Il sonno è un bisogno fondamentale per la salute fisica e mentale ed è necessario imparare a rispettarlo.
Perché dormiamo? Quante ore bisognerebbe dormire durante la notte? Quali sono i disturbi del sonno più diffusi e a chi rivolgersi? Ne parliamo con la dottoressa Elisa Morrone, psicologa, psicoterapeuta, ricercatrice, specialista in disturbi del sonno di Humanitas Medical Care.
Perché si dorme?
A oggi non esiste una risposta chiara e netta al perché dormiamo, però sappiamo che ciascuno trascorre circa un terzo della propria vita dormendo. Sappiamo che i neonati e i bambini piccoli trascorrono molto tempo dormendo perché durante il sonno sviluppano e creano nuove e numerose connessioni neuronali che li portano a una fisiologica maturazione cerebrale e sappiamo che durante il sonno i bambini producono l’ormone della crescita.
Durante il sonno, inoltre, il cervello attiva meccanismi di “pulizia”, eliminando parte delle scorie accumulate durante il giorno; si consolida la memoria e la pressione arteriosa diminuisce, soprattutto in alcune fasi della notte.
Inoltre sappiamo che in natura non esistono esseri viventi che non abbiano dei momenti dedicati al riposo o sonno, che se si dorme meno rispetto al fabbisogno si tende poi ad avere un recupero di quel sonno arretrato, e sappiamo anche che non rispettare il fabbisogno di sonno implica conseguenze a lungo termine sulla salute fisica e mentale: difficoltà quotidiane, irritabilità, maggiore propensione agli errori, disattenzione, problemi di memoria, difficoltà a perdere peso, maggiore rischio di disturbi cardiovascolari, ictus o demenza. Tutto questo ci dice che è fondamentale non solo dormire, ma dormire bene.
Quante ore bisogna dormire?
Il fabbisogno di sonno, ovvero quante ore occorre dormire per essere efficienti il giorno dopo, varia in base all’età e indicativamente può essere così ripartito[1,2]:
- Neonati (0-3 mesi): ore di sonno raccomandate 14-17, da evitare meno di 11 ore/più di 19 ore.
- Infanti (4-11 mesi): ore di sonno raccomandate 12-15, da evitare meno di 10/più di 18.
- Bambini (1-2 anni): ore di sonno raccomandate 11-14, da evitare meno di 9/più di 16.
- Bambini (3-5): ore di sonno raccomandate 10-13, da evitare meno di 8/più di 14.
- Bambini (6-13): ore di sonno raccomandate 9-11, da evitare meno di 7/più di 12.
- Adolescenti (14-17): ore di sonno raccomandate 8-10, da evitare meno di 7/più di 11.
- Giovani adulti (18-25): ore di sonno raccomandate 7-9, da evitare meno di 6/più di 11.
- Adulti (26-64): ore di sonno raccomandate 7-9, da evitare meno di 6/più di 10.
- Anziani (dai 65): ore di sonno raccomandate 7-8, da evitare meno di 5/più di 9.
Dormire più del proprio fabbisogno può avere delle controindicazioni e aumentare il rischio cardio-cerebro-vascolare. Il disturbo del sonno più frequente nella popolazione generale è la deprivazione di sonno infatti, che ha manifestazioni o sintomi diversi in base all’età: nei bambini si manifesta più spesso con iperattività, disattenzione, irascibilità, tutte caratteristiche che possono far pensare a un disturbo da deficit di attenzione/impulsività (ADHD), il 54-92% dei bambini che dorme meno tende ad avere problemi di sovrappeso/obesità, negli adulti invece tende a manifestarsi con eccessiva sonnolenza diurna e maggiore propensione agli errori. Il 68,4% degli adolescenti tende a dormire meno di 7 ore a notte con un fabbisogno stimato di 8-10 ore con impatto sulle performance scolastiche, sportive ma anche psicologiche: aumento di ansia, depressione, uso di sostanze, impulsività, autolesionismo e pensieri suicidari[3]. Tutto ciò accade perché in qualche modo salta la “manutenzione” anche nel sistema emotivo che il cervello esegue proprio durante il sonno.
