Per ipertensione arteriosa si intende una condizione caratterizzata da valori persistentemente elevati di pressione sanguigna.
Ma quali sono i sintomi della pressione alta e cosa fare? Ne parliamo con il dottor Luca Maggio, cardiologo presso l’Unità di Cardiologia Clinica, Interventistica e UCC dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e i centri medici Humanitas Medical Care.
Che cos’è l’ipertensione arteriosa?
Quando si parla di pressione arteriosa si fa riferimento a due valori:
- la pressione sistolica (anche detta “massima”), ovvero la pressione che il sangue esercita sulle pareti delle arterie quando il cuore si contrae (sistole).
- la pressione diastolica (anche detta “minima”), ovvero la pressione presente nel circolo arterioso quando il cuore si rilascia tra un battito e il successivo (diastole).
Negli individui adulti sani, i valori pressori vengono considerati:
- ottimali, se inferiori a 120/80 mmHg;
- normali, se la pressione sistolica è pari a 120-129 mmHg e la diastolica pari a 80-84 mmHg;
- normali-elevati, se la pressione sistolica è pari a 130-139 mmHg e la diastolica pari a 85-89 mmHg[1].
Si parla di ipertensione arteriosa quando i valori pressori, misurati in più occasioni e in giorni diversi, risultano superiori a 140/90 mmHg.
Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa 1.4 miliardi di persone tra i 30 e i 79 anni sono affette da ipertensione arteriosa, ovvero più del 30% degli individui in questa fascia di età e circa il 60% degli individui over 60 nel mondo[2,3].
I rischi di avere la pressione alta
L’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Nel tempo, chi soffre di pressione alta ha una probabilità maggiore di andare incontro a eventi cardiovascolari, come l’infarto del miocardio, lo scompenso cardiaco e l’ictus cerebrale.
Inoltre, valori pressori elevati possono col tempo danneggiare e compromettere la funzione di organi come i reni (insufficienza renale) e gli occhi (retinopatia ipertensiva).
Per questo motivo è fondamentale arrivare precocemente alla diagnosi di ipertensione arteriosa, con l’obiettivo di prevenire gli effetti a lungo termine sull’organismo.
Ipertensione: i sintomi di pressione alta
Nella maggior parte dei casi la pressione alta non dà disturbi evidenti.
Laddove presenti, i sintomi sono in genere aspecifici e possono essere sottostimati o attribuiti ad altre cause, come lo stress, le abitudini di vita o altre patologie preesistenti.
Tra i disturbi più comunemente associati all’ipertensione arteriosa, ricordiamo:
- mal di testa, spesso a insorgenza durante le prime ore della giornata, a carattere pulsante e intermittente.
- vertigini, percepite come una sensazione di instabilità e perdita di equilibrio;
- acufeni, ovvero rumori come ronzii o fischi avvertiti in uno o in entrambe le orecchie senza cause esterne, a volte a carattere continuo e invalidante;
- stanchezza e facile affaticabilità;
- disturbi visivi, che insorgono in occasione di sbalzi pressori improvvisi o in presenza di danno alla circolazione retinica, come offuscamento della vista, comparsa di punti scuri nel campo visivo o lampi luminosi improvvisi.
Diverso è il caso delle cosiddette crisi ipertensive, ovvero condizioni in cui la pressione arteriosa raggiunge rapidamente valori molto elevati (tipicamente superiori a 180/120 mmHg), con l’insorgenza di sintomi intensi e improvvisi, che richiedono una valutazione medica urgente per escludere un concomitante danno acuto di organi vitali. In questi casi i disturbi includono:
- dolore al torace, a carattere di pressione, costrizione o peso che può irradiarsi verso il braccio sinistro, la schiena o la mandibola;
- difficoltà respiratoria o fiato corto; che può insorgere durante sforzi fisici di lieve entità oppure, nei casi più gravi, durante l’eloquio o a riposo;
- cefalea intensa a insorgenza improvvisa, spesso associata a nausea e vomito:
- sensazione di ansia, sudorazione fredda e palpitazioni;
- improvviso calo della vista;
- confusione mentale.
Ipertensione arteriosa: l’importanza dello screening
L’OMS definisce l’ipertensione arteriosa come un “killer silenzioso”, in quanto nella maggior parte dei casi il decorso clinico è del tutto asintomatico, dando segno di sé soltanto quando sono già evidenti i danni a carico dei cosiddetti organi bersaglio, come il cuore, i reni, gli occhi e il cervello, o in occasione di eventi cardiovascolari maggiori.
