Sindrome orale allergica: che relazione c’è tra il polline e ciò che mangiamo?

La sindrome orale allergica (SOA) è una condizione che riunisce una serie di sintomi diversi (che possono comparire sulle labbra, sulla bocca e in gola) che si verificano quando una persona allergica ai pollini (circa il 70% dei casi) mangia determinati alimenti. 

Si tratta dell’allergia alimentare più frequente negli adulti che inizia nei bambini in età prescolare e aumenta costantemente con l’età. Una condizione spesso sottovalutata a causa di una mancata diagnosi. 

Ne abbiamo parlato con il dott. Claudio Corradi, pneumologo presso l’ambulatorio Humanitas Medical Care di Monza.

Quali sono le allergie crociate più comuni?

Le allergie crociate più comuni sono quella al polline di betulla e quella alla mela o alle nocciole. Di solito, chi è allergico alle graminacee può esserlo anche a:

·  frumento

·  cocomero

·  prugna

·  ciliegie

·  melone

·  limone

·  arance

·  pesca

·  albicocca

·  kiwi

·  mandorla,

·  pomodoro

·  arachidi

Chi è allergico alla parietaria (pianta appartenente alla famiglia delle Urticaceae) può esserlo a:

·  gelso

·  basilico

·  melone

·  piselli

·  ciliegie

·  pistacchi

Chi soffre invece di allergia alla betulla, può sviluppare reazioni anche a:

·  mela

·  fragola

·  alla pera

·  prugne

·  pesche

·  kiwi

·  lamponi

·  finocchio

·  albicocche

·  ciliegie

·  mandorle

·  sedano

·  carote

·  prezzemolo

·  arachidi

·  noci

·  nocciole

Da cosa possono essere causate le allergie incrociate?

Le cause della cross reattività sono dovute ad una sorta di “errore”,  in quanto gli anticorpi prodotti contro i pollini riconoscono delle frazioni proteiche simili a quelle dei pollini negli alimenti di origine vegetale.

Quali sono i sintomi delle allergie crociate?

Spesso i sintomi sono quelli che si presentano durante le normali reazioni allergiche (riniti, congiuntiviti e asma), ma tendono a manifestarsi anche in seguito all’assunzione di certi alimenti, provocando quasi subito pruriti, gonfiori e comparsa di vesciche nella bocca, alle labbra o alla gola.

Le prime manifestazioni si riscontrano pochi minuti dopo il contatto e solo nei pazienti che soffrono di allergia a determinati pollini. Talvolta, la sindrome orale allergica, si presenta anche in assenza di sintomi respiratori.

Perché la SOA si verifica principalmente nelle persone con allergia ai pollini?

Perché i pollini contengono proteine ​​simili a quelle ​​presenti negli alimenti. Alcuni pollini e allergeni alimentari condividono proteine ​​allergeniche comuni, note come proteine ​​cross-reattive. Significa che in alcune persone con allergia ai pollini, il loro sistema immunitario confonde una proteina alimentare con una proteina pollinica, provocando la sindrome orale allergica.

L’allergia ai pollini di solito si sviluppa prima della SOA e i sintomi possono peggiorare quando c’è molto polline a cui sei allergico nell’aria.

Come possono essere individuate le allergie crociate?

Per individuarle è necessaria una diagnosi allergologica molecolare, realizzata tramite due test chiamati Isac (permette di identificare 112 allergeni) e Alex (è in grado di misurare 282 componenti contemporaneamente), entrambi eseguiti tramite un prelievo di sangue, che setacciando decine di molecole e di allergeni, individuano quelli con cui il paziente reagisce, identificando tutte le cross-reattività a cui è sensibile.

Come è possibile trattare le allergie crociate?

La desensibilizzazione (vaccini) per le allergie inalatorie spesso porta ad un miglioramento della SOA, grazie ad un procedimento in cui le proteine estratte dagli allergeni vengono frazionate e opportunamente modificate e stabilizzate, per poi essere messe a contatto con il sistema immunitario in modo da modificare la sua risposta. Il contatto avviene con somministrazione sottocutanea o per via sub linguale – con modalità e tempi che variano a seconda dell’allergene preso in considerazione; gli studi sono ormai concordi che i risultati tra le due diverse modalità di somministrazione siano sostanzialmente sovrapponibili, ed è facile immaginare che specialmente in età pediatrica la modalità sublinguale sia quella più utilizzata e la più gradita dai piccoli allergici. A questo proposito sottolineo che di norma la terapia desensibilizzante inizia in età pediatrica dai 6 anni in poi, anche se per casi particolari, si può cominciare già a 4 anni.

I risultati sono in genere buoni ma richiedono una corretta adesione agli schemi da parte dei pazienti 

Pneumologia
Dottor Claudio Corradi
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