La menopausa “non è una malattia, ma un momento fisiologico nella vita di una donna”.

Con queste parole la dottoressa Mariantonietta Molinari, ginecologa in Humanitas Medical Care parla di questa delicata fase in cui tutte le donne entrano tra i 45 e i 55 anni.

I sintomi si presentano lievi per alcune donne, ma talora possono impattare negativamente sulla qualità di vita. “Non solo i sintomi – aggiunge la dottoressa – ma anche la loro intensità, il timing di insorgenza e la durata sono variabili e di conseguenza le opzioni terapeutiche sono molteplici (sia ormonali e che non ormonali). Ecco perché è fondamentale un approccio personalizzato verso ogni donna e il rapporto delle pazienti con il medico è importante, non solo nella fase iniziale, per valutare la sintomatologia, individuare eventuali indagini da fare, concordare una scelta terapeutica personalizzata, indicare possibili modificazioni degli stili di vita, ma anche per fornire informazioni sugli effetti a lungo termine della menopausa quali l’aumentato rischio cardiovascolare e l’osteoporosi”.

Come riconoscere la menopausa

I primi sintomi della menopausa si presentano generalmente tra i 45 e i 55 anni: “Tra 40-45 si parla di menopausa prematura – spiega la dottoressa -, mentre  solo una piccola percentuale di donne, via via decrescente, continua a mestruare fino a 60 anni”. 

La diagnosi definitiva di menopausa, quindi di interruzione del ciclo, si esegue di fatto a posteriori: “Occorre infatti lasciar passare un periodo di 12 mesi consecutivi di assenza di mestruazioni per accertare la menopausa”, chiarisce la dottoressa Molinari.

Il primo sintomo riguarda un’alterazione del ciclo mestruale (mestruazioni ravvicinate e abbondanti oppure più distanziate tra di loro), che può essere accompagnato da disturbi e sintomi causati dalla diminuzione di estrogeni come le vampate di calore, di intensità e frequenza variabile. Altri sintomi correlati con la diminuzione degli estrogeni sono: sudorazioni profuse, palpitazioni e tachicardia, disturbi del sonno,   secchezza vaginale,  irritabilità, disturbi della concentrazione e della memoria, diminuzione del desiderio sessuale. 

I trattamenti: personalizzati e ad hoc per ogni paziente

“Le opzioni terapeutiche sono molteplici e vanno personalizzate in relazione ai sintomi, al loro impatto sulla qualità di vita, alla storia clinica di ogni donna, alla presenza di eventuali patologie concomitanti tra cui l’obesità o abitudini voluttuarie come il fumo”, ha specificato la ginecologa.

 Ad esempio, “Una terapia ormonale somministrata per via vaginale o sistemica, se accuratamente pianificata e monitorata, può migliorare in modo significativo la qualità di vita degli anni peri e post-menopausali. Oltre alla terapia ormonale, è stata dimostrata l’efficacia di alcune molecole, tra cui i fitoestrogeni, capaci di ridurre la sintomatologia vasomotoria – ha aggiunto la dottoressa -, come pure è segnalata l’efficacia di alcuni emollienti nell’ alleviare l’atrofia urogenitale.

Tuttavia  – precisa ancora Molinari – occorre ricordare che un prodotto naturale non sempre è sicuro ed essendo considerati integratori alimentari la loro immissione in commercio non è soggetta agli stessi controlli che regolano le specialità medicinali”.

Menopausa e stile di vita: controllo del peso e niente fumo alleati per la prevenzione di rischio cardiovascolare e osteoporosi

A partire dalla menopausa, l’organismo di ogni donna si modifica e aumentano il rischio cardiovascolare e le patologie osteoarticolari: la loro prevenzione può essere messa in atto già da subito con una correzione degli stili vita e delle abitudini.

“La carenza estrogenica della menopausa condiziona, insieme all’età, un rallentamento del metabolismo in generale, un aumento dell’appetito e una distribuzione del grasso corporeo a livello del girovita, correlato con un maggior rischio cardiovascolare”, precisa la specialista. 

“Un regime dietetico controllato e un’implementazione dell’attività fisica concorrono, unitamente alla sospensione del fumo, riducono non solo il rischio cardiovascolare, ma anche dei rischi correlati a patologie osteoarticolari”, ha concluso. 

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