L’occhio secco è uno di quei disturbi che molti sottovalutano finché non diventa un problema quotidiano.
All’inizio si avverte solo un lieve fastidio, ma col tempo può trasformarsi in bruciore, arrossamento, visione sfocata e una sensazione costante di sabbia negli occhi.
Ne parliamo con il dottor Fabrizio Camesasca, oculista responsabile dei centri medici Humanitas Medical Care Milano.
Che cos’è l’occhio secco?
L’occhio secco si verifica quando le lacrime non sono sufficienti o non riescono a svolgere bene la loro funzione. Le lacrime non servono solo a “bagnare” l’occhio, ma a lubrificarlo, nutrirlo e proteggerlo da polvere, batteri e irritazioni.
Il film lacrimale, infatti, è composto da tre strati: uno acquoso, uno lipidico (grasso) e uno mucoso. Quando uno di questi si altera, la superficie oculare perde equilibrio. È allora che compaiono i fastidi.
Quali sono i sintomi dell’occhio secco?
I sintomi sono abbastanza riconoscibili, anche se spesso vengono trascurati. I più comuni sono:
- sensazione di sabbia o corpo estraneo
- bruciore e prurito
- arrossamento
- lacrimazione eccessiva (paradossalmente, perché le lacrime sono “povere” e evaporano in fretta)
- visione annebbiata, soprattutto dopo ore al computer o in ambienti secchi
- difficoltà ad aprire gli occhi al mattino.
Chi passa molto tempo davanti agli schermi o in ambienti con aria condizionata o riscaldamento acceso tende ad avvertirli di più.
Quali sono le cause dell’occhio secco?
Le cause possono essere tante, e spesso si sommano tra loro. In generale, si distinguono due grandi meccanismi: scarsa produzione di lacrime ed eccessiva evaporazione.
Scarsa produzione di lacrime
Con l’età, le ghiandole lacrimali diventano meno attive. Anche alcuni farmaci (antipertensivi, antidepressivi, antistaminici) o malattie autoimmuni, come la sindrome di Sjögren, possono ridurre la quantità di lacrime. Nelle donne, i cambiamenti ormonali della menopausa sono un fattore comune.
Eccessiva evaporazione
In questo caso le lacrime ci sono, ma “durano” poco perché manca la componente lipidica che ne rallenta l’evaporazione.
Le cause più frequenti sono:
- infiammazione delle palpebre (blefarite)
- uso prolungato di lenti a contatto
- interventi o traumi oculari
- ambienti secchi, vento, fumo o smog
- abuso di schermi senza pause.
In casi più rari, anche carenze di vitamina A o difetti nella chiusura delle palpebre possono provocare secchezza.
Come si fa la diagnosi di occhio secco?
Una visita oculistica approfondita è essenziale. L’oculista può eseguire alcuni test molto semplici, come il test di Schirmer, per misurare la quantità di lacrime prodotte; il Break-up time, per valutare quanto a lungo resta stabile il film lacrimale; o ancora la colorazione con fluoresceina, che evidenzia eventuali microlesioni della cornea.
Questi esami permettono di capire se il problema è dovuto a una ridotta produzione o a una rapida evaporazione delle lacrime, e di impostare la terapia più adatta.
Come si cura l’occhio secco?
La cura mira a ripristinare la lubrificazione della superficie oculare e a ridurre l’infiammazione. Il primo passo è quasi sempre l’uso regolare di lacrime artificiali, disponibili in collirio o in gel. Il medico sceglie la formulazione in base alla gravità del caso e alle abitudini del paziente.
Quando la secchezza è più importante, si possono aggiungere terapie specifiche, come colliri a base di ciclosporina, o trattamenti che aiutano le ghiandole palpebrali a funzionare meglio.
In alcune situazioni, l’oculista può decidere di chiudere temporaneamente i puntini lacrimali (i minuscoli canali che drenano le lacrime), per far sì che restino più a lungo sull’occhio.
Ma la terapia non è solo farmacologica. È importante anche modificare alcune abitudini:
- fare pause regolari durante l’uso del computer
- mantenere l’ambiente umido
- evitare il fumo e l’esposizione diretta all’aria condizionata
- bere a sufficienza
- curare l’igiene palpebrale con detergenti specifici.
Una specifica importante: molte persone ricorrono ancora a rimedi casalinghi come impacchi alla camomilla o colliri “fai da te”. Possono sembrare innocui, ma spesso peggiorano l’irritazione. Bisogna sempre affidarsi a un professionista e a prodotti sterili, specifici per l’occhio.