In Italia sono circa 6 milioni le persone che soffrono di disturbi alla tiroide, pari quasi il 10% della popolazione italiana, e sono soprattutto le donne. Chi ha disturbi ormonali, come quelli che colpiscono anche la ghiandola della tiroide, soffre di più nelle giornate molto calde, come quelle estive.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Costanza Santini, endocrinologa in Humanitas Medical Care Domodossola.

Come il caldo influisce sulla tiroide

Gli ormoni della tiroide sono tra i principali agenti che intervengono nel meccanismo della termoregolazione, ovvero nel mantenere la nostra temperatura corporea. Ecco perché i cambiamenti climatici e le escursioni termiche ambientali vengono avvertite di più da chi soffre di disfunzioni della tiroide con presenza di ipotiroidismo o ipertiroidismo.

Il paziente ipotiroideo, ad esempio, potrebbe subire un peggioramento in termini di “stanchezza” e “affaticamento” a causa degli effetti del caldo sulla pressione arteriosa; mentre i soggetti ipertiroidei, soffrono il caldo più delle altre persone. 

“La produzione eccessiva di ormoni tiroidei provoca un aumento del metabolismo basale che porta ad un innalzamento della temperatura corporea compensato dalla sudorazione e da vasodilatazione che dà il tipico colorito rossastro”, ha spiegato la dottoressa.

Come riconoscere i sintomi di disturbi tiroidei?

Disturbi e malfunzionamenti della tiroide impattano in maniera significativa sulla qualità della vita delle persone. Tra i primi campanelli di allarme che devono spingere il paziente a rivolgersi ad uno specialista ci sono – nel caso di possibile ipertiroidismo – oltre alla intolleranza al caldo, anche stanchezza e affaticamento, dimagrimento improvviso, tachicardia, irrequietezza, tremori, irritabilità, insonnia, diarrea; nel caso invece di ipotiroidismo potrebbero presentarsi intolleranza al freddo, umore suscettibile o francamente depresso, rallentamento motorio e fisico e anche difficoltà a concentrarsi, aumento del peso corporeo.

“In questi casi è necessario rivolgersi ad uno specialista che dopo una accurata anamnesi provvederà a prescrivere gli esami necessari alla diagnosi, che peraltro sono per nulla invasivi ed indolori”, ha consigliato la dottoressa Santini.

La diagnosi

La diagnosi dei disturbi della tiroide – i più diffusi sono ipertiroidismo, ipotiroidismo, ma esistono anche tiroiditi o noduli (per lo più benigni ma non solo) , è organizzata in più step: esistono infatti diverse metodologie di indagine di cui lo specialista si può servire per arrivare ad una diagnosi corretta. 

In primis le analisi del sangue: dosaggi ormonali, gli anticorpi anti tiroide e poi un’ecografia alla tiroide da parte dello stesso endocrinologo; a questo punto, lo specialista può eventualmente proseguire l’iter diagnostico con una scintigrafia tiroidea, che si esegue tendenzialmente in pazienti in cui sono stati riscontrati certi tipi di noduli. 

In alcuni casi l’endocrinologo richiederà anche il dosaggio della calcitonina nel sangue, esame molto importante per riconoscere un tipo particolare di nodulo, e talora l’esame citologico mediante agoaspirato, tecnica ambulatoriale molto agevole che permette di identificarne la natura.

Definita la diagnosi, il paziente riceve la prescrizione della terapia farmacologica del caso ed un programma di controllo con valutazione periodica da parte dell’endocrinologo degli esami del sangue e strumentali che saranno indicati.