L’ipertensione arteriosa è l’aumento persistente della pressione del sangue nelle arterie. La pressione viene espressa con due numeri: la sistolica, che rappresenta la forza esercitata dal sangue quando il cuore si contrae, e la diastolica, che misura la pressione quando il cuore si rilassa tra un battito e l’altro.
I valori ottimali si collocano al di sotto di 120/80 mmHg.
Si parla di ipertensione quando la pressione sistolica raggiunge o supera i 140 mmHg e/o la diastolica i 90 mmHg.
Il livello di gravità aumenta progressivamente: il primo grado va da 140-149/90-99 mmHg, il secondo da 160-179/100-109 mmHg, mentre oltre 180/110 mmHg si entra nel terzo grado.
Esiste anche l’ipertensione sistolica isolata, più comune negli anziani, in cui solo la pressione massima è elevata.
Quali sono i sintomi della pressione alta e a cosa è dovuta? Ne parliamo con la dottoressa Paola Perolo, cardiologa presso i centri medici Humanitas Medical Care.
Quali sono le cause dell’ipertensione?
Nel parlare di cause, bisogna distinguere due tipi di ipertensione. La forma più comune, chiamata primaria, non deriva da una singola malattia, ma da un insieme di fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita. Esiste poi l’ipertensione secondaria, che ha un’origine precisa, come una patologia renale, endocrina o l’assunzione di alcuni farmaci.
La familiarità è un altro elemento da tenere in considerazione. Chi ha genitori o fratelli ipertesi ha una maggiore probabilità di sviluppare la stessa condizione.
L’età è un importante fattore di rischio: con il passare degli anni, le arterie diventano più rigide e meno elastiche. Questa perdita di flessibilità ostacola il normale adattamento dei vasi al flusso sanguigno, e di conseguenza la pressione tende ad aumentare.
Le malattie dei reni rappresentano una delle principali cause di ipertensione secondaria. Quando i reni non riescono a eliminare in modo efficace l’eccesso di liquidi e sali, il volume del sangue aumenta e con esso la pressione arteriosa. Anche alterazioni ormonali, come nell’iperaldosteronismo primario o nella sindrome di Cushing, possono portare a un incremento dei valori pressori.
Tra le cause ormonali rientrano anche problemi della tiroide, dell’ipofisi o delle ghiandole surrenali.
Infine, alcuni farmaci possono indurre ipertensione come effetto collaterale. Ne fanno parte i contraccettivi orali con estrogeni, i corticosteroidi, i farmaci antinfiammatori non steroidei, alcuni antidepressivi, gli stimolanti utilizzati per l’ADHD, alcuni decongestionanti nasali o medicinali per il raffreddore con effetto vasocostrittore.
Quali sono i fattori di rischio dell’ipertensione?
Tra i fattori di rischio dell’ipertensione che si possono modificare ricordiamo:
- un’alimentazione eccessivamente ricca di sale, che favorisce la ritenzione di liquidi e rende più difficile per i reni mantenere l’equilibrio del sodio nel sangue
- il consumo abituale di alcol, che altera il sistema nervoso e vascolare, determinando un aumento della pressione
- la sedentarietà
- il sovrappeso
- la mancanza di sonno regolare
- lo stress cronico, che spinge il corpo a produrre ormoni come adrenalina e cortisolo, che a lungo andare mantengono elevati i valori pressori.
Esistono poi fattori clinici che possono favorire l’ipertensione, come il diabete e l’aumento del colesterolo. Entrambi danneggiano i vasi sanguigni e riducono la loro capacità di adattarsi alle variazioni del flusso ematico.
Pressione alta: i sintomi
L’aumento della pressione non sempre si accompagna alla comparsa di sintomi e laddove presenti non sono specifici, pertanto l’ipertensione può essere individuata tardivamente rispetto alla sua insorgenza.
Quando presenti, tra i sintomi più comuni di pressione alta troviamo:
- Mal di testa, specie al mattino
- Stordimento e vertigini
- Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti)
- Alterazioni della vista
- Perdita di sangue dal naso (epistassi).
Questi sintomi non sono specifici: l’unico modo per sapere se la pressione è alta è misurarla correttamente.
In presenza di valori molto elevati e in presenza di dolore toracico, difficoltà respiratoria, deficit neurologici, confusione, alterazioni importanti della vista o malessere intenso, è necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza.
Pressione alta: cosa fare
Gestire la pressione alta significa prima di tutto riconoscerla. Molte persone non avvertono sintomi e scoprono il problema solo durante un controllo casuale. Misurare la pressione con regolarità è quindi molto importante.
La terapia farmacologica, quando necessaria, viene stabilita dal medico in base al profilo del paziente e alla gravità dell’ipertensione.
Fondamentale è lavorare sullo stile di vita. Una dieta equilibrata, con un consumo ridotto di sale e un maggiore apporto di frutta, verdura e cereali integrali, può contribuire a mantenere la pressione entro valori sicuri. L’attività fisica regolare, almeno 150 minuti di esercizio aerobico a settimana, aiuta a migliorare la funzione cardiovascolare. La riduzione del peso corporeo, l’astensione dal fumo e un sonno regolare completano il quadro di prevenzione e controllo.
Fonti
- linee guida AHA/ACC 2025 e ESC 2024 sull’ipertensione