Chi è il bullo e chi la vittima?

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di Sanità, il 15% degli adolescenti italiani è stato vittima di bullismo o cyberbullismo almeno una volta nella vita. Numeri importanti che, in occasione della Giornata Mondiale contro il bullismo, esaminiamo insieme alla dottoressa Ylenia Canavesio, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva in Humanitas Psico Medical Care.

Che cos’è il bullismo?

Secondo lo studioso Dan Olweus, esperto in materia, il bullismo è caratterizzato da comportamento aggressivo intenzionale; azioni “vessatorie” persistenti nel tempo; uno squilibrio di forza/potere nella relazione, dove la vittima è incapace di difendersi.

Che differenza c’è tra bullismo e normali litigi?

Il bullismo è un comportamento calcolato, reiterato e fatto di proposito per far sentire una persona intimidita, minacciata o impotente. I “normali” litigi, invece, sono singoli episodi (che fanno parte della comune esistenza sociale dei bambini), in cui possiamo accidentalmente dire o fare cose che sono offensive per gli altri (per questo è difficile parlare di bullismo alla scuola dell’infanzia, in quanto manca la consapevolezza, l’intenzionalità di fare violenza).

Come riconoscere il bullismo?

Il bullismo può presentarsi sotto vari aspetti: attacchi fisici (come calci, percosse e spintoni; più comune tra i bambini più giovani), verbali (insulti, prese in giro, minacce, danni e altre forme di intimidazione o esclusione) ma anche vessazioni indirette (come diffondere voci ed esclusione sociale; più comune man mano che i bambini crescono), che colpiscono la sfera psicologica della vittima, e può verificarsi ovunque: a scuola, nei centri di aggregazione, a casa o sul web,

Nella maggior parte dei casi, il bullo agisce nell’ombra al di fuori del controllo degli adulti, anche se spesso cerca degli spettatori (i pari) che possano ammirare la sua condotta.

Chi sono i bambini più a rischio di bullismo?

Secondo i recenti studi, il bullismo raggiunge un picco tra gli 11 e i 13 anni (coinvolgendo in egual modo entrambi i sessi) e diminuisce man mano che i ragazzi crescono.

Quali sono le cause del bullismo?

Le cause che portano al bullismo sono spesso difficili da individuare e generalmente hanno un’origine profonda: possono andare da una mancanza di controllo degli impulsi a problemi di gestione della rabbia, essere legate più a sentimenti di gelosia o invidia, o ad un sentimento di inadeguatezza da parte dell’autore di questi gesti.

Chi è il bullo?

Il bullo è un soggetto fragile, sofferente, e mette in atto tale comportamento come riflesso di questa fragilità.

I ragazzi possono fare i bulli per differenti ragioni, come:

·  per sentirsi potenti e avere il controllo della situazione e stabilire un dominio sociale;

·  per affrontare sentimenti di rabbia o paura;

·  per assecondare la pressione dei pari;

·  perché hanno poche competenze sociali e capacità di autocontrollo;

·  per affrontare problemi di autostima e fiducia;

·  perché sono stati essi stessi vittime di bullismo o di violenza.

Bullismo: ci sono differenze tra maschi e femmine?

La differenza tra i due sessi sta maggiormente nel modo in cui viene messo in atto il comportamento disfunzionale. I ragazzi sono per lo più protagonisti di aggressioni dirette e fisiche; le ragazze, invece, tendono a ferire gli altri attraverso la prevaricazione e la violenza psicologica, colpendo così la sfera più intima della vittima.

Che cos’è il cyberbullismo?

Il cyberbullismo è una nuova forma di bullismo che usa Internet e le tecnologie digitali per manifestarsi, con un impatto ancor più forte. Una volta, infatti, il bullismo era in gran parte confinato alla scuola, oggi invece, le potenzialità e le risorse offerte dalle app di messaggistica e dai social media, danno oggi ai bulli maggior potere d’azione con un accesso costante alle vittime, senza limiti di tempo e spazio.

Inoltre, le aggressioni informatiche, garantendo l’anonimato di chi le ha agite, allentano molti freni inibitori, indebolendo le remore etiche e amplificando la ferocia dell’aggressione (è più facile infliggere dolore e sofferenza agli altri quando chi comunica non è a contatto diretto con l’interlocutore).

Chi sono le vittime di bullismo?

Generalmente, le vittime del bullo, sono bambini insicuri, che acconsentono facilmente alle loro richieste e che non sempre sono in grado di farsi valere.

Tuttavia, secondo le statistiche del 2018 di Indicators of School Crime and Safety, viene denunciato solo il 20% degli episodi di bullismo scolastico: il timore delle vittime è quello di sentirsi deboli, vergognarsi o aver paura di peggiorare la situazione.

Cosa possono fare i genitori?

La prima cosa da fare è prestare attenzione ai segnali di cambiamento nel bambino, dal punto di vista fisico, psicologico e comportamentale. Essere vittima di bullismo, infatti, può portare a ripercussioni e vissuti psicologici profondi, specie per chi decide di soffrire in silenzio, tenendosi tutto dentro, perché non trovano il coraggio di denunciare l’accaduto (per paura o per vergogna).

Talvolta, questo malessere viene espresso attraverso il corpo, sviluppando così sintomi psicosomatici; in altri casi è possibile invece che chi subisce queste condotte possa presentare una sintomatologia più importante a lungo termine.

La vittima di bullismo, infatti, può manifestare:

·  maggior stress o ansia, come agitazione, difficoltà legate al sonno, disattenzione o scoppi d’ira

·  veri e propri sintomi fisici, come cefalea, vomito e mal di pancia senza che sia presente un reale riscontro medico di malattia

·  calo improvviso del rendimento e a un impoverimento delle relazioni con i compagni (a scuola)

Il genitore deve tuttavia essere consapevole che non sempre le vittime di bullismo mostrano esplicitamente il disagio vissuto.

Tale sofferenza non è però unidirezionale, infatti, come afferma uno studio condotto dall’Association for Psychological Science i danni psicologici che si ripercuotono sulle vittime di bullismo spesso riguardano anche gli autori di questi gesti, ovvero i bulli, che hanno maggiori probabilità di soffrire durante l’età adulta.

Come si può intervenire per contrastare il bullismo?

Un primo ruolo chiave può essere quello svolto dalla famiglia e dagli educatori in generale:

·  allenando le abilità sociali e relazionali, i comportamenti prosociali (per esempio empatia e cooperazione ma anche assertività, gestione dei conflitti e delle paure relazionali);

·  permettendo ai bambini di sviluppare fiducia nelle proprie capacità, rinforzando le loro qualità e aiutandoli ad accettare le loro fragilità e insicurezze come fatti normali e non diminutivi;

·  condividendo con i bambini in famiglia un sistema di valori basato sull’ascolto, sul rispetto dell’altro e sulla valorizzazione delle differenze.

Gli studi in ambito d’intervento contro il bullismo sottolineano poi l’importanza e l’utilità dei progetti di prevenzione a supporto di quei bambini che già alla scuola dell’infanzia sono a rischio di isolamento e vittimizzazione.

Psicologia
Dott.ssa Ylenia Canavesio
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