Negli ultimi anni l’eliminazione dei latticini dalla dieta è diventata sempre più comune. C’è chi lo fa per necessità e chi per scelta personale. Ma cosa dice la letteratura scientifica sull’intolleranza ai latticini? E quando evitarli è utile, superfluo o addirittura rischioso?
Ne parliamo con la dottoressa Paola Campagnoli, gastroenterologa di Humanitas Medical Care.
Cos’è l’intolleranza al lattosio?
L’intolleranza al lattosio è una condizione caratterizzata dalla ridotta o assente attività della lattasi, l’enzima che permette di digerire il lattosio, lo zucchero principale del latte. Quando il lattosio non viene digerito correttamente raggiunge l’intestino crasso dove viene fermentato dai batteri intestinali, causando sintomi come:
L’intolleranza al lattosio è molto diffusa: a livello globale, oltre il 60% della popolazione adulta presenta una qualche forma di ridotta tolleranza al lattosio. In Europa la prevalenza varia notevolmente: è infatti più bassa nei Paesi del Nord e più alta nel bacino del Mediterraneo.
È importante sottolineare che l’intolleranza al lattosio non è un’allergia. L’allergia alle proteine del latte è una risposta immunitaria, più comune nei bambini, e può avere sintomi anche gravi. Le due condizioni vengono spesso confuse, ma sono biologicamente molto diverse.
Latticini: quando evitarli?
Per chi soffre di intolleranza al lattosio clinicamente diagnosticata, ridurre o eliminare i latticini contenenti lattosio può migliorare significativamente la qualità della vita. Tuttavia, l’eliminazione totale non è sempre necessaria.
Molte persone intolleranti tollerano piccole quantità di lattosio, soprattutto se assunte insieme ad altri alimenti. Inoltre:
- yogurt e kefir contengono fermenti che aiutano la digestione del lattosio
- formaggi stagionati come parmigiano o grana ne contengono quantità minime
- esistono prodotti delattosati con profilo nutrizionale simile a quelli tradizionali.
La strategia migliore, secondo le evidenze scientifiche, è personalizzare l’assunzione, piuttosto che eliminare tutti i latticini.
Sempre più persone eliminano latte e derivati pur non avendo una diagnosi di intolleranza. Le motivazioni sono varie: percezione di “leggerezza”, convinzioni salutistiche o scelte etiche.
Dal punto di vista scientifico, non esistono prove solide che i latticini siano dannosi per la popolazione generale sana. Al contrario, latte e derivati sono una fonte importante di calcio biodisponibile, proteine di elevata qualità, vitamina B12, iodio e, nei prodotti fortificati, vitamina D.
In persone sane l’eliminazione non controllata dei latticini può portare, nel lungo periodo, a carenze nutrizionali, soprattutto di calcio, con possibili ripercussioni sulla salute ossea.
Sintomi gastrointestinali: è sempre colpa del lattosio?
Alcuni disturbi gastrointestinali attribuiti ai latticini possono dipendere da altri fattori, come:
- sindrome dell’intestino irritabile (IBS)
- sensibilità ai FODMAP, una classe di carboidrati a catena corta, difficili da assorbire nell’intestino tenue, che vengono fermentati dai batteri nel colon, causando gas, gonfiore, dolore e alterazioni dell’alvo (diarrea o stipsi) in persone sensibili, soprattutto chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile (IBS)
- quantità eccessive di grassi
- quadro alimentare complessivo.
In questi casi, eliminare il lattosio può dare un miglioramento parziale o temporaneo, ma non risolve la causa di fondo. Per questo è importante evitare autodiagnosi e se i sintomi persistono rivolgersi a un gastroenterologo.
Eliminazione dei latticini: le attenzioni da avere
Le bevande vegetali, come quelle a base di soia, mandorla, avena, riso, e i sostituti del latte sono oggi ampiamente disponibili. Tuttavia, non sono nutrizionalmente equivalenti ai latticini, a meno che non siano fortificati.
In particolare, chi elimina i latticini dovrebbe prestare attenzione a:
- assumere calcio da altre fonti, come ad esempio verdure a foglia verde, semi, o acque ricche di calcio
- garantire un adeguato apporto proteico
- controllare vitamina B12 e vitamina D.
La soia è l’alternativa vegetale più simile dal punto di vista proteico, ma anche in questo caso la varietà resta fondamentale.
Fonti
EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA). (2010). Scientific Opinion on lactose thresholds in lactose intolerance and galactosaemia. EFSA Journal, 8(9), 1777. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2010.1777
Storhaug, C. L., Fosse, S. K., & Fadnes, L. T. (2017). Country, regional, and global estimates for lactose malabsorption in adults: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 2(10), 738-746. https://doi.org/10.1016/S2468-1253(17)30154-1
Misselwitz, B., Pohl, D., Frühauf, H., Fried, M., Vavricka, S. R., & Fox, M. (2013). Lactose malabsorption and intolerance: pathogenesis, diagnosis and treatment. United European Gastroenterology Journal, 1(3), 151–159. https://doi.org/10.1177/2050640613484463