Microbiota intestinale e disbiosi: quando la dieta può aiutare

Il microbiota intestinale è un complesso ecosistema di microrganismi che vivono nell’apparato digerente. In genere il microbiota è in equilibrio, ma molti fattori possono alterarlo a livello qualitativo e quantitativo nel corso della vita.

Ne parliamo con la dottoressa Silvia Giugliano, biologa nutrizionista di Humanitas Medical Care.

Che cos’è la disbiosi intestinale?

La disbiosi è un’alterazione dell’equilibrio del microbiota intestinale che può comportare cambiamenti nella composizione e nell’attività dei microrganismi che popolano l’intestino.

La disbiosi può avere diverse cause, tra cui:

  • dieta povera di fibre e ricca di alimenti ultraprocessati
  • infezioni gastrointestinali
  • uso di farmaci come antibiotici e inibitori di pompa protonica
  • inquinanti ambientali
  • stress cronico
  • sedentarietà
  • fumo
  • cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento.

Quali sono i sintomi della disbiosi intestinale?

La disbiosi intestinale può associarsi a diversi disturbi. Tra i sintomi più frequentemente legati a un’alterazione del microbiota intestinale troviamo:

In alcuni casi possono essere presenti anche manifestazioni extraintestinali, tra cui:

  • infezioni uro-genitali ricorrenti
  • alcune condizioni dermatologiche
  • stanchezza persistente
  • afte o mucositi
  • allergie respiratorie
  • alterazioni del tono dell’umore
  • disturbi del sonno.

Come viene diagnosticata la disbiosi intestinale?

Attualmente non esiste un singolo esame in grado di diagnosticare con certezza la disbiosi intestinale. La valutazione si basa principalmente sui sintomi riferiti dal paziente, sulla storia clinica e sull’esclusione di altre condizioni che possono causare disturbi gastrointestinali simili.

In presenza di sintomi come gonfiore, dolore addominale, diarrea o stipsi, lo specialista può richiedere alcuni esami per approfondire il quadro clinico ed escludere altre patologie.

Tra questi rientrano:

  • esami del sangue, utili per valutare lo stato generale di salute ed eventuali segni di infiammazione, carenze nutrizionali o alterazioni dell’assorbimento intestinale;
  • test per la celiachia, eseguibile mediante prelievo di sangue;
  • esame delle feci, che può includere la ricerca di marcatori di infiammazione intestinale, come la calprotectina fecale, o di eventuali agenti patogeni;
  • breath test o test del respiro, utilizzato per valutare eventuali alterazioni della digestione e dell’assorbimento di alcuni nutrienti;
  • analisi del microbiota intestinale, utile per valutare la composizione della comunità microbica intestinale e identificare eventuali alterazioni associate ai sintomi del paziente;
  • alcuni test urinari che misurano metaboliti derivati dall’attività del microbiota intestinale e possono fornire informazioni complementari nell’ambito della valutazione clinica.

In alcuni casi possono inoltre essere indicati esami strumentali, come l’ecografia delle anse intestinali o la colonscopia, per escludere altre patologie dell’apparato gastrointestinale.

Cosa mangiare in caso di disbiosi intestinale?

L’alimentazione rappresenta uno dei principali fattori in grado di influenzare la composizione e l’attività del microbiota intestinale. Alcune abitudini alimentari, come il consumo frequente di alimenti ultraprocessati, ricchi di zuccheri semplici, grassi, sale, additivi e dolcificanti artificiali, possono contribuire ad alterarne l’equilibrio.

Per questo motivo, in presenza di sintomi intestinali o di alterazioni del microbiota, può essere utile intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato sotto la guida di uno specialista.

In generale, un’alimentazione varia e ricca di alimenti vegetali favorisce la salute del microbiota intestinale. Tra gli alimenti da privilegiare troviamo:

  • frutta e verdura di stagione
  • legumi
  • cereali integrali
  • frutta secca e semi
  • pesce e carni non processate
  • latticini freschi.

Negli ultimi anni crescente attenzione è stata dedicata agli alimenti fermentati, che possono contribuire a mantenere la diversità del microbiota intestinale, tra cui:

  • yogurt
  • kefir
  • alcune verdure fermentate.

Anche alcuni alimenti ricchi di amido resistente, come riso e patate cotti e successivamente raffreddati, possono favorire la produzione di metaboliti benefici per l’intestino.

In alcuni casi, lo specialista può inoltre suggerire l’utilizzo di probiotici o altri interventi mirati per supportare l’equilibrio del microbiota e contribuire alla gestione di specifici sintomi gastrointestinali.

Quali alimenti evitare con la disbiosi intestinale?

A seconda delle esigenze individuali, dei sintomi presenti, delle condizioni cliniche e degli obiettivi del percorso nutrizionale, lo specialista può consigliare di limitare il consumo di alcuni alimenti che, se consumati abitualmente, possono influenzare negativamente l’equilibrio del microbiota intestinale.

Tra questi troviamo:

  • alimenti ultraprocessati
  • carni lavorate, come salumi e insaccati
  • cibi e bevande ad elevato contenuto di zuccheri aggiunti
  • bevande alcoliche
  • alimenti particolarmente ricchi di grassi
  • prodotti ad elevato contenuto di sale.

Ultimo aggiornamento: Agosto 2026
Data online: Marzo 2023

Scienza Dell'Alimentazione
Dottoressa Silvia Giugliano
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