Protesi d’anca: quali sono i vantaggi della tecnica mininvasiva?

L’intervento chirurgico di protesi d’anca consiste nella sostituzione completa dell’articolazione, utilizzando una componente protesica femorale e acetabolare (bacino). Si rende necessario nel momento in cui il dolore e la limitazione al movimento arrivano a ridurre l’autonomia della persona e a comprometterne la qualità di vita. Oggi questa operazione può essere eseguita sia con tecniche canoniche che mininvasive, con tagli chirurgici e cicatrici più contenute, riducendo al massimo l’impatto sui muscoli.

Ne abbiamo parlato con il dott. Fabio Zerbinati, Responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia di Humanitas Mater Domini di Castellanza e ortopedico presso l’ambulatorio Humanitas Medical Care di Monza.

Quando è necessario l’intervento di protesizzazione dell’anca?

È necessario intervenire chirurgicamente con la sostituzione articolare dell’anca nel momento in cui la qualità di vita di una persona è limitata dal dolore e dal fatto di essere francamente in difficoltà dal punto di vista motorio, anche nelle attività più semplici, come fare una passeggiata, guidare l’auto o dormire nella posizione più confortevole.

Queste condizioni possono presentarsi a seguito di un’evoluzione e peggioramento della patologia artrosica, a causa di una frattura, di un conflitto femoro-acetabolare, di una pregressa displasia, etc (le cause possono essere molteplici).

Perché utilizzare la tecnica mininvasiva?

L’intervento con la tecnica AMIS ha notevoli vantaggi rispetto alle tecniche classiche:

  • Nessun taglio o distacco tendineo
  • Perdite ematiche ridotte
  • Nessun rischio di lussazione
  • Ridotto rischio di dismetria tra gli arti, e quindi mantenimento della fisiologia lombo-sacrale 
  • Taglio per l’accesso chirurgico di dimensioni minime, nell’ordine dei 7 centimetri, quindi è ridotto il rischio di sviluppare problematiche relative alla cicatrice

Su quali pazienti può essere utilizzata la tecnica mininvasiva?

È utilizzabile su tutti i pazienti, a condizione che non sia una vecchia protesi da revisionare trattata in precedenza con tecniche diverse. 

È consigliabile che il paziente non abbia un eccessivo sovrappeso, ma l’esperienza e l’abilità del chirurgo permette attualmente anche il trattamento di pazienti obesi con tale tecnica.

Come avviene l’intervento?

La via chirurgica per accedere all’articolazione sfrutta il passaggio tra il tensore della fascia lata e il sartorio, passando dietro al retto femorale senza incidere alcun tendine: ecco perché le perdite ematiche sono ridotte e non c’è rischio di lussazione. I tendini lasciati integri formano una naturale capsula di protezione e assicurano il mantenimento dei corretti parametri articolari.

Quanto può durare la protesi all’anca?

Circa 20 anni, ma con queste nuove tecniche e l’utilizzo di software per la pianificazione dell’intervento, sono sicuro che la durata dell’impianto migliorerà decisamente: solo il tempo mi potrà dare ragione.

Questi nuovi strumenti permettono di prevedere il corretto posizionamento della protesi nel rispetto delle caratteristiche anatomiche e del centro di rotazione dell’articolazione di ogni singolo paziente: questo garantisce un’ottima stabilità articolare e una buona forza muscolare giá nell’immediato periodo post-operatorio. 

Com’è il post-operatorio e quali sono i tempi di recupero?

Con la tecnica AMIS non è necessario per il paziente prendere particolari precauzioni di gestione della protesi, e grazie al fatto che i tendini non subiscono resezioni, non sono necessari lunghi tempi di cicatrizzazione. Queste caratteristiche determinano numerosi vantaggi nel periodo post-chirurgico:

  • Rapida ripresa delle attività quotidiane (per esempio è possibile tornare a guidare l’auto dopo 15/20 giorni dall’intervento)
  • Rapido abbandono delle stampelle (dopo 15 giorni dall’intervento di può abbandonare una stampella, e successivamente il paziente può abbandonare anche l’altra appena si sente sicuro nel farlo)
  • Rapida ripresa dell’attività sportiva.
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Dott. Fabio Zerbinati
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Visita ortopedica dell’anca

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