibile e da uno specialista esperto. “Innanzitutto, è necessaria un’accurata valutazione dell’arto coinvolto ed un’analisi del modo in cui questo si può indirizzare verso la corretta diagnosi. Valutare il dolore, la tumefazione, la capacità di movimento, aiuterà a decidere quale sia l’esame strumentale più indicato. Inquadrato il sospetto diagnostico, è dunque possibile impostare la corretta terapia e permettere all’atleta il rientro in campo nel minor tempo possibile”, continua lo specialista.

La terapia può essere farmacologica, fisica, riabilitativa per arrivare poi al trattamento chirurgico.

Traumi al ginocchio

Nel caso specifico di traumi al ginocchio, occorre innanzitutto valutare clinicamente l’integrità dei legamenti che stabilizzano l’articolazione, ossia i legamenti crociati (anteriore e posteriore), i legamenti collaterali (mediale e laterale), i menischi ed eventuali possibili danni condrali. Con la diagnosi confermata attraverso gli esami strumentali, si prosegue con il percorso terapeutico impostato e, nel caso di lesioni gravi che necessitino di intervento chirurgico, si imposta la terapia per arrivare nelle migliori condizioni e favorire un rapido recupero post-operatorio.

Quando si deve intervenire chirurgicamente, è fondamentale ripristinare la normale anatomia del ginocchio per poter iniziare subito dopo la riabilitazione ed accorciare il più possibile i tempi di recupero e quindi avere un rapido ritorno alle attività sportive. “La tecnica chirurgica consiste nella ricostruzione anatomica del legamento crociato affinché si possa ricreare un’anatomia ed una biomeccanica pressoché identica a quella normale, prima dell’infortunio. Si tratta di una tecnica molto particolare che garantisce risultati eccellenti ed un ritorno alla vita normale ed alle attività sportive in tempi molto rapidi, con un dolore post-operatorio molto contenuto ed una mobilità dell’arto immediata. Importante per il corretto recupero è il continuo aggiornamento tra chirurgo e terapista per poter modificare il percorso riabilitativo in base alle condizioni del paziente.

Non esiste più un protocollo riabilitativo standardizzato, ma viene personalizzato per ogni paziente in base alla lesione, al recupero ed al tipo di sport praticato ed al livello praticato. Controlli periodici sono ovviamente necessari per poter monitorare i progressi del paziente e per poter tornare a svolgere il proprio sport. Il rientro avverrà in modo progressivo e solo quando tutte le strutture riparate saranno guarite. A questo punto, l’atleta, professionista o amatoriale, potrà considerarsi guarito ed in grado di poter tornare alle competizioni”, conclude il dottor Banchini.