La lombalgia è un disturbo molto frequente, spesso causato da un’alterazione dell’appoggio del piede che determina alcuni squilibri funzionali nel corpo.

Ne parliamo con il il dottor Emanuele Epifani, esperto podologo e posturologo in Humanitas Medical Care Varese.

Mal di schiena: cosa lo provoca?

E’ importante prestare attenzione ai sintomi  non riferiti alla parte del corpo in cui si manifesta il dolore. Il dolore avvertito a livello di schiena può essere discendente (partire dall’alto) oppure ascendente (partire dal basso), quindi dai piedi.

I punti di blocco dolorosi sono correlati ad una serie di situazioni per cui è venuta a mancare la naturale compensazione. Il corpo, infatti, è strutturato in modo tale da cercare di scaricare le zone di sovraccarico per aiutare la parte articolare che manifesta delle rigidità o delle protrusioni e che, quindi, presenta difficoltà. 

Qualche esempio?

In presenza di piattismo, uno dei due piedi sarà sicuramente più piatto dell’altro. Questo piattismo monolaterale provoca una diversità di carico (nel senso che questo sarà ripartito più su un piede che sull’altro) in primis sul ginocchio, ma in seguito soprattutto sulla schiena. Questo causa la cosiddetta lombosciatalgia o lombalgia. In tal caso, siamo in presenza di una sintomatologia ascendente, che va a coinvolgere direttamente la schiena. Generalmente, quando il problema interessa un soggetto giovane, anche sui 40-45 anni, si tenderà a escludere una coxartrosi o delle grosse protrusioni discali.

Occorre pensare al nostro corpo come diviso in due parti, una destra e una sinistra. Per questo motivo, in presenza di una lombosciatalgia, si fa sempre l’analisi dei piani, perché generalmente c’è una monolateralità di pronazione, di piattismo  o, addirittura, una dismetria che crea sempre una problematica nella zona centrale della schiena dove si trova il baricentro corporeo, che in qualche modo si è spostato. 

Questa patologia si sviluppa nel tempo.

Quando il dolore alla schiena è discendente?

Il dolore alla schiena può partire anche dall’alto, ossia dalla parte cranica collegata alla cervicale. Se per esempio si verifica una rettilineizzazione delle sette vertebre cervicali (perdita della curvatura fisiologica della colonna), le rigidità che si creano e che non sono più in grado di essere ammortizzate o compensate direttamente dalla zona di carico, si andranno a manifestare verso il basso con una serie di correlazioni. Si, avrà così uno spostamento del piano della spalla e dell’anca che provocherà dolore direttamente a livello di collo (cervicalgia) oppure a livello lombare (lombalgia).

Ci sono molte altre situazioni che possono rappresentare delle problematiche discendenti, relative all’ortodonzia e alla zona cranio-temporale.  

Quali controlli ed esami  sono indicati per una corretta diagnosi?

Attraverso l’esame  clinico e con l’ausilio della pedana stabilometrica (con la quale si valuta il posizionamento di tutti i piani), lo specialista è in grado di diagnosticare il tipo di problema. Se dopo questa visita si rendessero necessari ulteriori approfondimenti, al paziente verrà prescritta una radiografia. Soprattutto nei casi di una manifestazione importante anche a livello dell’anca, che fa sospettare un elevato grado di artrosi, si farà eseguire al paziente una radiografia laterale della parte coxofemorale. 

Poiché spesso il piattismo o la pronazione crea altri problemi, come una tendinopatia, fascite, neurite ecc., si può indagare anche attraverso un’ecografia o, meglio ancora, una risonanza magnetica

Come si può intervenire sul piede piatto?

Dipende dall’età. Nel caso di un adulto, per cui si ha già una situazione strutturata che non è più possibile correggere, come al contrario avviene nella fase evolutiva dei bambini dai tre ai sei anni, si interviene con una terapia conservativa in due modi: attraverso una riprogrammazione posturale con un osteopata che riallunghi tutte le fasce e risistemi i quadri, poi realizzando una soletta plantare su misura che ha lo scopo di correggere il difetto di appoggio del piede.

La prevenzione

La prevenzione è fondamentale e nasce dall’attenzione in età pediatrica. Il monitoraggio deve iniziare al sesto mese di vita del bambino e proseguire durante tutta la sua fase evolutiva.