Fastidio o dolore addominale, crampi, stipsi, diarrea, gonfiore: la sindrome dell’intestino irritabile è caratterizzata da sintomi diversi che possono condizionare in modo importante la vita quotidiana.
Non esiste una cura standard per il colon irritabile ma è possibile ridurre la sintomatologia introducendo cambiamenti nello stile di vita e nelle scelte alimentari. In che modo?
Ne parliamo con la dottoressa Silva Giugliano, ricercatrice e biologa nutrizionista presso i centri medici Humanitas Medical Care.
Cosa mangiare in caso di colon irritabile?
Poiché non esistono due persone uguali, non esiste una raccomandazione dietetica valida per tutti. Ad esempio, le persone con IBS predominante nella diarrea (IBS-D) potrebbero non avere gli stessi fattori scatenanti di quelle con IBS predominante nella stitichezza (IBD-C).
Molte persone sono convinte che alimenti come frutta, verdura e cereali, facciano sempre bene alla salute; in realtà in un paziente con la sindrome del colon irritabile alcuni di questi cibi possono scatenare sintomi.
Alcuni alimenti risultano generalmente meglio tollerati, ma la risposta è individuale e varia da persona a persona. Tra gli alimenti spesso meglio tollerati troviamo:
- Uova. Generalmente ben tollerate, salvo sensibilità individuali.
- Carni magre come pollo, tacchino e tagli magri di carne rossa
- Salmone e altri pesci ricchi di omega-3, come l’aringa, il merluzzo, le acciughe, le sardine, la trota e lo sgombro.
- Vegetali, frutti e cereali selezionati a basso contenuto di FODMAP, da valutare individualmente con il professionista.
Per alleviare la stitichezza cronica associata all’intestino irritabile è importante mangiare più fibre, aumentandone gradualmente l’assunzione per consentire al corpo di adattarsi. In generale, la fibra solubile è meglio tollerata rispetto alla fibra insolubile.
Bisognerebbe anche mangiare alimenti che contengono grassi polinsaturi o monoinsaturi sani: pasti molto abbondanti e ricchi di grassi possono peggiorare gonfiore, dolore addominale e alterazioni dell’alvo.
In presenza di diarrea è meglio consumare cibi leggeri, soprattutto se i sintomi sono importanti. Gli alimenti grassi, unti o cremosi sono da evitare in quanto possono accelerare le contrazioni intestinali, causando crampi e feci liquide.
Alcuni alimenti ricchi di fibre insolubili possono peggiorare diarrea, urgenza evacuativa e gonfiore nei soggetti più sensibili. Durante gli episodi di diarrea può essere utile ridurre temporaneamente gli alimenti particolarmente ricchi di fibre insolubili (come crusca, cereali integrali non ben tollerati e alcune verdure fibrose), privilegiando invece fonti di fibra solubile, generalmente meglio tollerate.
Cosa sono i cibi FODMAP?
FODMAP (Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols, ovvero oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli) è un termine coniato da alcuni ricercatori della Monash University che hanno osservato che i cibi che contengono queste forme di carboidrati possano contribuire ad aumentare i sintomi di alcuni disordini digestivi come il colon irritabile.
Esistono cinque tipi di FODMAP.
- Fruttani, presenti nel grano, nelle cipolle, nell’aglio, nell’orzo, nel cavolo e nei broccoli
- fruttosio, presente nella frutta, nel miele e nello sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio
- galattooligosaccaridi, presenti nei legumi, in particolare nei fagioli
- lattosio, presente nel latte e in alcuni latticini
- polioli, presenti in drupacee (albicocche, ciliegie, pesche), patate dolci, mele e sedano.
Colon irritabile: i rimedi
Oltre a una corretta alimentazione, è importante prestare attenzione al proprio stile di vita. In particolare è utile:
- bere molta acqua
- evitare la caffeina (tè, caffè, bibite gassate, cioccolato)
- aumentare l’assunzione di fibre
- fare esercizio regolarmente
- consumare pasti più piccoli
- provare tecniche di meditazione o rilassamento
- smettere di fumare.