Quali sono i disturbi del sonno più diffusi?
I disturbi del sonno più diffusi nella popolazione generale adulta, dopo la deprivazione cronica di sonno, sono: l’insonnia e i disturbi respiratori nel sonno e negli adolescenti la sindrome da fase posticipata del sonno.
L’insonnia è un disturbo che si manifesta con sintomi notturni: fatica ad addormentarsi, e/o risvegli notturni con fatica a riprendere sonno, e/o risveglio precoce al mattino accompagnati da eccessiva preoccupazione per il sonno con iperattivazione mentale durante i risvegli (“non riesco a smettere di pensare”) e sintomi diurni: irritabilità fatica nel fare le cose, stanchezza mattutina, eccessiva preoccupazione per il proprio sonno, difficoltà cognitive, calo del tono dell’umore.
I disturbi respiratori durante il sonno invece sono caratterizzati da frequenti pause (apnee) o limitazioni (ipopnee) del flusso respiratorio durante la notte, russamento, necessità di andare in bagno di notte, indipendentemente dall’età, risveglio con sensazione di soffocamento e/o tachicardia, mancanza d’aria, stanchezza mattutina, sonno non riposante, sonnolenza diurna, calo del tono dell’umore, difficoltà di memoria, difficoltà nel controllare farmacologicamente altri disturbi come la pressione arteriosa o il diabete.
La sindrome da posticipata fase del sonno è un disturbo dovuto al disallineamento tra l’orologio biologico interno e quello esterno. Il ritmo sonno-veglia è regolato, infatti, da un orologio interno che ruota su 25 ore, ma grazie alla luce del sole, che è il nostro principale sincronizzatore, riesce a ruotare su 24 ore permettendoci di dormire quando è buio e di svegliarci quando è giorno. Quando questi due orologi non sono allineati si manifestano due disturbi diversi:
- disturbo da posticipata fase del sonno: chi ne soffre tende ad addormentarsi molto tardi (spesso tra le 3:00 e le 6:00 del mattino) e a svegliarsi tardi (12:00–15:00), con grande difficoltà a rispettare orari sociali o lavorativi;
- disturbo da anticipata fase del sonno: addormentamento molto precoce (tra le 18-21) e risveglio precoce (1-3 di notte), tale disturbo è molto frequente nei pazienti con demenza. I sintomi della sindrome posticipata di fase del sonno sono ancora una volta: sonnolenza diurna, irritabilità diurna, maggiore fatica a scuola/lavoro, difficoltà di concentrazione e disturbi comportamentali.
Disturbi del sonno: a chi rivolgersi?
Sicuramente il primo interlocutore può essere il medico di medicina generale o il pediatra che saprà indirizzare allo specialista di riferimento. Gli specialisti che si occupano di disturbi del sonno sono: pneumologi, otorinolaringoiatri, dentisti, neurologi, psichiatri, psicologi, purché specializzati in disturbi del sonno: è l’approccio multidisciplinare che rende efficace il trattamento.
Come si cura l’insonnia?
Il trattamento più efficace, anche a lungo termine, a oggi resta la terapia cognitivo comportamentale. È un trattamento psicologico, ma di breve durata, mirato solo al sonno, che ha l’obiettivo di insegnare al paziente a capire cosa succede durante la notte, come funziona il sonno, ridurre la preoccupazione per il proprio sonno, “stimolare” i meccanismi fisiologici del sonno e insegnare delle strategie comportamentali per ridurre il tempo passato a letto da sveglio.
Disturbi respiratori durante il sonno: i trattamenti
Il trattamento più efficace è la terapia con dispositivo a pressione positiva, ovvero un dispositivo molto simile a quello per l’aerosol, che impedisce al paziente di andare in apnea o ipopnea. Esistono anche altre terapie efficaci su pazienti selezionati, come interventi chirurgici, interventi comportamentali o dispositivi di avanzamento mandibolare.
