L’iperplasia prostatica benigna (IPB) è una patologia caratterizzata dall’aumento di volume della ghiandola prostatica, condizione che può comprimere il canale uretrale, causandone una parziale ostruzione e interferendo con la capacità di urinare. Tale ingrossamento, molto comune tra gli uomini a partire già dai quarant’anni di età, non deve allarmare perché si tratta di una patologia benigna e reversibile.

Ce lo spiega il dottor Gianluigi Taverna, Urologo in Humanitas Medical Care in via Domodossola, Milano.

Esiste una correlazione tra ingrossamento della prostata e carcinoma prostatico?

“L’ingrossamento progressivo della ghiandola prostatica, che avviene in tutti gli uomini a partire dalla fine della pubertà sotto l’azione degli ormoni maschili, non ha nulla a che vedere con il tumore della prostata”, rassicura l’urologo.

L’iperplasia o ipertrofia benigna della prostata non è, quindi, una malattia, ma una condizione parafisiologica. “Tuttavia, in una percentuale di casi, può determinare disturbi che interferiscono con la vita di tutti i giorni. Progressivamente la ghiandola può ostruire e chiudere il collo della vescica determinando una maggiore resistenza alla fuoriuscita dell’urina”, aggiunge l’esperto.

Con quali sintomi si presenta questo disturbo?

Il disturbo si manifesta in modo graduale. “Tutti gli uomini, con l’avanzare dell’età, sperimentano un cambiamento nel modo di urinare”, afferma l’esperto. I segni e i sintomi dell’iperplasia prostatica, che possono verificarsi da soli o in associazione, sono i seguenti:

  •     maggiore frequenza nell’urinare;
  •     difficoltà a trattenere l’urina;
  •     difficoltà a iniziare a urinare;
  •     riduzione del flusso urinario;
  •     blocco della minzione e conseguente incompleto svuotamento della vescica.

Quali controlli occorre fare?

Quando si manifestano uno o più di questi sintomi, che possono alterare la qualità della vita del paziente, è bene sottoporsi a una visita specialistica.

“Gli esami misurano, in base a precisi parametri clinici, il grado di ostruzione – spiega il dottore – e comprendono: una visita specialistica con l’obiettivo di valutare le dimensioni della prostata, esami diagnostici quali l’ecografia dell’apparato urinario, per escludere la presenza di calcoli o disfunzioni a carico dei reni che compromettano la funzione urinaria, l’uroflussimetria, un esame non invasivo che permette di misurare la velocità del flusso urinario”.

Quali sono i trattamenti possibili?

In base al grado di sintomatologia, si decide la terapia farmacologica che consente di rilassare la muscolatura dell’apparato urinario e favorire lo svuotamento della vescica. “Se, invece, il paziente non risponde ai farmaci – conclude il dottor Taverna – o questi smettono di funzionare, si valuta attentamente la qualità della vita del paziente e si può prendere in considerazione l’opzione chirurgica”.