Alcuni cibi che possono peggiorare i sintomi o innescare riacutizzazioni sono:
- alcuni tipi di frutta, come mele, pere e anguria
- alcuni tipi di verdura, come broccoli, cavoli e cavolfiori, cipolle, scalogno e asparagi
- legumi
- caramelle e gomme da masticare.
Quando è necessario rivolgersi a uno specialista?
È opportuno rivolgersi a uno specialista quando i sintomi persistono nel tempo, peggiorano, compromettono la qualità di vita o si associano a segnali di allarme come calo di peso involontario, sangue nelle feci, anemia, febbre o sintomi notturni.
La dieta a ridotto contenuto di FODMAP rappresenta uno degli approcci nutrizionali con maggiore evidenza scientifica per il controllo dei sintomi dell’IBS, soprattutto in pazienti con gonfiore, dolore addominale e alterazioni dell’alvo. Numerosi studi e pratiche cliniche[1,2] hanno dimostrato l’efficacia della dieta FODMAP nel dare sollievo da dolori addominali, costipazione, diarrea e gonfiore.
Questa dieta non è una vera e propria cura, ma aiuta a identificare gli alimenti che scatenano i sintomi, la quantità personale tollerabile e le eventuali combinazioni alimentari che scatenano la sintomatologia. La dieta è restrittiva, difficile da seguire e deve essere intesa solo come un intervento a breve termine condotto allo scopo di identificare gli alimenti responsabili dei sintomi. Per questo andrebbe prescritta e seguita da uno specialista competente, così da evitare di incorrere in abusi ed errate interpretazioni nutrizionistiche che potrebbero sfociare in carenze e influenzare negativamente la varietà del microbiota intestinale se protratta senza supervisione specialistica.
Come si costruisce una dieta FODMAP?
Una dieta FODMAP si costruisce in tre fasi.
Durante la prima fase, della durata di 2-6 settimane, vengono sostituiti alimenti ad alto contenuto di FODMAP con alimenti a basso contenuto.
Per diminuire il fruttosio, si possono mangiare frutti come banane, mirtilli, pompelmi, uva, melone, kiwi, limoni, mandarini, arance, lamponi, fragole. Il miele può essere sostituito con lo sciroppo d’acero, e come dolcificanti sono consentiti zucchero (saccarosio), glucosio e quelli che non terminano in -olo. Per sostituire il lattosio, si possono utilizzare alcune bevande vegetali selezionate, come latte di riso, bevande a base di mandorla e specifiche bevande di soia o avena a basso contenuto di FODMAP, valutandone sempre la composizione, la quantità assunta e la tollerabilità individuale, oppure latte delattosato.
Tra i formaggi, si prediligono formaggi duri e stagionati, generalmente meglio tollerati per il loro basso contenuto di lattosio.
Nel caso degli oligosaccaridi (fruttani-galattani), le verdure da scegliere comprendono germogli di bambù, sedano, peperoni, melanzane, fagiolini, lattuga, erba cipollina, zucca, cipolla verde e pomodoro, mentre per i cereali sono ammessi riso, avena certificata, quinoa e prodotti senza glutine.
La seconda fase è detta fase di reintroduzione: in 8-12 settimane gli alimenti ricchi di FODMAP vengono reintrodotti nella dieta uno per uno per identificare quali tipi di FODMAP scatenano i sintomi e quali no.
Infine, la terza fase consiste in una dieta personalizzata, costruita sulla base dei risultati ottenuti durante la reintroduzione. L’obiettivo non è mantenere una restrizione permanente, ma individuare il livello di tolleranza individuale ai diversi FODMAP, reintroducendo progressivamente il maggior numero possibile di alimenti per garantire un’alimentazione varia, equilibrata e nutrizionalmente completa.
Fonti
- Halmos EP, Power VA, Shepherd SJ, Gibson PR, Muir JG. A Diet Low in FODMAPs Reduces Symptoms of Irritable Bowel Syndrome. Gastroenterology. 2014;146(1):67–75.
- Lacy BE, Pimentel M, Brenner DM, et al. American College of Gastroenterology Clinical Guideline: Management of Irritable Bowel Syndrome. American Journal of Gastroenterology. 2021.
Ultimo aggiornamento: Luglio 2026
Data online: Gennaio 2023