Disturbo da fase posticipata del sonno si può trattare?
Il trattamento per questo disturbo è la fototerapia o terapia della luce che ha l’obiettivo di riallineare i due orologi interno e esterno associata alla terapia cognitivo-comportamentale.
Il trattamento è opportuno anche quando l’orario di addormentamento non è così tardo, si pensi ai ragazzi che tra studio, attività sportive e utilizzo di diversi device digitali vanno magari a letto dopo l’una di notte, ma al mattino devono alzarsi per andare a scuola; in questi casi c’è anche una deprivazione importante e cronica di sonno con la tendenza a recuperare il weekend.
Fonti
- American Academy of Sleep Medicine.
- Hirshkowitz M, Whiton K, Albert SM, Alessi C, Bruni O, DonCarlos L, Hazen N, Herman J, Katz ES, Kheirandish-Gozal L, Neubauer DN, O’Donnell AE, Ohayon M, Peever J, Rawding R, Sachdeva RC, Setters B, Vitiello MV, Ware JC, Adams Hillard PJ. National Sleep Foundation’s sleep time duration recommendations: methodology and results summary. Sleep Health. 2015 Mar;1(1):40-43. doi: 10.1016/j.sleh.2014.12.010. Epub 2015 Jan 8. PMID: 29073412.
- Liew SC, Aung T. Sleep deprivation and its association with diseases- a review. Sleep Med. 2021 Jan;77:192-204. doi: 10.1016/j.sleep.2020.07.048. Epub 2020 Aug 18. PMID: 32951993.
- Riemann D, Espie CA, Altena E, Arnardottir ES, Baglioni C, Bassetti CLA, Bastien C, Berzina N, Bjorvatn B, Dikeos D, Dolenc Groselj L, Ellis JG, Garcia-Borreguero D, Geoffroy PA, Gjerstad M, Gonçalves M, Hertenstein E, Hoedlmoser K, Hion T, Holzinger B, Janku K, Jansson-Fröjmark M, Järnefelt H, Jernelöv S, Jennum PJ, Khachatryan S, Krone L, Kyle SD, Lancee J, Leger D, Lupusor A, Marques DR, Nissen C, Palagini L, Paunio T, Perogamvros L, Pevernagie D, Schabus M, Shochat T, Szentkiralyi A, Van Someren E, van Straten A, Wichniak A, Verbraecken J, Spiegelhalder K. The European Insomnia Guideline: An update on the diagnosis and treatment of insomnia 2023. J Sleep Res. 2023 Dec;32(6):e14035. doi: 10.1111/jsr.14035. PMID: 38016484.
- Heinzer R, Vat S, Marques-Vidal P, Marti-Soler H, Andries D, Tobback N, Mooser V, Preisig M, Malhotra A, Waeber G, Vollenweider P, Tafti M, Haba-Rubio J. Prevalence of sleep-disordered breathing in the general population: the HypnoLaus study. Lancet Respir Med. 2015 Apr;3(4):310-8. doi: 10.1016/S2213-2600(15)00043-0. Epub 2015 Feb 12. PMID: 25682233; PMCID: PMC4404207.
- Crowley SJ, Acebo C, Carskadon MA. Sleep, circadian rhythms, and delayed phase in adolescence. Sleep Med. 2007 Sep;8(6):602-12. doi: 10.1016/j.sleep.2006.12.002. Epub 2007 Mar 26. PMID: 17383934.
Il colloqui psicologico clinico per i disturbi del sonno ha l’obiettivo di insegnare al paziente a capire cosa succede durante la notte, come funziona il sonno, ridurre la preoccupazione per il proprio sonno, “stimolare” i meccanismi fisiologici del sonno e insegnare delle strategie comportamentali per ridurre il tempo passato a letto da sveglio.