La visita epatologica consente di indagare eventuali patologie a carico del fegato, delle vie biliari e della colecisti.
Può essere indicata in presenza di alterazioni degli indici ematochimici di funzionalità epatica o di sintomi che possano ricondurre a sospetti quadri di steatosi, epatite, cirrosi, tumori del fegato o delle vie biliari.
Ne parliamo con il professor Alessio Aghemo, responsabile di Medicina Generale ed Epatologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Co-direttore del Percorso Nutrizione e Metabolismo in Humanitas Medical Care.
Fegato e vie biliari, le malattie più comuni
Le patologie più comuni e quindi più facilmente riscontrabili nella popolazione generale sono:
- calcolosi della colecisti
- steatosi epatica, ingrossamento del fegato accompagnato da deposito di grassi al suo interno
- angiomi epatici
- epatiti di natura virale pregresse o presenti
- epatopatia cronica, come per esempio, la cirrosi epatica che potrebbe anche causare la presenza di liquido in addome (ascite).
Visita epatologica: i sintomi da non sottovalutare
È consigliabile fare una visita epatologica in presenza dei seguenti sintomi:
- dolore all’addome superiore (specialmente a livello del lato superiore destro)
- difficoltà nella digestione
- nausea
- ittero (comparsa di colorito giallastro a livello cutaneo e della parte bianca degli occhi)
- valori alterati nelle analisi del sangue di colesterolo, trigliceridi, transaminasi (GOT e GPT), gamma GT (Gamma Glutamil Transferasi), bilirubina totale e frazionata, fosfatasi alcalina (ALP)
- riscontro di fegato grasso (steatosi) all’ecografia addome.
La visita epatologica potrà offrire un quadro clinico più chiaro e lo specialista potrà fornire al paziente eventuali indicazioni in merito a modifiche dello stile di vita, esami opportuni o trattamenti necessari.
Come si svolge la visita epatologica?
La visita epatologica si apre con un’accurata anamnesi, in cui lo specialista traccerà un quadro del paziente a partire da storia personale e familiare, stile di vita, farmaci assunti, patologie in corso o pregresse, sintomi riferiti ed eventuali risultati di analisi ed esami. Seguirà poi la visita per verificare, per esempio, un ingrossamento del fegato, la presenza di ascite, la comparsa di dolore alla palpazione dell’addome.
Gli esami che potrebbero essere richiesti per un migliore inquadramento diagnostico sono:
- Ecografia addome superiore: per verificare l’eventuale presenza di calcoli nella colecisti o nelle vie biliari; per valutare le dimensioni del fegato; per escludere o confermare la presenza di steatosi, ascite o tumori.
- Fibroscan: per definire meglio lo stato del fegato.
- TAC addominale e/o Risonanza magnetica: nel caso in cui i due esami precedenti non fossero stati sufficientemente chiari ed esaustivi per porre una corretta diagnosi.
Alcuni disturbi di natura epatologica sono riconducibili a una dieta scorretta o al sovrappeso: l’alimentazione e l’attività fisica sono dunque molto importanti per prevenire l’aumento di peso e la conseguente steatosi epatica con deposito di grassi nel fegato, così come la calcolosi colecistica, spesso favorita da una dieta ricca in grassi. Lo specialista fornirà – laddove necessario – le indicazioni per uno stile di vita più sano, con un’alimentazione corretta ed equilibrata e un’attività fisica regolare e appropriata al proprio livello fisico e al proprio quadro di salute.
Tra le possibili cause di disturbi al fegato rientra anche l’abuso di farmaci: è il caso, per esempio, dei comuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) che possono causare un temporaneo aumento delle transaminasi. Si parla in questi casi di epatotossicità iatrogena, ovvero sofferenza epatica indotta da farmaci, poiché il fegato è l’organo deputato al loro metabolismo. È importante quindi che i farmaci vengano sempre prescritti da un medico e vengano assunti solo per il periodo strettamente necessario.