Per molte persone, i sintomi gastrointestinali non sono soltanto un fastidio fisico. Con il tempo possono diventare qualcosa di più: una presenza costante, un pensiero che ritorna più volte durante la giornata e che finisce per occupare spazio mentale anche quando non è particolarmente intenso.
All’inizio si tratta spesso di segnali comuni, come bruciore, gonfiore, nausea o tensione addominale, che compaiono in modo saltuario. In alcuni casi, però, il rapporto con queste sensazioni cambia. Il corpo viene osservato più attentamente, le variazioni si colgono subito e diventa difficile smettere di monitorarle.
È in questo passaggio che la pancia smette di essere soltanto una fonte di segnali e diventa qualcosa da tenere sotto controllo.
Ne parliamo con il dottor Andrea Catena, psicologo e psicoterapeuta di Humanitas Medical Care.
Quando l’attenzione si concentra sul corpo
Prestare attenzione al proprio corpo è naturale. Il problema nasce quando questa attenzione diventa continua e difficile da interrompere.
Molte persone descrivono una sorta di controllo spontaneo che si attiva in diversi momenti della giornata: al risveglio, dopo i pasti, prima di uscire o di affrontare un impegno. Sensazioni lievi, che in altre condizioni passerebbero inosservate, diventano più evidenti e acquistano maggiore importanza.
Questo accade perché l’attenzione modifica il modo in cui percepiamo il corpo. Più ci si concentra su una determinata area, più le sensazioni diventano presenti. La pancia, da questo punto di vista, è particolarmente sensibile, perché è un sistema che varia spesso anche in condizioni normali.
Il tentativo di controllare i sintomi
Quando i sintomi sono percepiti come fastidiosi o poco prevedibili, è normale cercare di capirli e gestirli.
Alcune persone provano a individuare con precisione le cause, altre modificano l’alimentazione o organizzano la giornata cercando di evitare situazioni potenzialmente problematiche. Sono tutti tentativi che puntano a ridurre l’incertezza e aumentare il senso di sicurezza.
Il corpo però non sempre risponde in modo lineare. I sintomi possono cambiare anche quando sembra che tutto sia sotto controllo. Quando questo accade, può emergere una sensazione di instabilità che alimenta ulteriormente il bisogno di monitorare ciò che succede.
Il ruolo della preoccupazione nei disturbi intestinali
Un altro elemento importante riguarda il significato che viene attribuito al sintomo.
Una sensazione fisica, di per sé, tende a essere transitoria, ma se viene interpretata come un segnale di peggioramento o come qualcosa che potrebbe creare difficoltà, è più facile che rimanga al centro dell’attenzione.
Si attiva così una forma di anticipazione: si inizia a pensare a cosa potrebbe succedere dopo, a come si gestirebbe la situazione, a quali conseguenze potrebbe avere. Anche quando questi pensieri non sono del tutto espliciti, contribuiscono a mantenere alta la vigilanza sul corpo.
Quando attenzione, controllo e preoccupazione si intrecciano, può crearsi un meccanismo che tende a mantenersi nel tempo.
Il sintomo viene notato subito, l’attenzione lo rende più evidente, la preoccupazione aumenta e porta a controllare ancora di più. Questo, a sua volta, mantiene il corpo al centro dell’esperienza.
Quali sono le conseguenze nella vita quotidiana di questo meccanismo?
Con il tempo, questa dinamica può influenzare anche le abitudini. Alcune situazioni vengono evitate, altre affrontate con maggiore tensione. In alcuni casi la giornata viene organizzata tenendo conto dei possibili sintomi, con un’attenzione costante a ciò che potrebbe favorirli o peggiorarli.
A pesare non è soltanto il disturbo fisico, ma anche il continuo ritorno del pensiero sul corpo. È una forma di affaticamento che si costruisce gradualmente.
Corpo e mente: un sistema unico
I sintomi gastrointestinali non possono essere letti solo in termini fisici o solo psicologici.
L’apparato digerente è strettamente collegato al sistema nervoso e risente delle condizioni di stress, tensione o stanchezza. Allo stesso tempo, il modo in cui una persona presta attenzione al corpo e interpreta le sensazioni può influenzarne l’esperienza.
Considerare questi aspetti insieme permette di comprendere meglio il quadro complessivo.
Quando il corpo diventa un pensiero fisso, è importante modificare gradualmente il modo in cui ci si relaziona a esso.
Ridurre il monitoraggio continuo e tollerare una certa variabilità delle sensazioni può aiutare a interrompere il circolo che mantiene alta l’attenzione. Anche riconoscere i momenti in cui i sintomi tendono ad aumentare, ad esempio durante periodi di maggiore stress, permette di leggerli con maggiore chiarezza.
Ascoltare senza allarmarsi
La pancia è un sistema sensibile e reattivo. Le variazioni che si avvertono non sono necessariamente un segnale di qualcosa di grave, ma spesso riflettono il modo in cui il corpo risponde a diverse condizioni.
Imparare ad ascoltare il proprio corpo senza trasformare ogni sensazione in un motivo di preoccupazione è un passaggio importante. Con il tempo, questo permette al sintomo di perdere centralità e al corpo di tornare a essere parte di un’esperienza più ampia.
Fonti
- Drossman D.A. Functional Gastrointestinal Disorders: History, Pathophysiology, Clinical Features, and Rome IV. Gastroenterology.
- Mayer E.A. The Gut-Brain Axis in Gastrointestinal Disease. Journal of Clinical Investigation.
- Humanitas. Stress, emozioni e intestino: che relazione c’è?
- Staudacher H.M., et al. Psychological factors in irritable bowel syndrome. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology.
La visita psicologica cerca di individuare cosa nel funzionamento della persona porta a una condizione di sofferenza o di disagio. Tramite una valutazione anamnestica lo psicologo può orientare il paziente a un percorso di sostegno adeguato.