Proprio per questa natura subdola, le più recenti linee guida internazionali sottolineano l’importanza dello screening precoce nella popolazione sana. In particolare, la Società Europea di Cardiologia (ESC) consiglia a tutte le persone adulte sane di età superiore a 40 anni, di sottoporsi regolarmente (almeno una volta l’anno) alla misurazione della pressione arteriosa durante le visite mediche. I controlli dovrebbero essere più frequenti in coloro che hanno valori pressori ai limiti superiori della norma o in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare (come fumo attivo, dislipidemia, diabete, ecc.)[4].
L’obiettivo è quello di intercettare la pressione alta nelle fasi iniziali, prima che si siano instaurati danni irreversibili, al fine di intervenire in maniera adeguata, attraverso modifiche dello stile di vita e l’introduzione di una terapia farmacologica (laddove indicata).
Ipertensione arteriosa: quali esami sono necessari?
Una volta diagnosticata l’ipertensione arteriosa è necessario sottoporsi a ulteriori approfondimenti, che vengono prescritti dal medico curante o dallo specialista cardiologo.
Questi comprendono esami di laboratorio (comprensivi di emocromo, funzionalità renale, elettroliti sierici, funzione tiroidea, profilo lipidico, glicemia basale, esame delle urine ecc.) ed esami strumentali (come l’elettrocardiogramma, l’ecoColorDoppler dei tronchi arteriosi e l’ecocardiogramma transtoracico), che consentiranno al medico di stratificare il rischio cardiovascolare complessivo, identificare un precoce coinvolgimento degli organi bersaglio ed escludere patologie concomitanti che hanno causato l’insorgenza dell’ipertensione arteriosa (le cosiddette forme secondarie).
Come gestire l’ipertensione arteriosa?
Il trattamento dell’ipertensione arteriosa non può prescindere dalle modifiche dello stile di vita, che hanno il compito non solo di ottenere un controllo pressorio ottimale, ma di migliorare la salute cardiovascolare complessiva della persona:
- ridurre l’apporto giornaliero di sale, idealmente a circa 5 grammi di sale da cucina, che corrispondono a meno di un cucchiaino da tè.
- Adottare una dieta sana ed equilibrata, come la dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, legumi, cereali e povera di insaccati e carne rossa. È inoltre importante limitare il consumo di dolci e bevande zuccherate.
- Mantenere un peso corporeo sano, puntando a un valore di indice di massa corporea (BMI) tra 20 e 25 kg/m2.
- Ridurre il consumo di alcolici e interrompere l’abitudine al fumo.
- Abbandonare lo stile di vita sedentario e iniziare a svolgere regolare attività fisica; in particolare è raccomandato praticare esercizio aerobico di intensità moderata per almeno 150 minuti a settimana (come camminare o andare in bicicletta per 30 minuti al giorno per 5–7 giorni) o, in alternativa, 75 minuti a settimana di attività aerobica intensa, distribuiti su almeno 3 giorni.
Oltre alle modifiche dello stile di vita è spesso necessario associare una terapia farmacologica.
Esistono diverse classi di farmaci, tra cui diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE inibitori e sartani, dotate di meccanismi d’azione, tollerabilità ed effetti indesiderati differenti.
Tranne in casi selezionati, è raccomandato iniziare la terapia farmacologica associando due farmaci appartenenti a classi differenti per ottenere una adeguata riduzione dei valori pressori. A tal proposito, al fine di facilitare una maggiore aderenza al trattamento, sono ormai diffuse le formulazioni che associano due o più principi attivi in una singola compressa (polipillola).
La scelta del trattamento più appropriato spetta al medico, attraverso un’attenta valutazione del profilo di rischio dell’individuo, di eventuali patologie concomitanti e dei valori pressori riscontrati, rendendo la gestione terapeutica personalizzata alle esigenze del singolo individuo.
Sarà compito del paziente sottoporsi agli accertamenti medici necessari, adattare uno stile di vita quanto più possibile sano e assumere regolarmente la terapia farmacologica prescritta, evitando modifiche terapeutiche o sospensioni di farmaci non concordate con il proprio specialista di fiducia.
Fonti
- 2023 ESH Guidelines for the management of arterial hypertension. The Task Force for the management of arterial hypertension of the European Society of Hypertension
- https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/hypertension
- Risk factors and prevalence of hypertension in older adults from south-eastern Poland: an observational study
- 2024 ESC Guidelines for the Management of Elevated Blood Pressure and Hypertension