Che cos’è l’osteoporosi e come si riconosce?

L’osteoporosi è una malattia scheletrica sistemica caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da una alterazione della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità ossea e del rischio di frattura. 

È una malattia cronica per cui abbiamo a disposizione diversi approcci terapeutici. 

Se ne riconoscono due forme principali:

1.   Primitiva: colpisce le donne in post- menopausa e gli anziani

2.   Secondaria: può colpire soggetti di tutte le età che assumono terapie croniche o sono affetti da diverse patologie che si associano ad osteoporosi

Ce ne parla la dott.ssa Caterina Premoli, endocrinologa presso l’ambulatorio Humanitas Medical Care di Monza.

Quali sono le cause dell’osteoporosi?

L’osteoporosi è più comune nelle donne e negli anziani, tuttavia possono essere colpiti anche gli uomini e i giovani. I principali fattori di rischio  includono:

  • Età 
  • Familiarità
  • Sesso femminile
  • Ridotto BMI (indice di massa corporea)
  • Fumo di sigaretta
  • Abuso di alcol
  • Carenza di Calcio e Vitamina D
  • Immobilizzazione protratta 
  • Farmaci (glucocorticoidi, antiepilettici, terapie ormonali per il carcinoma mammario o prostatico)
  • Patologie endocrine
  • Anoressia nervosa
  • Patologie immuno-reumatologiche (Artrite reumatoide)
  • Malassorbimento intestinale (Malattie infiammatorie intestinali, celiachia)
  • BPCO 
  • Insufficienza renale cronica
  • Malattie neuromuscolari
  • Trapianto d’organo

Quali sono le patologie endocrinologiche che possono aumentare il rischio di osteoporosi?

  • Bassi livelli di estrogeni nelle donne (menopausa, periodi prolungati di amenorrea)
  • Ipogonadismo maschile (bassi livelli di testosterone negli uomini)
  • Ipertiroidismo (eccessiva produzione di ormoni tiroidei)
  • Iperparatiroidismo primitivo o secondario (elevati valori di paratormone)
  • Ipercortisolismo (eccesso di produzione di cortisolo)
  • Deficit dell’ormone della crescita
  • Acromegalia
  • Iperprolattinemia

In che modo gli estrogeni influenzano l’osteoporosi?

Il bilanciamento fra il riassorbimento osseo e la neoformazione ossea è la chiave della salute dell’osso. Gli estrogeni mantengono questo equilibrio favorendo l’attività delle cellule responsabili della neoformazione di osso (gli osteoblasti) e inibendo l’azione degli osteoclasti responsabili del riassorbimento osseo. 

La riduzione della produzione di estrogeni tipica della menopausa determina un maggior riassorbimento osseo rispetto alla neoformazione. Inoltre, gli estrogeni entrano in gioco nei meccanismi che regolano l’assorbimento intestinale di calcio e l’azione stessa della vitamina D. 

Quali sono i sintomi dell’osteoporosi?

L’osteoporosi non dà sintomi o dolore fino a quando non si verificano fratture che possono insorgere anche in assenza di traumi o a seguito di traumi minimi e che coinvolgono soprattutto il femore, le vertebre e il polso.

Quali sono gli esami da fare?

La diagnosi di osteoporosi si basa sulla misurazione della densità minerale ossea (BMD) in particolari siti scheletrici (vertebre lombari o estremità prossimale del femore). L’esame è chiamato densitometria ossea o mineralometria ossea computerizzata (MOC) ed utilizza, seppur in basse dosi, radiazioni ionizzanti. 

Nei pazienti con diagnosi densitometrica di osteoporosi o in quelli con sospetta osteoporosi secondaria, va eseguita anche una radiografia della colonna vertebrale che consente di diagnosticare precocemente le fratture vertebrali. Infine, semplici esami su sangue ed urine consentono di studiare il metabolismo calcio-fosforo e di escludere o confermare il sospetto clinico di forme secondarie di osteoporosi.

Quando farli?

La MOC è consigliata in particolare alle donne in post-menopausa e agli uomini di più di 60 anni con fattori di rischio per la patologia, oppure in caso di sospetto di osteoporosi secondaria.

Quando è necessario rivolgersi allo specialista?

In presenza di fattori di rischio per osteoporosi, di ridotta densità minerale ossea alla MOC o di fratture da fragilità scheletrica è opportuno rivolgersi allo specialista che dopo un’attenta raccolta anamnestica e la valutazione degli esami ematici e strumentali valuterà il profilo di rischio fratturativo del singolo paziente e il proseguimento dell’iter diagnostico-terapeutico. 

Come è possibile prevenire l’osteoporosi?

La prevenzione primaria dell’osteoporosi agisce sui fattori di rischio acquisiti e come tali modificabili, che influenzano per circa il 50% la salute delle nostre ossa in tutte le fasi della vita. L’altro 50% del nostro patrimonio scheletrico è geneticamente determinato e come tale non modificabile.

Per mantenere una buona densità minerale ossea è importante: 

  • un adeguato apporto di calcio con l’alimentazione (latte e derivati, noci, nocciole, mandorle, acque minerali con contenuto calcico superiore a 100 mg/litro) 
  • mantenere adeguati livelli circolanti di vitamina D, importante per l’assorbimento intestinale di calcio, esponendosi al sole, anche di pochi minuti al giorno, oppure assumendo farmaci contenenti vitamina D, essendo gli alimenti poveri di tale elemento
  • praticare regolarmente esercizio fisico 
  • evitare l’abuso di alcol e il fumo di sigarette 
  • limitare, quando non strettamente necessario, l’utilizzo di farmaci a effetto osteopenizzante 

Quali sono i possibili trattamenti e qual è la loro durata?

In caso di osteoporosi conclamata, soprattutto quando essa è complicata da fratture, oltre alle modifiche dello stile di vita si rende necessario aggiungere una terapia farmacologica anti-osteoporotica. I farmaci anti-osteoporotici agiscono sul rimodellamento scheletrico con l’obiettivo di migliorare il bilanciamento tra riassorbimento e neoformazione ossea. La maggior parte dei farmaci a disposizione (bisfosfonati, denosumab, SERM) agiscono inibendo la funzione degli osteoclasti e quindi il riassorbimento osseo. 

Inoltre, abbiamo a disposizione farmaci anabolici in grado di stimolare la funzione osteoblastica e quindi la neoformazione ossea. La scelta del farmaco viene operata dallo specialista nel singolo paziente sulla base di fattori che tengono conto del profilo di rischio fratturativo individuale e della accettabilità e potenziale tollerabilità da parte del paziente. Come in altre malattie croniche per le quali la terapia è necessariamente a lungo termine.

Quali sono gli obiettivi della terapia?

I farmaci sono utili sia per la prevenzione primaria in pazienti interessati da osteoporosi che però non sono ancora andati incontro a fratture da fragilità, sia per i pazienti che hanno già sperimentato fratture per la prevenzione di nuovi eventi fratturativi. Tutti questi farmaci hanno dimostrato una efficacia rilevante nel migliorare i valori densitometrici e soprattutto nel ridurre il rischio di fratture.  

Endocrinologia
Dott.ssa Caterina Premoli
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